Palermo, la sfida della scuola allo Sperone: «Far crescere tutta la comunità»
Un “tunnel dell’amore” costruito dai genitori per accogliere i bambini delle prime elementari. È cominciato così il nuovo anno scolastico all’Istituto comprensivo Sperone-Pertini di Palermo, una scuola che da anni prova ad andare oltre le proprie mura e a diventare punto di riferimento per un quartiere difficile. Ne abbiamo parlato con la dirigente scolastica Antonella Di Bartolo, protagonista della nostra video intervista.
«Credetemi, mi sono emozionata – racconta Di Bartolo parlando dell’accoglienza organizzata dalle famiglie –. Penso che sia una restituzione del lavoro fatto, ma soprattutto di quello che ci si impegna a fare».
«Tra scuola e famiglie bisogna costruire ponti»
Proprio il coinvolgimento dei genitori è uno dei punti centrali del lavoro portato avanti allo Sperone. «Se non c’è una condivisione di intenti, di impegno e di amore nel crescere i nostri ragazzi e le nostre ragazze, penso che non abbia neanche valore il lavoro della scuola, se si pone in contrapposizione con la famiglia».
Un rapporto che, sottolinea la dirigente, non si costruisce una volta per tutte: «C’è da fare ponti. È difficile creare questa collaborazione, va curata, ci vuole una manutenzione quotidiana». Perché l’obiettivo non è soltanto la crescita degli studenti: «La crescita è della comunità».
La battaglia per l’asilo nido dello Sperone
E proprio dalla scuola parte anche l’impegno per l’apertura dell’asilo nido dello Sperone, una struttura attesa dal quartiere da decenni e oggi al centro della mobilitazione di residenti e associazioni.
Per Di Bartolo il tema va ben oltre la disponibilità di nuovi posti per i bambini. «Ci sono dei processi che, se non iniziano nella primissima infanzia, nei primi mesi di vita, si perdono per sempre. Vuol dire condannare i nostri bambini a partire già qualche passo indietro».
Ma c’è anche il tema dell’autonomia delle donne. «Molte delle nostre mamme che hanno preso la licenza media con noi vorrebbero proseguire negli studi, ma tutto questo è possibile soltanto se ci sono servizi di cura ed educativi per la prima infanzia».
Di Bartolo lega direttamente la disponibilità di questi servizi alle pari opportunità: «Quando parliamo di diritti delle donne, di pari opportunità, anche di contrasto alla violenza di genere, se una donna non può essere indipendente economicamente, tutto questo senza strumenti concreti non si può fare».
E quindi, dice, non bastano le dichiarazioni: «Sugli slogan e sulle dichiarazioni di principio siamo tutti d’accordo, ma poi bisogna fare. Bisogna che le parole abbiano una concretezza e per noi la concretezza è l’asilo nido».
«Alzare la testa, non la voce»
È questa, in fondo, l’idea di scuola che Di Bartolo racconta nell’intervista: un presidio che si occupa dei bambini ma prova anche a cambiare ciò che accade intorno.
«Dobbiamo testimoniare che vogliamo essere cittadini ogni giorno, insegnanti e genitori insieme. L’importante è esserci, con i mezzi giusti, alzando la testa, non alzando la voce o alzando le mani, per far valere i diritti dei bambini e delle bambine».
Qui sotto la video intervista integrale ad Antonella Di Bartolo.
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