Bocciata prima della maturità, il giudice dà ragione alla scuola
Una studentessa era stata ammessa con riserva all’esame di Stato e aveva superato tutte le prove. Ma aveva un 3 in matematica e un 5 in storia: per il Tar resta valida la decisione del consiglio di classe.
Aveva sostenuto tutte le prove della maturità. E le aveva anche superate, ottenendo voti tutt’altro che disastrosi: 14, 15 e 13 punti.
Ma quell’esame, per la giustizia amministrativa, non avrebbe mai dovuto farlo.
Il Tar dell’Umbria ha dato ragione alla scuola che, nel giugno del 2025, aveva deciso di non ammettere una studentessa di un istituto professionale della provincia di Perugia all’esame di Stato. A pesare erano state soprattutto due insufficienze: 3 in matematica e 5 in storia.
La ragazza dovrà quindi ripetere l’anno. Le prove sostenute con riserva non avranno alcun valore.
L’esame sostenuto grazie al decreto urgente
Dopo la decisione del consiglio di classe, la studentessa aveva presentato ricorso al Tribunale amministrativo.
In attesa della sentenza, il giudice aveva autorizzato la ragazza a partecipare agli esami con riserva. Una formula che, in sostanza, le permetteva di svolgere le prove, lasciando però il risultato appeso alla decisione definitiva del Tar.
La studentessa aveva ottenuto 14 punti nella prima prova, 15 nella seconda e 13 nel colloquio. A settembre, però, l’istituto aveva confermato il precedente giudizio di non ammissione.
A quel punto la difesa della giovane aveva contestato anche la regolarità della riunione del consiglio di classe.
Le contestazioni sul consiglio di classe
Secondo la ricorrente, la composizione del consiglio non sarebbe stata corretta.
La docente di storia avrebbe sostituito anche l’insegnante di italiano, assente, senza una formale delega. Alcuni supplenti, inoltre, avrebbero partecipato alla valutazione pur non conoscendo a sufficienza la studentessa.
La difesa aveva sollevato dubbi anche sull’astensione di un docente durante la votazione sulla proposta di portare il voto di storia da 5 a 6.
Proprio quel punto in più avrebbe potuto consentire alla ragazza di accedere alla maturità.
La proposta era stata però bocciata con sette voti contrari, due favorevoli e un’astensione.
Per il Tar nessuna irregolarità
I giudici amministrativi hanno respinto tutte le contestazioni.
La docente che aveva sostituito la collega assente possedeva, secondo il Tar, i requisiti necessari per insegnare entrambe le discipline. Anche la presenza dei supplenti è stata considerata legittima: non esiste infatti l’obbligo che ogni componente del consiglio abbia seguito lo studente durante l’intero anno scolastico.
Nessun problema neppure per l’astensione.
Perché il consiglio di classe possa essere considerato un “collegio perfetto”, hanno osservato i giudici, è necessaria la presenza di tutti i componenti. Non è invece obbligatorio che ciascun docente voti a favore o contro una proposta.
La deliberazione è stata quindi adottata regolarmente a maggioranza.
«Il giudice non può sostituirsi agli insegnanti»
Il punto centrale della sentenza riguarda però i limiti dell’intervento del giudice.
Il Tar può verificare se la scuola abbia rispettato le procedure, se il consiglio sia stato composto correttamente e se la decisione sia stata motivata. Non può, invece, sostituirsi agli insegnanti e decidere che un 5 debba diventare un 6.
Nel caso della studentessa, inoltre, la non ammissione non era legata a una sola insufficienza. Il consiglio di classe aveva valutato negativamente il quadro complessivo, con un 3 in matematica e un 5 in storia.
I giudici hanno quindi ritenuto che le contestazioni presentate dalla ragazza non fossero sufficienti a modificare l’esito finale.
Il voto di comportamento, ampiamente sufficiente e approvato all’unanimità, non ha invece avuto alcun peso nella decisione.
Le prove della maturità vengono annullate
La conseguenza è piuttosto amara: nonostante abbia svolto e superato le prove, la studentessa non potrà conseguire il diploma.
L’autorizzazione a partecipare all’esame era infatti provvisoria e subordinata all’esito del ricorso. Una volta confermata la legittimità della non ammissione, anche i risultati ottenuti durante la maturità perdono efficacia.
La sentenza ribadisce così un principio: la giustizia può controllare il rispetto delle regole, ma non può riscrivere la pagella.
E quel 5 in storia, nonostante il ricorso e tre prove superate, rimane 5.
Posso anche ricavarne un post Facebook più diretto e capace di stimolare il dibattito tra genitori, studenti e insegnanti.
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