Il turista smette di essere un ospite nel momento in cui il biglietto viene scannerizzato: da lì in poi è una fila, un numero. Un'attesa sotto il sole.
La vacanza doveva iniziare alle 9,30 di mattina, su un aliscafo della Liberty Lines diretto a Favignana. Invece è iniziata in coda, sotto il sole battente di prima mattina con una moltitudine di persone letteralmente accatastate per oltre un'ora sul molo del porto di Trapani, senza informazioni, mentre l'aliscafo restava fermo per un guasto tecnico.
Già prima delle nove il personale aveva invitato i viaggiatori a disporsi in fila, separando chi aveva bagagli da chi ne era sprovvisto, da quel momento, però, il tempo ha iniziato a scorrere senza spiegazioni.
L'attesa è stata più faticosa del ritardo in sé, col sole che diventava sempre più forte, la temperatura superava i trenta gradi e, tra le persone in coda, anziani, famiglie con bambini e turisti in partenza per una giornata nelle Egadi.
Qualcuno ha chiesto informazioni al personale, altri hanno protestato. Un passeggero racconta di avere contattato anche la Polizia municipale di Trapani - che tuttavia ha competenze sul molo solo se quel che succede ricade sulle strade adiacenti - per segnalare la situazione, senza che vi fosse alcun intervento.
Solo intorno alle 10 è arrivata la comunicazione: l'aliscafo aveva un problema tecnico e, poco prima delle 10.30, è stata messa a disposizione un'unità sostitutiva, consentendo finalmente l'imbarco e la partenza verso Favignana.
Il punto, tuttavia, non è il guasto: un'avaria può verificarsi e rientra tra gli inconvenienti possibili nel trasporto marittimo che si risolve, come di fatto è successo. A far discutere è invece la gestione dell'emergenza.
A circa duecento metri dal punto di imbarco Liberty Lines si trova infatti il terminal aliscafi del porto di Trapani, una struttura coperta, climatizzata e dotata anche di bar, che avrebbe potuto offrire riparo ai passeggeri durante l'attesa, cui il vettore avrebbe potuto indirizzare i passeggeri.
Il punto non è stabilire se il guasto fosse evitabile, ma chiedersi quale sia oggi l'idea di assistenza e accoglienza del turista.
Negli ultimi anni il trasporto verso le isole è diventato una componente essenziale dell'offerta turistica della Sicilia occidentale.
I collegamenti sono più frequenti, la domanda cresce, i biglietti vengono acquistati settimane prima e, nei periodi di punta, raggiungono costi significativi. È il segno di un settore che funziona e che sostiene l'economia del territorio.
Ma proprio per questo cresce anche un'altra aspettativa: che il rapporto con il cliente non termini nel momento in cui il pagamento è andato a buon fine.
Quando un servizio si interrompe per un imprevisto, il valore aggiunto non è l'assenza di problemi — impossibile da garantire — bensì il modo in cui quei problemi vengono gestiti.
Informare, rassicurare, offrire un luogo dove attendere, spiegare i tempi dell'attesa: sono gesti semplici, ma fanno la differenza tra sentirsi assistiti e sentirsi semplicemente in coda.
È una sensazione che molti viaggiatori conoscono bene. Quella di diventare, una volta convalidato il biglietto, un numero in una fila.
O, peggio, un cliente ormai acquisito, dal quale non c'è più nulla da conquistare.
Eppure il turismo si gioca proprio lì, nei momenti in cui qualcosa non va. La qualità di un servizio non si misura quando tutto procede secondo programma, ma quando il programma salta.
Trapani ha costruito negli anni un'immagine sempre più forte come porta delle Egadi: ogni giorno migliaia di visitatori transitano dal porto per raggiungere Favignana, Levanzo e Marettimo. E per molti di loro quel molo rappresenta il primo ricordo della Città: i primi selfie, un gelato, l'eccitazione per la partenza. Magari per qualcuno è la prima volta su una imbarcazione.
Per questo la vera domanda che lascia questa vicenda non riguarda un guasto tecnico. Riguarda il significato stesso dell'accoglienza.
Perché il turista non è soltanto il destinatario di un servizio acquistato. È un ospite. E un ospite continua a esserlo anche dopo aver pagato il biglietto. Se questa consapevolezza viene meno, il rischio è che l'efficienza finisca per essere misurata solo in partenze effettuate e non anche nella qualità dell'esperienza offerta.
Ed è proprio lì che una destinazione turistica costruisce, o perde, la propria reputazione.