Perché un turista dovrebbe scegliere Trapani e dovrebbe scegliere di tornarci?
Dopo la replica dell'assessora al Turismo Rosalia D'Alì alle critiche dell'opposizione sui dati delle presenze, il consigliere comunale Giovanni Carpinteri torna sull'argomento e rilancia la propria analisi, sostenendo che le statistiche diffuse dall'amministrazione confermerebbero proprio la tesi da lui esposta in Consiglio comunale: la crescita del turismo cittadino resta strettamente legata all'aumento del traffico dell'aeroporto "Vincenzo Florio" di Birgi.
Ma, soprattutto, sposta il focus dal tema della quantità dei flussi alla qualità, sia delle permanenze che dell'accoglienza.
Carpinteri parte da una premessa: "I numeri sono importanti. Ma, da soli, non raccontano mai tutta la verità". Un'affermazione che diventa il filo conduttore del ragionamento portato anche in aula.
Secondo il consigliere, l'aumento degli ospiti registrati a Trapani rappresenta certamente un dato positivo, che va accolto con favore perché premia il lavoro quotidiano di albergatori, ristoratori, guide turistiche, agenzie di viaggio, commercianti e di tutti gli operatori dell'accoglienza. Ma, aggiunge, quei numeri non possono trasformarsi automaticamente nella prova del successo delle politiche dell'amministrazione comunale.
Il punto centrale della sua analisi riguarda proprio il confronto tra le statistiche del turismo e quelle del traffico aeroportuale.
"Il divario tra il +78,6% degli ospiti, cioè dei turisti che soggiornano almeno una notte a Trapani, e il +109,6% dei passeggeri transitati da Birgi dimostra esattamente quanto sostenuto in Consiglio comunale: la dipendenza dai flussi aeroportuali".
Carpinteri contesta anche il ragionamento sviluppato dall'assessora D'Alì sul peso dei residenti nei dati aeroportuali. "Anche ammettendo il 31% di passeggeri residenti ipotizzato dall'assessora – osserva – il trend turistico continua comunque a camminare in parallelo con quello dello scalo, confermando la mia tesi".
Ma, secondo il consigliere, ci sarebbero altri elementi che renderebbero incompleta l'analisi presentata dall'amministrazione.
Nei calcoli illustrati dall'assessorato, sostiene, mancano infatti i flussi provenienti dall'aeroporto di Palermo, che rappresenta un altro importante punto di accesso per i visitatori della Sicilia occidentale. Inoltre non verrebbe considerato l'effetto dei soggiorni più lunghi, di tre, quattro o cinque giorni, che inciderebbero sensibilmente sulla lettura delle percentuali utilizzate per dimostrare il legame tra incremento dei passeggeri e crescita degli ospiti.
Negli ultimi anni, osserva Carpinteri, il turismo è cresciuto grazie a fattori ben più ampi: il rilancio dell'aeroporto Vincenzo Florio, il ritorno e il potenziamento dei collegamenti aerei, la ripresa dei viaggi dopo la pandemia e la crescente attrattività dell'intera Sicilia occidentale.
"Se davvero si vuole parlare di risultati amministrativi – sostiene – bisognerebbe dimostrare quale parte di quella crescita sia stata prodotta dalle politiche comunali e quale, invece, sia stata determinata da fattori esterni. Un grafico, da solo, non può dimostrarlo".
Per Carpinteri, gli stessi dati richiamati nel dibattito indicano anche un'altra questione.
Se il traffico aeroportuale cresce più rapidamente degli ospiti che pernottano in città, significa che Trapani dispone ancora di un enorme margine di miglioramento nella capacità di trattenere i visitatori.
"Non basta che i turisti arrivino nel territorio. Bisogna fare in modo che scelgano Trapani, decidano di fermarsi, di viverla e di tornarci".
Da qui il passaggio che il consigliere definisce decisivo: quello della qualità del turismo.
L'invito è a guardare la città con gli occhi di un visitatore.
"Perché un turista dovrebbe scegliere Trapani? Cosa trova appena arriva? Una città con servizi efficienti, collegamenti chiari, un porto ordinato, una mobilità funzionale e informazioni facilmente accessibili oppure un porto ancora interessato dai cantieri, continui cambi di viabilità, fermate degli autobus spostate e difficoltà negli spostamenti?".
Secondo Carpinteri, oggi gran parte dell'accoglienza è garantita soprattutto dall'impegno degli operatori privati, mentre le istituzioni dovrebbero creare le condizioni per sostenerne il lavoro attraverso infrastrutture, servizi efficienti e una programmazione turistica più efficace.
La riflessione finale diventa quindi politica.
"La vera domanda – conclude – è quanto sarebbe potuta crescere Trapani se fossero stati garantiti servizi più efficienti, infrastrutture adeguate, una mobilità organizzata e una programmazione realmente all'altezza delle ambizioni della città».
Per il consigliere, dunque, la sfida non consiste nel dimostrare che gli arrivi siano aumentati, ma nel trasformare quei flussi in permanenze più lunghe e in un'esperienza capace di fidelizzare i visitatori.