Marsala, finita la luna di miele? I primi malumori nella maggioranza Patti
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Eletta al primo turno lo scorso maggio, la sindaca di Marsala Andreana Patti ha conquistato Palazzo VII Aprile costruendo un'alleanza elettorale che, almeno sulla carta, sembrava difficile da realizzare.
La sua candidatura è riuscita a mettere insieme mondi politici diversi: da una parte la sinistra, area nella quale Patti ha trovato i suoi primi sponsor politici e dove è rimasta saldamente radicata anche dopo l'esperienza amministrativa al Comune di Trapani accanto all'allora sindaco Giacomo Tranchida; dall'altra pezzi significativi del centrodestra che hanno scelto di sostenerla.
È stata proprio questa formula a consentirle di chiudere la partita al primo turno, evitando un ballottaggio che molti osservatori ritenevano potenzialmente favorevole all'ex sindaco Massimo Grillo. Una vittoria netta sul piano elettorale, che oggi lascia spazio alla prova più complessa: quella del governo della città.
Una campagna elettorale lunga quasi un anno avrebbe dovuto consentire di conoscere in profondità Marsala e le sue dinamiche. Governare, però, richiede qualcosa che va oltre la conoscenza della macchina amministrativa. Non basta avere esperienza nella gestione burocratica né possedere competenze da dirigente pubblico. Per amministrare una città serve conoscerne il tessuto sociale, le periferie, le contrade, le criticità quotidiane e le aspettative dei cittadini.
Essere persone di strada non è un'espressione dispregiativa. Al contrario, significa avere il polso del territorio, sapere cosa accade ben oltre il centro storico, conoscere le esigenze delle famiglie, delle attività produttive, dei quartieri e delle borgate. È una conoscenza che non si acquisisce con qualche stretta di mano durante la campagna elettorale, ma vivendo e frequentando costantemente la città. Ed è proprio su questo terreno che iniziano ad emergere i primi interrogativi.
La luna di miele
La cosiddetta luna di miele tra la sindaca e la sua maggioranza sembra già mostrare qualche incrinatura. Le riunioni di coalizione, nate teoricamente per condividere l'attività amministrativa e fare il punto sull'azione di governo, starebbero assumendo una funzione diversa. Secondo quanto filtra, sarebbe la stessa Patti a voler accentrare su di sé la spiegazione degli atti deliberativi, ridimensionando di fatto il ruolo delle commissioni consiliari.
Una scelta che solleva più di una perplessità. Le commissioni rappresentano infatti uno degli strumenti fondamentali attraverso cui i consiglieri approfondiscono i provvedimenti, ascoltano dirigenti e assessori, formulano osservazioni e svolgono quella funzione di controllo e indirizzo politico che l'ordinamento assegna loro.
Non solo. Tra le indicazioni che sarebbero state date dalla sindaca vi sarebbe anche quella di evitare che gli assessori vengano auditi dalle commissioni consiliari. Un'impostazione che, se confermata, finirebbe per concentrare tutta la comunicazione politica e amministrativa nelle mani del primo cittadino, limitando il confronto diretto tra giunta e consiglio comunale.
Un modello che difficilmente trova precedenti nella prassi amministrativa. È infatti il regolamento comunale a disciplinare il funzionamento delle commissioni e dei lavori consiliari, non certo il sindaco. L'autonomia del Consiglio comunale rappresenta uno dei principi cardine dell'ordinamento degli enti locali e costituisce una garanzia di equilibrio tra gli organi istituzionali.
Malpancisti
Intanto, all'interno della maggioranza, il malcontento cresce. Non si tratta di delusioni legate agli incarichi o alle poltrone. Il nodo sarebbe piuttosto il metodo di governo adottato in queste prime settimane di amministrazione. Un metodo percepito come fortemente verticistico, che lascia poco spazio al confronto e alla condivisione delle decisioni.
È presto per parlare di crisi politica. Ma la fase dell'entusiasmo iniziale sembra già lasciare spazio ai primi malumori. E per una coalizione nata mettendo insieme culture politiche profondamente diverse, la capacità di ascoltare e condividere potrebbe rivelarsi decisiva quanto quella che, pochi mesi fa, ha consentito di vincere le elezioni.
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