A Trapani c'è chi sceglie il buon senso: un cartello nel centro storico ricorda che la movida può convivere con chi abita il quartiere.
È il messaggio comparso in un vicolo del cuore di Trapani, davanti al locale "Radio Mare", dove un cartello richiama clienti e passanti a comportamenti rispettosi nei confronti di chi abita nei palazzi circostanti.
"Il vicolo è di tutti. Sì, anche tuo. Ma soprattutto di chi vive in questi palazzi", si legge all'inizio del testo.
Poi l'invito: evitare di urlare o cantare - "anche se sei intonato!" - utilizzare i bidoni per i rifiuti, gettare i mozziconi negli appositi posacenere e contribuire a mantenere decoroso lo spazio comune.
Un messaggio semplice, persino ironico, ma che affronta il problema reale della convivenza civile, che precede e supera qualsiasi ordinanza.
Ogni estate, infatti, la crescita del turismo e della vita notturna riporta al centro del dibattito il difficile equilibrio tra attività economiche, locali e residenti.
Il centro storico di Trapani, con i suoi vicoli, le piazze e i dehors, rappresenta uno dei principali poli della movida cittadina e, allo stesso tempo, è anche un quartiere abitato da centinaia di famiglie.
Negli ultimi anni il tema è stato più volte oggetto di confronto tra cittadini, comitati e amministrazione comunale, con richieste di maggiori controlli ma anche di una cultura del rispetto reciproco, nella convinzione che il centro storico possa rimanere vivo senza trasformarsi in una fonte di disagio per chi vi risiede.
Mentre il Comune lavora al Piano di classificazione acustica - dopo la fase di consultazione pubblica e il confronto con gli operatori commerciali - con l'obiettivo di conciliare la vivibilità dei quartieri e le esigenze delle attività economiche, nel centro storico qualcuno prova una strada diversa.
Niente ordinanze, niente polemiche, niente accuse reciproche. Solo un cartello, affisso all'ingresso di un vicolo, che invita chi frequenta il locale a ricordare una verità semplice: il vicolo appartiene a tutti, ma soprattutto a chi ci vive. A volte non servono nuove regole, bastano educazione, dialogo e il rispetto di chi condivide gli stessi spazi.