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12/07/2026 06:00:00

Marsala, open day al Parco di Lilibeo: visite gratuite ai mosaici restaurati

C'è un modo insolito per visitare il Parco Archeologico di Lilibeo. Non una semplice passeggiata tra i resti dell'antica città, ma un ingresso nel cuore del lavoro che ogni giorno permette di salvare uno dei patrimoni archeologici più preziosi della Sicilia occidentale. Oggi, domenica 12 luglio, dalle 17 alle 19.30, il Parco apre infatti eccezionalmente al pubblico il cantiere di restauro della domus romana dell'Insula I e delle Tombe bizantine dipinte della Plateia Aelia, offrendo ai visitatori la possibilità di osservare da vicino un'attività che normalmente resta nascosta.

 

 

L'iniziativa, gratuita, consentirà di seguire passo dopo passo gli interventi di conservazione direttamente con chi li sta eseguendo. A guidare il percorso saranno il restauratore Giuseppe Inguì, docente del corso di Conservazione dell'Università di Palermo, insieme ai suoi collaboratori, al direttore dei lavori Mario Costa e all'archeologa Lea Fazio, che illustreranno non soltanto le tecniche utilizzate, ma anche i principi che orientano ogni intervento su reperti antichi.

I mosaici che raccontano la Lilibeo romana

Protagonista dell'open day è la domus dell'Insula I, spesso chiamata in passato impropriamente "villa romana". In realtà si tratta di una grande residenza urbana che occupava un intero isolato dell'antica Lilibeo, oggi l'unico riportato completamente alla luce.

I suoi mosaici sono considerati tra i più importanti esempi di arte musiva della Sicilia romana e testimoniano i profondi rapporti commerciali e culturali che Lilibeo intratteneva con il Nord Africa romano.

Tra le opere più celebri spicca il mosaico del Cave canem, il cane alla catena che accoglieva gli ospiti all'ingresso delle terme private della casa, e soprattutto il magnifico mosaico della Medusa, realizzato con migliaia di minuscole tessere policrome capaci di restituire ombre, luci e profondità quasi pittoriche.

Come raccontato anche da TP24 nella serie Lilibeo Racconta, il restauro interessa proprio questi pavimenti, alcuni dei quali soffrono da anni per infiltrazioni d'acqua e per i limiti delle coperture realizzate negli anni Cinquanta, oggi considerate non più adeguate alla loro conservazione.

Il restauro come forma di rispetto

Chi immagina il restauro come un'opera di "rifacimento" resterà probabilmente sorpreso. La filosofia che guida il cantiere è infatti l'esatto contrario: intervenire il meno possibile, conservando tutto ciò che il tempo ha lasciato.

Lo sintetizza lo stesso Giuseppe Inguì con una frase che racchiude il senso del suo lavoro: "Noi arriviamo in punta di piedi, il nostro intervento non si deve vedere. Noi non conferiamo bellezza, perché la bellezza è già qui".

L'obiettivo non è rendere i monumenti "più belli", ma fermarne il degrado, consolidare le parti più fragili e permettere a quei pavimenti e a quelle tombe di continuare a raccontare la loro storia.

Un lavoro di precisione

Il restauro di un mosaico romano non consiste nel sostituire le tessere mancanti o nel rifare ciò che il tempo ha cancellato.

Ogni intervento è studiato nei minimi dettagli: vengono eliminate colonie biologiche come muschi e licheni, consolidate le malte originali, fissate le tessere che rischiano di staccarsi e trattati i materiali deteriorati per bloccare il degrado.

Nel caso del celebre mosaico della Medusa si è scelto di evitare un nuovo distacco del pavimento, preferendo tecniche conservative meno invasive che consentano di preservare quanto più possibile la materia originale.

 

Le tombe bizantine dipinte

Il percorso porterà i visitatori anche davanti alle Tombe bizantine dipinte della Plateia Aelia, uno dei complessi più suggestivi del Parco.

All'interno delle sepolture sono ancora leggibili iscrizioni in rosso minio e simboli della tradizione cristiana bizantina, tra cui croci inscritte nel cerchio e invocazioni che richiamano i temi della salvezza e della vita eterna. Anche questi ambienti sono interessati da un delicato intervento di conservazione che sarà illustrato durante la visita.

 

Un'occasione per conoscere il lavoro dietro il patrimonio

L'open day rappresenta anche un'opportunità per comprendere cosa significhi davvero tutelare il patrimonio archeologico. Dietro ogni mosaico riportato alla luce non ci sono soltanto gli scavi, ma anni di studi, monitoraggi e interventi spesso invisibili al pubblico, indispensabili per trasmettere questi beni alle future generazioni.

La visita si concluderà con un calice al tramonto, affacciati sul mare di Capo Boeo.

L'ingresso è gratuito, con accesso da Piazza della Vittoria oppure dal Museo Archeologico Baglio Anselmi, sul Lungomare Boeo.