Trapani è davvero accessibile? Anffas: "L'inclusione non è uno slogan"
Mentre si moltiplicano convegni e iniziative dedicate alle cosiddette "città accessibili", Anffas Trapani richiama l'attenzione su una realtà che, per molte persone con disabilità, resta immutata: quella di una città che continua a presentare ostacoli fisici, sensoriali e digitali, limitando l'esercizio dei diritti più elementari.
L'associazione, presieduta da Basilio Calabrese, lancia un appello rivolto alle amministrazioni locali, agli enti pubblici e a tutti i soggetti chiamati a progettare e gestire servizi, chiedendo che l'accessibilità smetta di essere considerata un intervento da rinviare "quando ci saranno le risorse" e diventi invece un criterio permanente di pianificazione urbana.
"L'accessibilità non è un favore. È un diritto", ribadisce Anffas, ricordando come ancora oggi, nel 2026, siano numerose le criticità che impediscono a persone con disabilità, anziani e cittadini con ridotta mobilità di vivere la città in condizioni di pari opportunità: marciapiedi impraticabili, edifici pubblici difficili da raggiungere, trasporti non completamente fruibili, parcheggi riservati occupati abusivamente, servizi digitali poco accessibili e procedure amministrative progettate senza il coinvolgimento diretto di chi vive quotidianamente queste difficoltà.
Il richiamo arriva in un momento in cui il tema dell'inclusione è tornato al centro del dibattito nazionale anche grazie all'attuazione della riforma della disabilità introdotta con il decreto legislativo 62 del 2024, che recepisce i principi della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità e punta a costruire servizi centrati sul cosiddetto "progetto di vita", superando una visione esclusivamente assistenziale.
Il nodo dei PEBA
Tra le richieste avanzate dall'associazione c'è l'adozione e l'aggiornamento dei PEBA, i Piani per l'Eliminazione delle Barriere Architettoniche, strumenti previsti dalla normativa ormai da quasi quarant'anni ma ancora assenti o incompleti in molti Comuni italiani.
I PEBA rappresentano il documento strategico attraverso cui le amministrazioni censiscono le barriere presenti negli edifici pubblici e negli spazi urbani, programmando gli interventi necessari per eliminarle. Nonostante l'obbligo normativo, la loro applicazione continua a procedere con estrema lentezza.
Per questo Anffas chiede una mappatura pubblica delle criticità presenti sul territorio, investimenti strutturali anziché interventi occasionali, il coinvolgimento permanente delle associazioni delle persone con disabilità nelle scelte urbanistiche e amministrative, il monitoraggio continuo dell'accessibilità di scuole, impianti sportivi, spiagge, parchi, edifici pubblici e luoghi della cultura, oltre al potenziamento dei servizi di mobilità e dell'accessibilità digitale della pubblica amministrazione.
Un dibattito già aperto
Negli ultimi mesi il tema dell'inclusione è stato più volte al centro del confronto pubblico nel Trapanese.
Solo poche settimane fa Anffas e il Forum Trapani Accessibile erano intervenuti sul caso del piccolo Lorenzo, il bambino con disabilità escluso da un Grest estivo, denunciando come l'inclusione non possa limitarsi all'orario scolastico ma debba tradursi in servizi concreti durante tutto l'anno.
Nello stesso periodo l'associazione ha partecipato a ExpoAid 2026, il principale appuntamento nazionale dedicato alla disabilità, rilanciando la necessità di rendere effettiva la riforma della disabilità attraverso percorsi di autonomia, vita indipendente e piena partecipazione sociale.
Trapani, intanto, ha avviato alcune iniziative sul fronte dell'accessibilità, come il progetto "Trapani Oltre", che ha portato all'installazione di pannelli informativi in braille davanti ad alcuni monumenti cittadini, e il progetto PNRR "Il Viaggio di Andromeda", che punta a favorire l'autonomia abitativa e lavorativa delle persone con disabilità. Interventi considerati positivi, ma che secondo le associazioni non possono bastare se non inseriti in una strategia complessiva di eliminazione delle barriere e di progettazione universale.
"La misura di una città"
Per Anffas il vero banco di prova non è rappresentato dalle inaugurazioni o dalle giornate celebrative dedicate all'inclusione, ma dalla normalità della vita quotidiana.
"Una città non è inclusiva perché inaugura una rampa o organizza un evento all'anno», afferma l'associazione. «Lo è quando ogni persona può uscire di casa, muoversi autonomamente, utilizzare i servizi pubblici, partecipare a un evento culturale o sportivo e vivere pienamente la comunità senza incontrare ostacoli".
Da qui l'impegno annunciato da Basilio Calabrese: continuare a denunciare ritardi, omissioni e situazioni discriminatorie, ma anche collaborare con quelle amministrazioni che intendano trasformare il diritto all'accessibilità in una politica concreta.
"Una città è davvero moderna – conclude il presidente di Anffas Trapani – non quando costruisce opere imponenti, ma quando garantisce a tutti i suoi cittadini la libertà di muoversi, partecipare e vivere con dignità".
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