«Rapita due volte in poche ore a Marsala»: il racconto di una turista australiana
Una vacanza tra il kitesurf dello Stagnone e il sogno di acquistare una casa in Sicilia si sarebbe trasformata in un incubo. È la storia raccontata da Stephanie, turista australiana di 36 anni, che sostiene di essere stata vittima di due distinti episodi nel giro di poche ore durante un soggiorno nella zona di Marsala, in Sicilia.
Il suo racconto è stato pubblicato due giorni fa dal portale australiano News.com.au e successivamente rilanciato dal New York Post, facendo rapidamente il giro del mondo.
Va precisato che quanto riportato dalle due testate si basa esclusivamente sulla testimonianza della donna. Negli articoli non vengono citate denunce presentate alle autorità italiane né risultano riportati riscontri investigativi indipendenti.
A Marsala per il kitesurf e il progetto delle case a un euro
Stephanie, dirigente d'azienda di Melbourne, aveva trascorso alcuni giorni in Europa insieme agli amici. Quando il gruppo è rientrato in Australia, ha deciso di proseguire da sola il viaggio.
La Sicilia era una delle tappe più attese. Da tempo segue i programmi italiani delle "case a un euro", iniziative che consentono di acquistare immobili abbandonati a un prezzo simbolico, e sui social è conosciuta proprio per i video dedicati alle ristrutturazioni fai-da-te.
Aveva inoltre scelto Marsala per praticare kitesurf nello Stagnone, uno degli spot più conosciuti d'Europa per questo sport.
Il passaggio in auto che diventa un incubo
Secondo il suo racconto, durante una serata trascorsa con altri appassionati di kitesurf il gruppo avrebbe deciso di spostarsi in un altro locale.
Stephanie racconta di aver accettato un passaggio in auto da un uomo, descritto come un espatriato europeo residente nella zona.
Pochi minuti dopo, però, il conducente avrebbe iniziato ad accelerare sempre di più.
«Ha detto: "Vediamo se questa macchina arriva a 160". Io continuavo a ripetergli che volevo scendere, ma lui accelerava ancora.»
La donna sostiene di avere iniziato a urlare e a chiedere di essere lasciata andare, mentre l'automobile percorreva a forte velocità le strette strade siciliane.
Nel frattempo sarebbe riuscita a inviare la propria posizione al suo istruttore di kitesurf.
«Nemmeno il passeggero sembrava sapere cosa stesse succedendo»
Nel racconto pubblicato da News.com.au emerge anche un dialogo tra il conducente e il passeggero seduto davanti.
Quest'ultimo avrebbe chiesto se il resto del gruppo li avrebbe raggiunti.
La risposta del guidatore sarebbe stata negativa.
Secondo Stephanie, proprio quella conversazione le fece capire che nemmeno il passeggero sembrava conoscere le intenzioni dell'uomo.
Dopo circa dodici chilometri, l'auto sarebbe entrata all'interno di una proprietà privata delimitata da un cancello.
Approfittando del fatto che la portiera non era bloccata, racconta di essere scesa dall'auto e di essere corsa via, nascondendosi fino a quando non si è sentita al sicuro.

La seconda paura: «La guardia mi chiese cosa avrei fatto per lui»
Dopo avere camminato per alcuni chilometri, Stephanie racconta di avere incontrato un'auto di una guardia di sicurezza.
Attraverso il traduttore del telefono gli avrebbe spiegato quanto era appena successo.
L'uomo avrebbe accettato di riaccompagnarla al suo alloggio.
Anche questo viaggio, però, secondo la sua testimonianza avrebbe preso una piega inquietante.
L'autista avrebbe fermato l'auto in un vicolo e, utilizzando il traduttore sul cellulare della donna, avrebbe scritto una frase:
«Cosa farai per me in cambio del passaggio?»
Anche in questo caso Stephanie racconta di essere riuscita a fuggire, scappando tra i vigneti e proseguendo a piedi verso il proprio albergo.
Durante il tragitto si sarebbe fermata anche ad alcuni distributori automatici per acquistare delle bevande, così da lasciare tracce dei pagamenti elettronici nel caso fosse stato necessario ricostruire i suoi spostamenti.
«Non è colpa dell'Italia»
Il giorno successivo la donna racconta di essere rimasta chiusa in albergo a piangere prima di ritrovare gli amici conosciuti durante il soggiorno dedicato al kitesurf.
Oggi ha deciso di rendere pubblica la propria esperienza come forma di sensibilizzazione per chi viaggia da solo.
Ma tiene anche a precisare che non intende attribuire l'accaduto all'Italia.
«Non è assolutamente una cosa italiana», afferma nell'intervista, sottolineando che il primo uomo era un cittadino europeo espatriato.
Ricorda inoltre come episodi di violenza contro le donne si verifichino frequentemente anche in Australia.
Il sogno della Sicilia rimandato
L'esperienza ha però cambiato i suoi progetti.
L'idea di acquistare una casa in Italia resta, ma per il momento è stata accantonata.
«Non credo che tornerò in Italia per lavorare a un progetto da sola», conclude.
Una vicenda tutta da verificare
La storia è stata rilanciata nelle ultime ore anche dal New York Post, contribuendo a darle una vasta eco internazionale.
Al momento, tuttavia, gli articoli pubblicati dalle due testate si fondano esclusivamente sul racconto della protagonista e non riportano riferimenti a indagini, denunce o conferme ufficiali da parte delle autorità italiane.
Articolo originale di News.com.au: https://www.news.com.au/travel/travel-updates/warnings/aussies-italy-dream-takes-a-nightmare-turn-as-shes-kidnapped-twice-in-one-day/news-story/90ff7d73061d4fa805e5e5eada233e13
Articolo del New York Post: https://nypost.com/2026/07/09/world-news/tourists-dream-takes-a-nightmare-turn-as-shes-kidnapped-twice-in-one-day-in-italy/
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