La Procura della repubblica di Marsala ha chiesto il rinvio a giudizio, per bancarotta fraudolenta, di cinque persone che in diverse epoche, tra il 2010 e il 2020, hanno amministrato la cooperativa sociale “Airone”, che operava principalmente nel settore delle mense scolastiche.
Il processo è stato chiesto per Giovanni Ferracane, di 70 anni, ex consigliere provinciale e comunale, che fu presidente del cda della cooperativa dall’aprile 2018 al giugno 2020, quando il tribunale di Marsala dichiarò il fallimento della società, Carlo Bertolino, di 44 anni, Maria Daniela Filardo, di 65, Ignazio Maria Giuseppe Calia, di 67, e Vito Ferracane, di 45.
Tra gli iniziali indagati c’era anche l’ex deputato regionale Antonio Giuseppe Parrinello, di 64 anni, ma la sua posizione è stata archiviata dal pm Stefania Tredici a seguito di interrogatorio e indagini difensive condotte dall’avvocato Gaetano Di Bartolo che hanno accertato la sua estraneità ai fatti contestati.
La prima udienza preliminare davanti al gup di Marsala per decidere sulle cinque richieste di rinvio a giudizio è stata fissata per il 15 settembre. Inizialmente indagato anche il commercialista Giulio Bellan (che in un altro procedimento per bancarotta fraudolenta è stato condannato, in primo grado, lo scorso dicembre, a quattro anni e 4 mesi di carcere), ma anche la sua posizione è stata archiviata dal pubblico ministero.
Queste, nel dettaglio, sono le contestazioni mosse ai cinque per i quali viene chiesto il processo. Secondo l’accusa, Bertolino, Filardo e Calia, in concorso tra loro, avrebbero distratto dal patrimonio sociale risorse finanziarie per 194.331 euro. E omettendo di esercitare i doveri di vigilanza e controllo, la somma aumenta a 238.175 euro. Nel dettaglio, 46 assegni circolari, per un totale di oltre 84mila euro, emessi tra il 2014 e il 2015 sul conto del Banco Popolare Siciliano, non sono stati rinvenuti nella cassa della cooperativa o sarebbero stati impiegati nell’ambito di operazioni inerenti l’esercizio dell’attività di imprese. Oltre 68 mila euro, poi, sarebbero stati accreditati a Bertolino a titolo di “rimborso spese”, ricariche carta, e altro, ma secondo gli investigatori “privi di qualsiasi riscontro giustificativo nella documentazione contabile”. Poco più di 21 mila euro, successivamente, venivano restituiti dal Bertolino. Sarebbero stati distratti, inoltre, oltre 64 mila euro di vari pagamenti effettuati dalla cooperativa “Nuova Cucina siciliana” e quasi 44mila stornando “senza nessuna giustificazione economica” una serie di fatture emesse tra il 2010 e il 2011 da Ipermarket. Giovanni Ferracane, invece, è accusato di avere tenuto le scritture contabili in modo da “non rendere possibile la ricostruzione del patrimonio o del movimento degli affari”. Ciò, secondo l’accusa, “allo scopo di procurarsi un ingiusto profitto e di recare pregiudizio ai creditori”. Ed inoltre, insieme a Vito Ferracane, di avere rinunciato ad una parte di credito vantato dalla coop “Airone” di 82.429 euro maturato nei confronti di “Nuova Cucina siciliana”, nonché di avere effettuato un pagamento di 9.428 euro in favore di un legale “in danno della par condicio” tra i creditori.