È arrivata dopo quasi dodici anni dalla tragedia della Norman Atlantic la sentenza che chiude il procedimento giudiziario nei confronti di Francesco Romano, ufficiale della Marina Mercantile originario di Trapani.
La Corte d’Appello ha assolto Romano con formula piena dai reati contestati di omicidio colposo plurimo aggravato, con la formula “per non aver commesso il fatto”.
La vicenda giudiziaria nasce dal drammatico naufragio del traghetto Norman Atlantic, avvenuto il 28 dicembre 2014 al largo delle coste greche, durante la traversata tra Grecia e Italia, uno degli incidenti più complessi e drammatici della marineria italiana degli ultimi anni.
Il primo grado aveva già escluso responsabilità
Il 6 ottobre 2023 il Tribunale di Bari aveva già assolto Francesco Romano al termine di un lungo dibattimento, respingendo le richieste di condanna avanzate dalla Procura.
Secondo la difesa, il processo avrebbe consentito di chiarire aspetti fondamentali della vicenda, superando una ricostruzione iniziale che aveva attribuito all’ufficiale e al marinaio Francesco Nardulli responsabilità nella gestione delle operazioni di evacuazione.
I due erano stati accusati, in particolare, di aver calato una lancia di salvataggio con un numero di persone inferiore alla capienza massima e di essersi allontanati dalla nave senza occuparsi dei passeggeri ancora a bordo.
La manovra della lancia e lo stato di necessità
Nel corso del dibattimento, secondo quanto sostenuto dalla difesa, sarebbe emerso che quella scelta fu determinata dalle condizioni estremamente critiche in cui si trovavano ad operare i soccorritori.
La lancia sarebbe stata infatti presa d’assalto da centinaia di passeggeri terrorizzati, mentre le fiamme rendevano sempre più rischiosa la permanenza a bordo.
La decisione di procedere alla calata dell’imbarcazione sarebbe quindi stata valutata come una scelta dettata dallo stato di necessità, per evitare il rischio di un ribaltamento della lancia o di conseguenze ancora più gravi.
Romano e Nardulli, secondo la ricostruzione difensiva, avrebbero tentato di gestire l’accesso dei passeggeri in condizioni estreme, riuscendo poi a condurre in salvo circa 90 persone.
La tragedia e i passeggeri dispersi
Al centro del procedimento erano rimasti anche i casi di due passeggeri scomparsi durante le operazioni di salvataggio.
La difesa ha sostenuto che le loro cadute in mare non fossero riconducibili a condotte dell’equipaggio della lancia, ma a circostanze personali e imprevedibili avvenute durante la concitata fase dei soccorsi.
Anche su questo punto, la sentenza d’appello ha confermato l’estraneità dell’ufficiale alle responsabilità contestate.
La nuova vita di Francesco Romano
Con la sentenza del luglio 2026 si chiude quindi un percorso giudiziario durato quasi dodici anni.
Francesco Romano ha espresso gratitudine ai giudici «per aver ascoltato la sua versione e valutato i fatti e le testimonianze delle persone tratte in salvo».
Nel frattempo l’ufficiale ha ripreso la propria attività professionale in mare ed è diventato padre di una bambina, alla quale ha dato il nome Jannette, in ricordo della nave mercantile che partecipò alle operazioni di soccorso dei passeggeri evacuati dalla Norman Atlantic.
Romano e la sua famiglia hanno espresso infine la loro riconoscenza all’avvocato Cesare Fumagalli del Foro di Genova, che lo ha assistito nel procedimento.