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18/07/2026 08:38:00

Castelvetranese accusato di violenza sessuale: affronterà il processo da libero

 La Cassazione ha dichiarato “inammissibile” il ricorso della Procura della repubblica di Marsala, rendendo definitiva la revoca della misura cautelare (arresti domiciliari) per un 45enne castelvetranese (F.C. le sue iniziali) indagato per l'ipotesi di reato di violenza sessuale. Al centro della pronuncia della Suprema Corte, che fissa un principio di rilievo nazionale in materia di valutazione della prova, vi è la tenuta dell'ordinanza con cui il Tribunale del Riesame di Palermo aveva annullato i domiciliari, recependo integralmente le articolate eccezioni sollevate dal difensore, l'avvocato Giuseppe Argento, del foro di Marsala, con studio a Gibellina. 

 

Il fulcro del pronunciamento di legittimità risiede proprio nella strategia difensiva sviluppata durante la fase del Riesame. In quella sede, l'avvocato Argento aveva condotto una scomposizione critica delle prove portate dall’accusa, evidenziando non solo la totale assenza di riscontri oggettivi esterni, ma anche insanabili incongruenze logiche e temporali nel racconto della persona offesa. Un'analisi tecnica che aveva spinto i giudici del Riesame a dichiarare l'insussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, ribaltando il provvedimento del Gip.

 

 La solidità delle argomentazioni difensive, recepite e strutturate nel provvedimento del Riesame, ha finito per "blindare" la decisione anche davanti alla Cassazione, che, dichiarando l'inammissibilità del ricorso del pm, ha infatti sancito la correttezza metodologica di quel vaglio, rilevando come i rilievi della difesa avessero evidenziato una carenza indiziaria non superabile. “La decisione della Suprema Corte – commenta l’avvocato Giuseppe Argento - dimostra come il rigore analitico applicato nella fase del Riesame abbia retto al massimo grado di giudizio, offrendo un contributo interpretativo di portata generale. Viene confermato che, di fronte a eccezioni difensive precise e fondate sulla logica della prova, l'impianto accusatorio cautelare non può reggere. Il mio assistito affronterà ora il giudizio in stato di totale libertà”.