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10/07/2026 12:28:00

Psicofarmaci al CPR di Milo, le accuse finiscono nell'indagine. AVS: "Adesso il centro va chiuso"

Per anni si sono susseguite testimonianze di migranti, rapporti di associazioni, ispezioni parlamentari e interrogazioni politiche. Ci sono state denunce, spesso respinte o relegate al terreno dello scontro ideologico sull'immigrazione. 

 

Oggi, però, il caso del CPR di Milo sembra aver compiuto un salto di qualità: le accuse sull'uso sistematico di psicofarmaci per gestire i trattenuti sarebbero finite al centro di un'indagine della Squadra Mobile di Trapani.

È questo il tema sul quale interviene Alleanza Verdi e Sinistra, che torna a chiedere la chiusura della struttura dopo le notizie emerse dall'inchiesta.

Secondo il segretario regionale di Sinistra Italiana, Pierpaolo Montalto, gli investigatori avrebbero documentato la somministrazione di ansiolitici e altri psicofarmaci a migranti che non presentavano patologie psichiatriche e senza una regolare prescrizione medica, con l'obiettivo di renderli più docili e facilmente controllabili.

"Lo sapevamo da tempo, lo denunciamo da anni. Lo hanno denunciato associazioni, attivisti, parlamentari ed europarlamentari. Ora lo mette nero su bianco anche un'indagine della Squadra Mobile di Trapani", afferma Montalto.

 

Dalle denunce all'inchiesta

Se confermate, le ipotesi investigative segnerebbero un passaggio importante.

Per anni, infatti, il dibattito sul CPR di Milo si è sviluppato attorno a rapporti indipendenti e testimonianze raccolte da organizzazioni umanitarie. Oggi, invece, il presunto abuso di psicofarmaci non sarebbe più soltanto materia di denuncia politica, ma oggetto di accertamenti giudiziari.

Secondo AVS, gli psicofarmaci sarebbero stati utilizzati non come strumento terapeutico, ma come mezzo di gestione dell'ordine interno.

"Il disagio prodotto dalla detenzione amministrativa non può essere sedato chimicamente", sostiene Montalto. "La sofferenza nasce dalla privazione della libertà, dall'incertezza del rimpatrio e dalle condizioni di vita all'interno del centro."

 

Un CPR da anni sotto osservazione

Il Centro di permanenza per il rimpatrio di contrada Milo è ormai da anni uno dei più contestati d'Italia.

Nel gennaio 2024 una violenta rivolta, culminata con incendi dolosi, rese inagibili gran parte dei moduli abitativi. Le indagini della Squadra Mobile portarono all'arresto di alcuni trattenuti accusati di devastazione e incendio, mentre la struttura fu costretta a ridurre drasticamente la propria operatività. 

Nei mesi successivi si sono susseguiti nuovi episodi di tensione. Nel marzo 2025 decine di migranti hanno avviato uno sciopero della fame denunciando condizioni di vita "disumane", mentre associazioni e attivisti hanno parlato di telefoni sequestrati o distrutti durante le proteste. 

Ad aprile 2025 gli eurodeputati Ilaria Salis e Leoluca Orlando, al termine di una visita ispettiva senza preavviso, descrissero il CPR come un luogo caratterizzato da "violazioni sistematiche dei diritti fondamentali", denunciando episodi di autolesionismo, tentativi di suicidio e un generale stato di abbandono, chiedendone l'immediata chiusura.

 

Il rapporto del Tavolo Asilo e Immigrazione

Tra i documenti più significativi citati da AVS c'è anche il rapporto "CPR d'Italia: istituzioni totali" del Tavolo Asilo e Immigrazione.

La relazione, frutto di una visita di monitoraggio, descrive trattenuti "fortemente depressi", rallentati sotto il profilo psicomotorio e riferisce come gli stessi operatori del centro abbiano parlato del tentativo di ridurre l'uso di ipnoinduttori, neurolettici e antidepressivi, riconoscendo che il ricorso agli psicofarmaci era stato particolarmente frequente nei mesi precedenti.

 Il documento richiama inoltre numerosi episodi di autolesionismo e tentativi di suicidio, ponendo il tema della salute mentale al centro del dibattito sui CPR. 

 

"Non è un problema sanitario, ma di diritti"

Per Montalto la vicenda supera ormai il piano sanitario.

"Il problema non è sedare le persone trattenute, ma mettere in discussione l'esistenza stessa di luoghi che producono sofferenza, alienazione e annientamento della dignità umana."

AVS annuncia una nuova ispezione nel centro di Milo e rilancia la richiesta di chiusura della struttura.

 

La questione, però, oggi assume un peso diverso rispetto al passato. Se le accuse emerse dalle indagini dovessero trovare conferma nelle successive fasi, il dibattito sul CPR di Milo non riguarderebbe più soltanto il modello della detenzione amministrativa, ma anche le modalità concrete con cui quel modello sarebbe stato gestito all'interno della struttura.