Tre tramonti al Cretto di Burri per chiudere la 45ª edizione del Festival delle Orestiadi. Da venerdì 31 luglio a domenica 2 agosto, sempre alle 19, il teatro e la musica tornano nel luogo più simbolico di Gibellina.
Sul palco Paolo Fresu e Daniele di Bonaventura, Marco Baliani con lo storico “Kohlhaas” e Dimartino, accompagnato da Fabrizio Cammarata.
È il gran finale di “Atti di resistenza contemporanea”, l’edizione diretta da Alfio Scuderi nell’anno in cui Gibellina è Capitale italiana dell’Arte contemporanea.
Fresu e Di Bonaventura al tramonto
Si comincia venerdì 31 luglio con Paolo Fresu alla tromba, al flicorno e agli effetti e Daniele di Bonaventura al bandoneon.
Il concerto nasce dall’incontro tra due strumenti ad aria e da un’intesa musicale maturata negli anni. Jazz, musica etnica, richiami classici ed elettronica confluiscono in un dialogo essenziale, attraversato da atmosfere mediterranee.
Fresu e Di Bonaventura hanno condiviso anche il progetto “Mistico Mediterraneo” con il gruppo vocale corso A Filetta, pubblicato nel 2011 dall’etichetta Ecm.
Il duo rappresenta oggi una prosecuzione autonoma di quella ricerca, fondata sull’ascolto reciproco, sull’improvvisazione e su un lirismo che trova nel paesaggio del Cretto una cornice particolarmente adatta.
Baliani porta in scena “Kohlhaas”
Sabato 1° agosto sarà la volta di “Kohlhaas”, scritto da Marco Baliani e Remo Rostagno a partire dal racconto “Michele Kohlhaas” di Heinrich von Kleist.
Marco Baliani sarà l’unico attore narrante, con la regia di Maria Maglietta. Lo spettacolo, nato oltre trent’anni fa, ha superato le 1.100 repliche ed è diventato uno dei riferimenti del teatro di narrazione italiano.
La vicenda prende spunto da un fatto realmente accaduto nella Germania del Cinquecento. Kohlhaas subisce un sopruso e tenta di ottenere giustizia attraverso le vie del diritto.
Quando ogni strada istituzionale si chiude, la sua battaglia si trasforma in una spirale di violenza sempre più incontrollabile.
Il confine tra giustizia e vendetta
Il racconto ruota attorno a una domanda che non ha perso attualità: fino a che punto si può combattere in nome della giustizia senza diventare giustizieri?
Baliani intreccia la struttura narrativa di Kleist con immagini e riflessioni nate dalla propria esperienza teatrale e politica.
La vicenda di Kohlhaas diventa così anche un modo per interrogare i conflitti degli anni Settanta, quando gli ideali di giustizia sociale finirono, in alcuni casi, per alimentare una stagione di violenza.
Dimartino chiude il festival
Domenica 2 agosto il sipario delle Orestiadi calerà con Dimartino e il concerto “L’improbabile piena dell’Oreto”.
Il cantautore palermitano si presenterà al pubblico in una dimensione essenziale, affidata alla voce e alla chitarra. Con lui ci sarà Fabrizio Cammarata, con il quale condivide anche il progetto “Un mondo raro”, dedicato a Chavela Vargas.
Il concerto riprende il titolo del quinto album solista di Dimartino, arrivato sette anni dopo “Afrodite” e dopo una lunga stagione di collaborazioni e progetti condivisi.
Tra i brani c’è “L’oro del fiume”, storia di un cercatore d’oro fermo nel mezzo della corrente a interrogarsi sul senso della propria ricerca.
Una ballata sull’uomo contemporaneo, sugli obiettivi inseguiti e sul rischio di allontanarsi da ciò che conta davvero proprio mentre si prova a raggiungerlo.
Tre linguaggi dentro il Cretto
Con il trittico conclusivo, il Festival delle Orestiadi torna a intrecciare musica, parola e paesaggio.
Il Cretto di Burri non sarà soltanto lo sfondo degli spettacoli, ma parte dell’esperienza: un luogo nato dalla memoria del terremoto e diventato negli anni uno dei simboli più potenti della rinascita culturale di Gibellina.
Gli appuntamenti inizieranno alle 19: venerdì 31 luglio Paolo Fresu e Daniele di Bonaventura, sabato 1° agosto “Kohlhaas” con Marco Baliani, domenica 2 agosto Dimartino con Fabrizio Cammarata.
I biglietti sono disponibili online sul sito della Fondazione Orestiadi.