Trapani, Anna Franca Lombardo torna in mostra: "I graffi sotto la pelle" racconta le ferite invisibili
C'è una differenza sostanziale tra una fotografia che documenta e una fotografia che interroga. La prima registra ciò che accade. La seconda costringe chi guarda a fare i conti con sé stesso. È questa la direzione che Anna Franca Lombardo sembra avere scelto ormai da anni: usare l'immagine non come esercizio estetico, ma come luogo di responsabilità.
Dopo aver fotografato le ferite di una città con "Munnizza", il progetto che denunciava l'abbandono dei rifiuti trasformando il degrado ambientale in una riflessione sul senso civico, oggi l'artista sposta l'obiettivo di pochi centimetri. Non più sul paesaggio, ma sulla pelle. Non più ciò che deturpa i luoghi, ma ciò che modifica, silenziosamente, le persone.
Nasce così "I graffi sotto la pelle", la mostra che sarà inaugurata l'11 luglio nella Sala Sebastiano Tusa della Torre di Ligny.

Il progetto, nato due anni fa, è composto da sei fotografie e sei dipinti che dialogano tra loro. Attraverso ritratti, dettagli del corpo e frammenti di quotidianità, le immagini esplorano tensioni interiori, traumi silenziosi e ricordi destinati a restare impressi come incisioni profonde. La pelle diventa il confine tra ciò che si mostra e ciò che si nasconde, mentre fotografia e pittura si rincorrono nel tentativo di dare forma a ciò che, normalmente, non ha un volto.
In diversi dipinti compare un elemento ricorrente: l'oro. Non è una scelta puramente estetica, ma richiama il Kintsugi, l'antica tecnica giapponese che ricompone i vasi frantumati saldandone le crepe con una lacca impreziosita da polvere d'oro. La frattura non viene nascosta, ma esaltata, perché è proprio lì che si concentra la storia dell'oggetto. Allo stesso modo, Anna Franca Lombardo sembra suggerire che le ferite interiori non siano un difetto da cancellare, ma una parte essenziale dell'identità. I graffi sotto la pelle, come le venature dorate del Kintsugi, raccontano ciò che ci ha spezzati e, insieme, ciò che ci ha permesso di ricomporci.
In un tempo in cui tutto sembra dover essere immediatamente mostrato, condiviso e consumato, Lombardo sceglie invece di raccontare ciò che non si vede. I traumi silenziosi, le assenze, le parole rimaste sospese. Quelle crepe interiori che non sanguinano, ma cambiano definitivamente il modo di abitare il proprio corpo e il proprio tempo.

Le fotografie attraversano dettagli corporei, volti e frammenti di quotidianità. La pittura, invece, non illustra le immagini: le completa. È la parte emotiva del racconto, quella che trasforma la memoria in colore e le sensazioni in materia. Le due discipline dialogano senza sovrapporsi, come se una cercasse continuamente ciò che all'altra sfugge.
È un'evoluzione coerente del percorso artistico dell'autrice.
Nel 2018, con "ADDABBANNA – Dall'altra parte del malaffare", Anna Franca Lombardo aveva scelto di raccontare i volti di chi, nel territorio trapanese, aveva deciso di stare dalla parte della legalità: magistrati, giornalisti, volontari, imprenditori, uomini e donne che rappresentavano un'altra narrazione possibile di una provincia troppo spesso identificata soltanto con la mafia.
Lo scorso anno era arrivata "Munnizza", probabilmente il progetto più esplicitamente civile della fotografa. Dodici immagini in bianco e nero nelle quali il vero soggetto non erano i rifiuti, ma il contrasto quasi insopportabile tra la bellezza della Sicilia e l'incuria prodotta dagli uomini. Un lavoro che trasformava la fotografia in una denuncia contro l'indifferenza e contro quella perdita del senso di comunità che rende normale convivere con il degrado.
Oggi il viaggio continua, ma cambia direzione.
Le ferite non sono più quelle di un territorio, ma quelle dell'identità.
È quasi un movimento centripeto, che va dalla città alla persona, dalla collettività all'individuo. Dalle discariche abusive ai paesaggi interiori.
Una scelta che riflette anche l'impegno civile dell'artista, recentemente eletta referente del presidio trapanese di Libera, organizzazione che da anni lavora sul territorio contro le mafie e per la diffusione della cultura della legalità. Un percorso che conferma come, nella sua ricerca, arte e responsabilità pubblica procedano ormai sullo stesso binario.
Non è casuale nemmeno il luogo scelto.
La Sala Sebastiano Tusa della Torre di Ligny è uno degli spazi culturali più simbolici della città. Intitolata all'archeologo che ha rivoluzionato gli studi sul patrimonio sommerso della Sicilia, richiama proprio l'idea di ciò che resta nascosto e che attende di essere riportato alla luce. Un luogo non di passaggio, che permette di proteggere la sfera più intima dell'esposizione, dell'artista e di chi vorrà scegliere di visitare la mostra.
L'inaugurazione è prevista venerdì 11 luglio alle ore 19, con un dialogo tra l'artista e Valentina Colli. La mostra sarà visitabile fino al 31 luglio, negli orari di apertura del museo, dalle 10 alle 12.45 e dalle 17 alle 20.30, con chiusura il lunedì.
Il progetto è patrocinato gratuitamente dal Comune di Trapani e dalla Pro Loco Trapani Centro.
In fondo, i graffi di cui parla Anna Franca Lombardo sono quelli che tutti, prima o poi, impariamo a nascondere. L'arte, quando riesce davvero nel suo compito, non li guarisce, ma li rende finalmente visibili. E, forse, un po' meno solitari.
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