Crollo di Messina. Terza vittima: la 21enne Alessandra Frazzica
Si continua a scavare senza sosta tra le macerie della palazzina crollata giovedì 30 luglio nel rione Pistunina, nella zona sud di Messina. Il bilancio della tragedia è salito a tre vittime, mentre altre tre persone risultano ancora disperse.
I vigili del fuoco cercano Santino Magazzù, marito di Rosa Leone, Sara Leone, sorella della donna, e Lhairu Warnakulasuriya, collaboratore domestico originario dello Sri Lanka.
Intanto la Procura di Messina ha iscritto tre persone nel registro degli indagati. Gli avvisi di garanzia, accompagnati dall’invito a comparire, sono stati notificati a due imprenditori e a un ingegnere. I reati ipotizzati sono omicidio colposo plurimo, disastro colposo e rimozione delle cautele contro gli infortuni sul lavoro.
Recuperato il corpo di Alessandra Frazzica
La terza vittima è Alessandra Frazzica, la commessa di 21 anni che lavorava nel bazar situato all’interno dello stabile. Il corpo della giovane è stato recuperato nella parte più bassa dell’ammasso di detriti e successivamente riconosciuto dai familiari.
Prima di lei erano stati ritrovati senza vita Carmelo Leone e la sorella Rosa Leone, di 60 anni, identificata dalla figlia.
Restano quindi da trovare il marito di Rosa, Santino Magazzù, la sorella Sara e Lhairu Warnakulasuriya.
Le speranze di individuarli ancora in vita si riducono con il passare delle ore, ma le squadre di soccorso continueranno a lavorare, come assicurato dal comandante provinciale dei vigili del fuoco Michele Burgio, per tutto il tempo necessario.
Chi sono i tre indagati
Secondo quanto emerso, gli indagati sono Alessandro Panarello, Pasquale D’Alì e l’ingegnere Pietro Leone.
Panarello è il commerciante che aveva preso in affitto dalla famiglia Leone il piano terra dell’edificio, dove era prevista l’apertura di una macelleria. I lavori di ristrutturazione sarebbero stati affidati alla ditta di Pasquale D’Alì, mentre Pietro Leone avrebbe ricoperto il ruolo di direttore dei lavori. Quest’ultimo è anche parente della famiglia proprietaria dello stabile.
L’iscrizione nel registro degli indagati è un atto a garanzia delle persone coinvolte e non costituisce un accertamento di responsabilità. Saranno gli interrogatori, gli accertamenti tecnici e le eventuali perizie a chiarire quale ruolo abbiano avuto i lavori in corso nel cedimento della palazzina.
L’indagine sui lavori al piano terra
L’inchiesta è coordinata dalla Procura di Messina ed è condotta dai carabinieri del Comando provinciale, dagli operatori dello Spresal dell’Asp di Messina e dai vigili del fuoco.
Gli investigatori stanno verificando se esista un collegamento tra il crollo e il cantiere aperto nei locali al piano terra. La Procura ha disposto il sequestro dell’area del disastro e di uno spazio vicino allo stadio San Filippo destinato allo stoccaggio temporaneo delle macerie rimosse.
Il procuratore capo di Messina, Antonio D’Amato, ha spiegato che l’indagine viene condotta a 360 gradi, anche per comprendere la natura dei lavori che erano in corso e verificare se riguardassero elementi strutturali dell’edificio.
Al momento non è stata ancora stabilita la causa del crollo. L’ipotesi investigativa si concentra sul possibile cedimento di una struttura portante ai livelli inferiori, ma saranno gli accertamenti tecnici a fornire risposte definitive.
Le ricerche tra focolai e solai collassati
Le operazioni dei vigili del fuoco proseguono giorno e notte in condizioni estremamente difficili. Gli specialisti Usar lavorano tra solai collassati, spazi molto ridotti e focolai ancora attivi sotto i detriti.
Nei primi giorni le ricerche sono state ostacolate anche dal calore e dai gas prodotti dall’incendio delle batterie al litio presenti nel negozio. La progressiva diminuzione dei fumi ha reso più agevole l’intervento, ma la struttura continua a presentare numerosi pericoli.
A poca distanza dall’area del crollo è stato allestito uno spazio riservato ai familiari, assistiti dalla Protezione civile e dagli psicologi.
Particolarmente forte è la partecipazione della comunità dello Sri Lanka, riunita attorno alla famiglia di Lhairu Warnakulasuriya. L’uomo è padre di due figlie e, dopo la morte del padre, rappresentava un importante sostegno economico anche per le sue quattro sorelle.
L’Azienda ospedaliera universitaria “G. Martino” ha attivato un servizio di supporto psicologico per i superstiti e per i familiari delle vittime e dei dispersi. L’attesa continua, mentre sotto le macerie si cercano ancora tre persone.
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