Trapani, Abbruscato: "Nessun aumento nella Tari ricevuta". Ma perché alcuni cittadini pagano di più?
"Nell'acconto Tari 2026 non ci sono aumenti rispetto allo scorso anno".
Lo ha ribadito l'assessore ai Tributi Enzo Abbruscato, cercando di rassicurare i cittadini dopo le polemiche seguite alla mancata approvazione del nuovo Piano economico finanziario (PEF) e delle tariffe 2026.
Eppure, proprio in questi giorni, diversi contribuenti hanno segnalato di aver ricevuto a luglio un avviso di pagamento con importi superiori rispetto a quelli pagati nel 2025.
Un'apparente contraddizione che ha alimentato dubbi e sospetti, soprattutto sui social, dove c'è chi sostiene che il Comune avrebbe già applicato gli aumenti mai approvati dal Consiglio comunale.
Ma è davvero così?
Cosa dice il Comune
La posizione dell'assessore Abbruscato è netta: nell'acconto Tari 2026 non sono stati applicati gli aumenti contenuti nel nuovo PEF, che il Consiglio comunale non ha approvato.
Una precisazione importante, perché le tariffe della Tari sono di competenza del Consiglio comunale e, in assenza della relativa deliberazione, non possono essere applicati nuovi coefficienti tariffari.
In altre parole, il Comune esclude categoricamente che nelle bollette recapitate a luglio siano stati inseriti aumenti derivanti da tariffe mai approvate.
Perché allora qualcuno paga di più?
È qui che nasce il vero interrogativo.
Il fatto che alcuni contribuenti abbiano ricevuto un acconto più elevato non significa automaticamente che siano aumentate le tariffe.
Una bolletta Tari può infatti variare anche mantenendo inalterati i coefficienti dell'anno precedente.
Le cause possono essere diverse: aggiornamenti della superficie imponibile, variazioni del numero dei componenti del nucleo familiare, perdita di agevolazioni, correzioni della banca dati tributaria oppure ricalcoli effettuati dall'ufficio dopo dichiarazioni o verifiche.
Sono tutti elementi che incidono sull'importo finale pur lasciando immutate le tariffe deliberate.
Naturalmente, il Comune non potrebbe comunque fornire spiegazioni sui singoli avvisi di pagamento. Proprio per questo non è possibile stabilire caso per caso quale sia la causa precisa della differenza.
Il nodo del PEF
La vicenda si inserisce in una situazione amministrativa particolarmente delicata.
Gli avvisi di pagamento dell'acconto Tari 2026 sono stati elaborati e spediti prima della delibera di Giunta e prima dell'ultimo passaggio in Consiglio comunale.
Secondo quanto sostenuto dall'amministrazione, proprio per questo motivo, gli avvisi già emessi non conterrebbero alcun aumento tariffario riconducibile al PEF 2026.
La confusione alimenta i sospetti
Il problema, oggi, è soprattutto quello della comunicazione.
Da una parte il Comune assicura che non è stato applicato alcun aumento di tariffa.
Dall'altra, ci sono cittadini che vedono un importo superiore rispetto all'anno scorso e finiscono, inevitabilmente, per pensare che quegli aumenti siano già entrati in bolletta.
Le due circostanze, però, non sono necessariamente incompatibili.
Una cosa è l'aumento delle tariffe, che richiede una deliberazione del Consiglio comunale. Un'altra è l'aumento del singolo avviso di pagamento, che può dipendere da modifiche della posizione del contribuente o da aggiornamenti tecnici della banca dati.
Proprio per questo sarebbe utile che gli uffici spiegassero con maggiore dettaglio, ai singoli contribuenti che ne facessero richiesta, il metodo utilizzato per il calcolo degli acconti, chiarendo quali elementi possono determinare importi diversi a parità di tariffe.
Perché in una fase in cui la Tari è già al centro di uno scontro politico e di un possibile "buco" nei conti comunali, la trasparenza diventa il primo antidoto contro sospetti, polemiche e disinformazione.
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