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14/07/2026 12:26:00

La quota "fantasma": quanti soldi del 5x1000 ogni anno non vengono assegnati alla ricerca 

Ogni primavera, mentre milioni di italiani compilano la dichiarazione dei redditi, una parte consistente di una risorsa già accantonata si dissolve senza lasciare traccia. Non si tratta di un errore contabile né di un buco di bilancio: è il destino della quota del 5x1000 che nessuno indirizza. Una somma che il contribuente versa comunque, sotto forma di IRPEF, ma che in assenza di una firma resta nelle disponibilità ordinarie dello Stato invece di raggiungere un ente del Terzo Settore o un centro di ricerca. È una dispersione silenziosa, poco discussa, eppure tutt'altro che marginale nei numeri.


Una platea enorme, una partecipazione parziale

Il punto di partenza per capire le proporzioni del fenomeno è il rapporto tra chi potrebbe scegliere e chi effettivamente sceglie. I contribuenti che versano l'IRPEF in Italia sono oltre 40 milioni, ma le firme raccolte per il 5x1000 si fermano molto più in basso. Secondo i dati dell'Agenzia delle Entrate relativi all'ultima annualità pubblicata, le scelte espresse dai contribuenti sono state circa 15,6 milioni, in crescita del 2,5% rispetto all'anno precedente ma ancora distanti dal coprire l'intera platea. In altre parole, più di un contribuente su due lascia il riquadro in bianco.


Il meccanismo che governa questa scelta è netto e merita di essere chiarito, perché molti contribuenti non si domandano cosa succede se non scelgo il 5 x 1000?”: la quota non viene redistribuita agli enti, ma trattenuta dall'Erario, dove confluisce nel bilancio generale e segue le regole della fiscalità ordinaria. Qui sta la differenza sostanziale con l'8x1000, dove anche le quote non firmate vengono comunque ripartite tra le confessioni religiose e lo Stato in proporzione alle scelte espresse. Per il 5x1000 vale invece una regola più severa: senza la firma, la destinazione vincolata semplicemente non si attiva.


Il valore economico della non scelta

Tradurre le firme mancanti in cifre è il modo più immediato per misurare la posta in gioco. Nell'ultima annualità il totale erogabile agli enti è salito a 602,5 milioni di euro, contro i 522,9 milioni dell'anno precedente, con una crescita del 15,2% pari a quasi 80 milioni in più destinati al non profit italiano. Questa è la parte del meccanismo che funziona. La parte che si perde è più difficile da quantificare con precisione, perché dipende dalla distribuzione dell'IRPEF tra chi non firma, ma il principio è chiaro: ogni dichiarazione lasciata in bianco sottrae al sistema una frazione dello 0,5% dell'imposta netta di quel contribuente.


Va distinta una situazione intermedia che genera spesso confusione. Chi firma il riquadro di una categoria senza indicare il codice fiscale di un ente specifico non sta sprecando la propria quota: quella somma viene ripartita proporzionalmente tra tutte le organizzazioni di quel comparto, in base al numero di preferenze dirette ricevute. La dispersione vera riguarda solo chi non firma affatto, oppure chi firma in più riquadri rendendo la scelta nulla. È una distinzione che pesa, perché sposta il problema dalla "firma sbagliata" alla "firma assente".


Perché tanti rinunciano senza accorgersene

Dietro i numeri c'è un insieme di cause che hanno poco a che vedere con una scelta consapevole di non donare. La più diffusa è la disinformazione: una quota rilevante di contribuenti continua a ritenere che destinare il 5x1000 comporti un costo aggiuntivo, quando invece si tratta di una somma già compresa nell'imposta dovuta. A questa si aggiunge la percezione che il proprio contributo sia troppo piccolo per fare la differenza, un'idea smentita dall'effetto aggregato: il primo beneficiario nazionale, la Fondazione AIRC, ha superato gli 82 milioni di euro raccolti grazie a oltre 1,8 milioni di firme, a dimostrazione di come tanti micro-contributi individuali costruiscano cifre capaci di sostenere interi programmi di ricerca.
 

C'è poi una terza categoria, quella di chi non presenta la dichiarazione e ritiene erroneamente di non poter partecipare. Anche pensionati e lavoratori dipendenti con sola IRPEF già trattenuta possono destinare il 5x1000 utilizzando la scheda allegata alla Certificazione Unica, da consegnare in busta chiusa a un ufficio postale o a un CAF. Una possibilità ancora poco sfruttata, che amplia ulteriormente il bacino delle quote potenzialmente disperse. La riforma del Terzo Settore, con il superamento della vecchia categoria ONLUS e l'iscrizione degli enti al RUNTS come ETS, ha semplificato l'architettura del sistema senza però intaccare questo nodo storico della partecipazione.


Cosa potrebbe finanziare la quota perduta

L'ultimo livello del ragionamento riguarda la destinazione che quelle risorse non hanno. Oltre l'80% del 5x1000 raccolto finisce a enti del Terzo Settore e alla ricerca scientifica e sanitaria, due ambiti che in Italia faticano a contare su finanziamenti pubblici stabili. La ricerca sulle malattie genetiche rare è un caso emblematico: si tratta di patologie che, prese singolarmente, riguardano pochi pazienti e attraggono per questo investimenti privati limitati, ma che nell'insieme coinvolgono milioni di persone. In questo terreno il contributo dei cittadini non è un'integrazione marginale, è spesso la base su cui poggia la continuità dei progetti.


Realtà come la Fondazione Telethon, che dalla nascita ha investito 741 milioni di euro in ricerca finanziando oltre 3.100 progetti, ricavano la quota maggioritaria delle proprie risorse proprio dalle donazioni private e dal 5x1000, a fronte di finanziamenti pubblici ridotti. Ogni firma che non arriva è quindi una possibilità di ricerca che non si concretizza. La quota fantasma del 5x1000 non è denaro che svanisce nel nulla: è denaro che resta nel circuito pubblico generale invece di alimentare laboratori, borse di studio e sperimentazioni. La distanza tra le due destinazioni è tutta nello spazio di una firma che ogni anno milioni di contribuenti dimenticano di apporre.

(Articolo sponsorizzato scritto in collaborazione con il committente. Per info scrivi a marketing@rmc101srl.it