L’assemblea del Pd a Trapani è stato un altro momento, ad un anno dal congresso provinciale, in cui le assenze hanno fatto la differenza. Questo è quello che è accaduto, nonostante i proclami di chi ha partecipato sostenendo che tutto è straordinariamente bello e costruito sotto il segno dell’unità. Forse sperata, poco pratica, ancora non realizzata.
Safina: “Il partito non è un ascensore”
Il deputato regione del PD, Dario Safina, ha detto che è tempo di bilanci: “Quando abbiamo assunto la guida del partito, abbiamo trovato una comunità politica che aveva progressivamente perso slancio, partecipazione e centralità nel dibattito pubblico. Un partito che rischiava di diventare l’ombra di sé stesso. Oggi, con il lavoro quotidiano di tante donne e tanti uomini, possiamo affermare con convinzione di aver invertito quella tendenza. In questo anno abbiamo restituito al Partito Democratico una presenza viva nei territori, abbiamo rimesso al centro i temi, il confronto politico, le iniziative pubbliche e l’ascolto delle comunità. Abbiamo organizzato momenti di partecipazione e di discussione che hanno riportato il partito tra le persone, dimostrando che la politica torna ad essere credibile quando si occupa dei problemi reali e costruisce proposte concrete”.
Non ci sono ambiguità per Safina: “Siamo e saremo sempre per l’unità politica, quella che nasce dalla condivisione di valori, idee e obiettivi comuni. Non ci interessa, invece, un’unità costruita esclusivamente sulla distribuzione degli incarichi, sulla spartizione delle poltrone o sugli equilibri di potere. Un partito forte non si misura dalla capacità di trovare accordi sulle posizioni, ma dalla volontà di costruire insieme un progetto credibile per il territorio e per i cittadini”.
Qualcosa però a Safina non lo ha convinto: “L’incontro non è andato per come avremmo voluto, poteva andare sicuramente meglio. Ma proprio perché siamo una comunità politica seria, non smettiamo di metterci in discussione e di lavorare per crescere.Credo profondamente che un partito non possa vivere soltanto durante le campagne elettorali. Il Partito Democratico non è un comitato elettorale da utilizzare quando serve e da dimenticare una volta concluso il voto. E non è neppure l’ascensore delle ambizioni personali di qualcuno. Chi pensa di utilizzare il PD come uno strumento per inseguire esclusivamente le proprie aspirazioni o per rivendicare incarichi e posizioni ha semplicemente sbagliato partito. La nostra comunità politica vive di impegno quotidiano, di confronto, di militanza e di servizio. Questo modo di intendere il Partito Democratico non ci appartiene e non lo consentiremo”.
Battaglia: “Patto di partecipazione”
La segretaria provinciale Valeria Battaglia si è detta pronta a ripartire da due pilastri: partecipazione e iniziativa politica. Per la segretaria provinciale “La partecipazione non può limitarsi ai momenti congressuali o assembleari. Deve diventare una pratica quotidiana, fatta di ascolto, confronto, corresponsabilità e coinvolgimento. Significa valorizzare il ruolo dei circoli, aprire nuovi spazi di confronto, coinvolgere chi ha partecipato al Congresso, ma anche chi, pur non essendo ancora iscritto, vuole contribuire alla costruzione di un’alternativa credibile per questo territorio”.
Lo scontro
Giovannella Licari, ex dirigente del PD, dimessasi qualche settimana fa poiché non ha più sopportato l’inattivismo della segretaria Battaglia, ha condiviso un post e da lì è nato un confronto.
Il suo post diceva: "I giovani vengono una volta sola e poi non tornano più". È la frase più emblematica, e anche la più amara ma veritiera, emersa dall’assemblea provinciale del PD. Racchiude in sé la mia assenza e quella di tanti altri come me. Di chi crede che il modo di fare politica debba essere altro. Allargando lo sguardo, il modello "PD di Trapani" si replica in tanti territori. Dove manca da tempo una politica giovanile vera. Dove manca l’impegno concreto di amministratori e di chi ricopre ruoli dedicati proprio alle politiche giovanili. Come possiamo pensare di far crescere un Paese se non diamo ai giovani la possibilità di arrivare in un luogo e, soprattutto, di restarci? Rimanere significa servizi, strutture, collaborazioni, progetti, lavoro, prospettive. Senza questo, non stiamo parlando di politica inclusiva e giovanile. Stiamo parlando di sopravvivenza politica e sociale”.
Le ha risposto Camillo Oddo: "Perche non hai partecipato. Poteva essere l'occasione per approfondire tesi interessanti come quella che hai postato. Il confronto è il bello della democrazia interna di un partito”.
La risposta non si è fatta attendere, Licari ha messo nero su bianco quello che altri non hanno il coraggio di dire mettendoci la faccia: "Non sono venuta all’assemblea, insieme agli altri 600/700 iscritti al partito, perché oggi il partito non è più un luogo di confronto. È diventato solo un luogo di ratifica delle linee indicate da qualcuno, che tra l’altro non è nemmeno la segretaria. Penso che nella mia militanza nel partito, sicuramente minore della tua, questo sia il periodo più buio della federazione trapanese. Ovviamente, a mio modestissimo parere. Una federazione che non ascolta le sensibilità dei paesi della provincia, ma detta linee dall’alto, sterili e vuote, non può aspettarsi la presenza del pubblico alle assemblee”. Un atto ci accusa davvero forte quello della Licari, che non è sola in questo ragionamento, e che certamente non può rimanere inascoltato.