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10/07/2026 06:00:00

Quel Maestro chiamato Eliodoro Sollima

Ho un piccolo album dove tengo le foto delle persone più care, più amate.

Me le riguardo, di tanto in tanto, per un irrefrenabile desiderio di ricordarne la voce, la camminata, i gesti e gli sguardi.

Alcune di queste foto sono ormai sbiadite, scolorite, ma io le conservo come un piccolo tesoro.

In realtà, non è un vero e proprio album fotografico.

Voglio dire, non esiste fisicamente.

È nella mia testa, dispiegato tra i circuiti dei miei ricordi più intimi e preziosi.

 

Una delle “pagine” più care di questo piccolo archivio, di questa privata autobiografia illustrata dei ricordi e degli affetti, è quella dedicata al maestro Eliodoro Sollima.

Ne fui allievo di composizione, ma soprattutto fui da lui accudito e seguito in uno dei momenti più difficili della mia vita.

I suoi insegnamenti, le sue parole, i suoi consigli parlano ogni giorno al mio cuore, alla mia mente e alla mia coscienza.

Compositore e pianista di rara maestria, docente e formatore di decine e decine di musicisti ancora oggi in carriera, fu stimato e apprezzato in mezzo mondo per il suo altissimo magistero compositivo e la sua raffinata sensibilità di interprete.

Non a caso, giovanissimo, fu tra i pochi allievi che Arturo Benedetti Michelangeli scelse per i suoi corsi di perfezionamento e, dopo qualche anno, fu sempre il maestro bergamasco a indicare personalmente proprio Eliodoro Sollima come il miglior pianista al quale affidare la prima esecuzione italiana del Kammerkonzert di Alban Berg.

 

Ricordo la sua felicità quando, ogni anno, riceveva da Michelangeli un biglietto di auguri per le festività con l'affettuosa raccomandazione di riguardarsi la vista. E ricordo la sua commozione quando, qualche settimana dopo la morte di Michelangeli, uno degli agenti del maestro gli fece sapere che, tra le partiture trovate sul pianoforte della casa di Lugano, c'era anche la sua Sonata.

Del resto, a stare qualche ora a casa del maestro Sollima, si poteva essere testimoni di una serie di telefonate da parte del miglior parterre musicale mondiale del secondo Novecento: da Nikita Magaloff a Severino Gazzelloni, da Jörg Demus a Bruno Canino.

E tutti lo chiamavano affettuosamente “Nuzzo”...

Molti di questi nomi furono ospiti anche dell'Associazione “Amici della Musica” di Marsala, convinti proprio dal maestro Sollima, che ne fu per anni il direttore artistico, a fare una “piccola” deviazione nelle loro tournée italiane e regalare (letteralmente) un concerto alla città lilibetana.

 

Potrei ricordare altre mille occasioni che legano l'attività musicale e artistica del mio maestro a questa città che, come tutti sanno, era la sua città natale e alla quale, fino alla fine, si sentì legato per naturale affetto e per la caparbia volontà e il desiderio di vederla “cambiare”, crescere in fatto di cultura musicale.

Fu proprio per questo che, subito dopo la riapertura del Teatro Comunale, accettò l'invito mio e dell'allora assessore Nino Rosolia a ideare una stagione concertistica da offrire ai marsalesi.

Accettò con entusiasmo, ma a una condizione: la sua direzione non doveva prevedere alcun compenso né alcun rimborso spese.

Fu quello un anno bellissimo. A parte i concerti straordinari ai quali ebbi la fortuna di assistere, il maestro mi diede la gioia di dormire, qualche volta, a casa mia.

Al mattino, mi chiedeva se poteva suonare qualcosa per tenersi in esercizio. E così si sedeva al pianoforte e iniziava con le Variazioni Goldberg di Bach, uno dei suoi brani preferiti.

Ed era subito meraviglia e stupore.

Il teatro che ospitò quella stagione concertistica (rimasta, purtroppo, senza seguito...) porta il suo nome, grazie all'accoglimento immediato della mia proposta, pochi mesi dopo la sua scomparsa, da parte dell'amministrazione dell'epoca.

 

Oggi ricorre il centenario della nascita del mio amato maestro.

Ringrazio il direttore di questa testata, Giacomo Di Girolamo, per avermi chiesto di scrivere qualcosa su di lui.

E per avermi permesso, così, di rendere testimonianza al mio maestro, a una delle pagine migliori del mio “album”, a una presenza fondamentale per la parte migliore della mia vita.

 

Massimo Pastore

 



Cultura | 2026-07-10 06:00:00
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Quel Maestro chiamato Eliodoro Sollima

Ho un piccolo album dove tengo le foto delle persone più care, più amate.Me le riguardo, di tanto in tanto, per un irrefrenabile desiderio di ricordarne la voce, la camminata, i gesti e gli sguardi.Alcune di queste foto sono ormai...