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05/08/2026 06:00:00

Operazione Alba, LiberoFuturo attacca: «Clemenza infangato»

La chiamarono Operazione Alba, ma per LiberoFuturo quella grande operazione antimafia su Partanna si è trasformata rapidamente in un tramonto. Un tramonto giudiziario, mediatico e, soprattutto, umano.

L’associazione interviene dopo la sentenza con cui il giudice del Tribunale di Palermo ha assolto dall’accusa di associazione mafiosa Santo La Rocca e Nicola Pandolfo, disponendone la scarcerazione. Ma nella nota inviata alla redazione il punto centrale è un altro: il caso di Nicola Clemenza, imprenditore antiracket ed ex presidente di LiberoFuturo, coinvolto nell’indagine del 2025 ma, secondo quanto riferisce l’associazione, mai rinviato a giudizio.

 

«L’Alba è tramontata miseramente»

 

Il titolo scelto da LiberoFuturo è volutamente polemico: “La chiamarono Operazione Alba ma fu subito tramonto”.

«Nel giugno del 2025, grazie ad un’operazione di polizia denominata enfaticamente Alba, dissero di aver colpito pesantemente la famiglia mafiosa di Partanna – si legge nella nota –. Oggi, però, a distanza di tredici mesi, l’Alba è tramontata miseramente».

L’operazione portò a cinque misure cautelari per accuse che andavano dall’associazione mafiosa all’estorsione, fino agli appalti pilotati. Adesso, con rito abbreviato, La Rocca e Pandolfo sono stati assolti dall’accusa associativa perché il fatto non sussiste.

Nello stesso procedimento Giovanni Luppino, imprenditore di Campobello di Mazara ed ex autista di Matteo Messina Denaro, è stato invece condannato per tentata estorsione.

 

Il caso di Nicola Clemenza

 

LiberoFuturo concentra però la propria attenzione sul trattamento riservato a Nicola Clemenza.

Imprenditore di Partanna, Clemenza è conosciuto per aver denunciato il racket e per aver guidato negli anni l’associazione antiracket, assistendo numerosi imprenditori che avevano deciso di collaborare con magistratura e forze dell’ordine.

Quando il suo nome emerse tra quelli degli indagati, la notizia ebbe grande risalto.

LiberoFuturo ricorda alcuni dei titoli pubblicati in quei giorni: «L’ombra della mafia sull’imprenditore Nicola Clemenza», «Un insospettabile tra gli indagati», «Imprenditore antiracket nel mirino dell’operazione antimafia» e «Sott’accusa pure un imprenditore antiracket».

Titoli pesanti, capaci di segnare una reputazione costruita in anni di impegno contro le estorsioni.

«Naturalmente Clemenza non fu neanche rinviato a giudizio, ma nessuno ne ha parlato», scrivono Enrico Colajanni e lo stesso Nicola Clemenza nella nota.

 

La domanda di LiberoFuturo

 

La domanda posta dall’associazione è netta: come è stato possibile coinvolgere e «infangare con tanta leggerezza» un imprenditore denunciante, che aveva contrastato in prima persona la mafia e che dal 2007 aveva lavorato a fianco di centinaia di vittime del racket?

Non si contesta il diritto-dovere della magistratura di indagare. Il tema sollevato è quello delle conseguenze pubbliche di un’indagine e del modo in cui le accuse vengono raccontate.

Perché essere indagati non significa essere colpevoli. E quando una posizione viene archiviata, stralciata o comunque non arriva al processo, l’epilogo dovrebbe avere la stessa evidenza mediatica riservata all’inizio.

È il solito problema della cronaca giudiziaria: l’accusa arriva con le sirene, la mancata incriminazione spesso passa in silenzio.

 

Anche Tp24 raccontò l’indagine

 

Tra i giornali che nel 2025 diedero risalto alla posizione di Clemenza ci fu anche Tp24, con un articolo che ricostruiva le contestazioni degli investigatori e i presunti rapporti con soggetti indicati come vicini agli ambienti mafiosi.

 

 

«L’antimafia sociale è in declino»

 

La nota non si ferma al caso personale di Clemenza.

LiberoFuturo parla anche di una «pesante e immotivata demolizione» delle proprie associazioni da parte delle Prefetture di Palermo e Trapani.

Secondo l’associazione, vicende come questa aiuterebbero a comprendere le ragioni del progressivo declino dell’antimafia sociale e della riduzione delle denunce di estorsione registrata dal 2015 in poi.

Un passaggio molto delicato, che chiama direttamente in causa le istituzioni e il rapporto di fiducia con gli imprenditori chiamati a denunciare.

Se chi denuncia teme di essere lasciato solo, delegittimato o travolto da accuse poi non confermate, tutto il sistema dell’antiracket rischia di indebolirsi.

 

LiberoFuturo annuncia nuovi interventi

 

«Trascorse le ferie torneremo su queste tematiche», annunciano Colajanni e Clemenza.

L’obiettivo dichiarato è duplice: «Ripulire l’immagine ingiustamente infangata di LiberoFuturo e Nicola Clemenza» e provare a rilanciare «l’azione dell’autentica antimafia sociale».