"Uovo d'artista su un tronco morto". Non è una didascalia da museo tipo pomodori di Andy Warhol, nè una trovata estiva, ma un'opera di street art che trasforma un elemento del degrado urbano in un punto di osservazione sulla città.
Succede a Trapani, in Piazza Vittorio Emanuele, dove Salvatore Cammilleri, artista palermitano che vive e lavora a Roma, ha installato la settima opera del progetto "Siamo tutti fritti!".
È comparso proprio lì, in Piazza Vittorio Emanuele, adagiato sopra ciò che resta di un albero tagliato: un ceppo che, come tanti altri, era ormai diventato invisibile. Perché il destino dei tronchi urbani è sempre lo stesso: nessuno li guarda finché qualcuno non ci inciampa.
A romperne la monotonia è stato Salvatore Cammilleri che, trovandosi in vacanza a Trapani, è stato ispirato da quel tronco e ne ha fatto una installazione artistica.
L'idea è semplice quanto spiazzante: installare uova fritte i resina sui resti di alberi morti, per trasformare un elemento di degrado in una piccola opera di arredo urbano. Accanto compare una targhetta con il titolo dell'opera, il nome dell'autore e un QR Code che rimanda alla mappa delle installazioni già realizzate.
Così, mentre qualcuno passa oltre pensando che sia l'ennesimo scherzo estivo, qualcun altro si ferma, sorride, scansiona il codice e scopre che quell'uovo non è lì per caso.
Del resto il titolo del progetto lascia poco spazio alle interpretazioni: "Siamo tutti fritti!".
È lo slogan con cui Cammilleri porta avanti da anni una ricerca artistica che usa l'uovo – simbolo universale della vita – per raccontarne il contrario: la precarietà dell'esistenza, la fragilità delle cose e la loro inevitabile trasformazione. Il tutto con un linguaggio pop, volutamente ironico e attraversato da un sottile pessimismo esistenziale. Le sue opere sono state esposte in musei, gallerie e spazi d'arte contemporanea, dal Macro di Roma al MAAM, fino al Museo d'Arte Contemporanea della Sicilia.
E forse è proprio Trapani il luogo dove quell'uovo trova una delle sue collocazioni più eloquenti.
Perché un tronco morto, in fondo, racconta già una storia. C'è chi ci vede incuria, chi un intervento necessario, chi semplicemente un pezzo di legno da rimuovere. L'artista, invece, ci vede un piedistallo.
È il piccolo paradosso dell'arte urbana: non cancella il degrado, ma lo costringe a dialogare con chi passa e trasforma un elemento che tutti avevano smesso di guardare in qualcosa che suscita una domanda.
E alla fine la provocazione funziona.
Perché in una città dove spesso si aspetta il grande progetto di riqualificazione, basta un uovo fritto per ricordare che la rigenerazione può cominciare anche da un tronco dimenticato.
E se qualcuno, passando in Piazza Vittorio, dovesse esclamare "siamo tutti fritti", stavolta potrebbe non essere una lamentela metereologica.