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01/08/2026 08:32:00

Mafia a Petrosino. Il Gip boccia le misure cautelari per 16 indagati

In carcere dodici dei quaranta indagati. Il gip del Tribunale di Palermo, Claudia Rosini, ha invece respinto altre 16 richieste di misure cautelari (9 in carcere e 7 ai domiciliari) avanzate dai pm della Dda nell’ambito dell’inchiesta dei carabinieri sui presunti componenti e sugli “affari” della cosca mafiosa di Petrosino.

 

Si tratta di misure cautelari condizionate, sulla base di una legge introdotta dal governo Meloni, allo svolgimento di un interrogatorio preventivo dell’indagato. Un meccanismo che ha già suscitato polemiche, perché il rischio è che chi sa di poter essere arrestato possa sottrarsi alla misura prima della sua esecuzione.

Nell’ambito dell’indagine sull’ex borgata marsalese, la custodia cautelare in carcere era stata chiesta per Pietro Giuseppe Centonze, Antonino Stassi, Francesco Genna, Flavio Raineri, Cristian Alagna, Antonino Scarpitta, Renato Casano, Simone Mandalà e Antonio Riti. I domiciliari con braccialetto elettronico erano invece stati richiesti per Baldassare Salvatore Incalcaterra, Andrea De Vita, Gaspare Ingrassetto, Tommaso Brignone, Francesco Kevin Graffeo, Fabio Scandaliato e Marta Piccoli.

Per questi sedici indagati, pur restando pesanti le accuse contestate dai pm della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, il gip ha ritenuto che non sussistano le esigenze cautelari. Per legge, queste ricorrono quando esiste il rischio di fuga, di reiterazione del reato o di inquinamento delle prove.

In questo caso, indagati e difensori, attraverso memorie difensive, hanno convinto il giudice a non disporre le misure richieste dai pm Pierangelo Padova, Bruno Brucoli e Federica Scuderi.

 

Per i sedici, quindi, niente arresti. Resta però aperta la prospettiva del processo e, in caso di condanna definitiva a oltre quattro anni di reclusione, il rischio del carcere.

Ad assisterli sono gli avvocati Alessandro Casano, Gabriele e Diego Tranchida, Antonina Bonafede, Maurizio D’Amico, Luisa Calamia, Luigi Pipitone, Francesco Marcataio, Piero Marino, Francesca Frusteri e Giacomo Frazzitta.

L’inchiesta, condotta tra dicembre 2022 e febbraio 2024, avrebbe consentito di ricostruire l’organizzazione e le attività criminali di Cosa Nostra a Petrosino. Secondo l’accusa, la cosca (40 indagati complessivi) esercitava il controllo del territorio attraverso intimidazioni e violenza, ricavando risorse da diverse attività illecite.

Nel corso delle indagini erano già state arrestate in flagranza cinque persone, mentre altre due erano state denunciate. I carabinieri hanno inoltre sequestrato 156 grammi di cocaina, due fucili, una pistola e 23 cartucce, ricostruendo anche l’approvvigionamento di circa 1,2 chilogrammi di cocaina, sei chilogrammi di hashish e 130 grammi di crack.

I dodici finiti in carcere sono Kevin Favara (24 anni), Vito Salvatore Licari (32), Nicola Russo (42), Antonino Maltese (55), il presunto reggente Marco Buffa (53, già detenuto), Vincenzo Daniele Favara (20), Vincenzo Favara (47), Marcello Chirco (49), Nicoletta Puccio (44), Samuele Mario Porto (25), Enrico Giurintano (32) e Vincenzo Piero Li Vigni (22).

Quest’ultimo era già detenuto per un’altra vicenda: la condanna in primo grado a dieci anni di carcere per il pestaggio di un giovane disabile marsalese davanti a un distributore automatico di sigarette in contrada Cuore di Gesù.

Sette dei dodici arrestati sono difesi dall’avvocato Gabriele Tranchida. Gli altri sono assistiti dagli avvocati Gianpaolo Agate, Alessandro Casano, Luisa Calamia, Piero Marino e Francesco Marcataio.



Native | 31/07/2026
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