Nessun aumento "nascosto" nella Tari 2026. Dopo alcune segnalazioni di contribuenti che avevano ricevuto un acconto superiore rispetto allo scorso anno, l'assessore Enzo Abbruscato interviene per chiarire il metodo di calcolo utilizzato e respinge l'ipotesi, circolata anche sui social, che siano state applicate tariffe non ancora approvate dal Consiglio comunale.
La questione era nata dalle dichiarazioni dell'assessore ai Tributi, che aveva assicurato come nell'acconto Tari 2026 non fossero stati inseriti aumenti tariffari. Alcuni cittadini, però, avevano reclamato bollettini con importi superiori rispetto al 2025, alimentando dubbi e polemiche.
Ora Palazzo D'Alì prova a fare chiarezza con una nota tecnica dettagliata.
L'acconto può essere più alto, ma il totale non cambia
Secondo l'amministrazione, il punto centrale è distinguere tra l'importo dell'acconto e il tributo complessivo dovuto nell'anno.
L'acconto 2025 era stato calcolato applicando il 75% delle tariffe 2024 e comprendeva soltanto le componenti perequative UR1 e UR2, pari complessivamente a 1,60 euro.
La nuova componente perequativa UR3, introdotta da ARERA e pari a 6 euro per utenza, non era invece stata inserita nell'acconto ma recuperata successivamente.
Per il 2026, invece, l'acconto è stato determinato applicando il 75% delle tariffe 2025, includendo fin da subito tutte e tre le componenti perequative previste da ARERA: UR1, UR2 e UR3, per un importo complessivo di 7,60 euro.
È proprio questa diversa distribuzione degli importi, sostiene il Comune, a determinare la differenza percepita dai contribuenti.
L'esempio del Comune
Per dimostrare la correttezza del calcolo, l'amministrazione propone un esempio concreto riferito a un'abitazione di 66 metri quadrati occupata da quattro componenti.
Acconto 2025
Il calcolo era così composto:
- quota fissa: 83,82 euro;
- quota variabile: 263,41 euro;
- imponibile Tari: 347,23 euro;
- TEFA (5%): 17,36 euro;
- componenti perequative UR1 e UR2: 1,60 euro.
Totale dell'acconto: 366 euro.
Acconto 2026
Per la stessa utenza il Comune applica:
- quota fissa: 86,93 euro;
- quota variabile: 261,42 euro;
- imponibile Tari: 348,35 euro;
- TEFA: 17,41 euro;
- componenti perequative UR1, UR2 e UR3: 7,60 euro.
Il totale dell'acconto diventa così 373 euro, cioè circa 7 euro in più rispetto all'anno precedente.
Il saldo sarà più basso
Secondo Palazzo D'Alì, però, fermarsi all'acconto porta a una conclusione sbagliata.
Il maggiore importo pagato adesso verrà infatti compensato nel saldo di fine anno.
Nell'esempio fornito dal Comune, infatti, il saldo 2026 sarà di circa 122 euro, contro i 129 euro pagati nel 2025.
Il risultato finale, sostiene l'amministrazione, è che il carico fiscale complessivo rimane identico, pari a 495 euro annui.
In sostanza, cambia soltanto la distribuzione tra prima e seconda rata.
Nessuna tariffa non approvata
Il Comune ribadisce che l'acconto 2026 non è stato calcolato applicando le tariffe contenute nel nuovo Piano economico finanziario, mai approvato dal Consiglio comunale.
La base utilizzata resta quella delle tariffe 2025, mentre l'incremento visibile nell'acconto deriverebbe esclusivamente dalla diversa gestione delle componenti perequative stabilite da ARERA e dalla ripartizione tra acconto e saldo.