Ieri, nello stesso spazio, c'erano bambini che correvano dietro a un pallone, ragazzi appesi alle sbarre del calisthenics, famiglie sedute a bordo campo ed altre affacciate alle finestre circostanti ad applaudire.
Tante associazioni sportive presenti - dal rugby alla handball, la scherma ed il baskin - qualcun'altra prevedibilmente assente.
Se c'è un'immagine che racconta il senso del progetto "Illumina" inaugurato a Trapani il 4 agosto, è tutta qui: nello stesso pezzo di città che la cronaca aveva consegnato al degrado, oggi si prova a costruire un'altra storia.
L'inaugurazione del playground di via del Cipresso rischia di essere raccontata come l'ennesimo taglio del nastro. In realtà racconta molto di più.
Racconta l'idea che lo sport possa diventare uno strumento di prevenzione prima ancora che di aggregazione, capace di restituire ai cittadini spazi autentici, accessibili e sicuri.
È questa la filosofia di Sport Illumina, il progetto promosso dal Ministro per lo Sport e i Giovani attraverso il Dipartimento per lo Sport e realizzato da "Sport e Salute", che ha scelto Trapani per inaugurare il primo Spazio Illumina del Mezzogiorno.
Quando Trapani ha candidato quell'area al progetto nazionale "Sport Illumina", nessuno poteva immaginare che, pochi mesi dopo, un'indagine avrebbe confermato ciò che molti residenti denunciavano da tempo: quel quartiere era diventato un punto di riferimento per lo spaccio. È come se la cronaca avesse dato ancora più forza all'intuizione del progetto.
Perché la risposta al degrado non può arrivare soltanto con le operazioni di polizia. Deve arrivare anche prima, creando alternative.
Quello di via del Cipresso non è un semplice playground, ma un presidio sociale. Un luogo che non verrà lasciato a sé stesso: ci saranno tutor, attività organizzate, una gestione stabile affidata a un'associazione, bambini che potranno viverlo ogni giorno e, entro settembre, anche un'area dedicata ai più piccoli, da zero a sei anni, con giochi e fontanelle.
Accanto al campo, inoltre, il murale realizzato con il contributo del Liceo Artistico racconta visivamente la stessa idea: lo spazio pubblico può tornare a essere bello, riconoscibile e condiviso.
La vera novità è proprio questa. Per troppo tempo la politica ha pensato che bastasse inaugurare un'opera per risolvere un problema. Campetti costruiti e poi lasciati all'abbandono, parchi inaugurati e poco dopo vandalizzati.
"Illumina" prova a ribaltare questa logica: prima si costruisce uno spazio, poi lo si anima. Perché uno spazio vuoto torna rapidamente ad appartenere al degrado; uno spazio vissuto, invece, appartiene alla comunità.
Per questo la giornata di ieri racconta anche un'altra verità. T
ra freestyle, basket, calisthenics e decine di ragazzi che affollavano il playground, il quartiere ha mostrato un volto che da tempo non si vedeva.
Il volto di un quartiere che, nonostante tutto, è rimasto comunità e dal quale - secondo l'assessore Andrea Genco - bisogna ripartire. "Non basta di certo un playground, occorre lavorare ogni giorno per migliorare la qualità della vita dei cittadini. Loro sono i nostri veri alleati".
Linea condivisa da Diego Nepi Molineris, Amministratore delegato di "Sport e Salute", che in queste aree vorrebbe si ricreassero quegli spazi protetti, familiari, che forse appartengono ad altri tempi, ma che sicuramente appartengono ancora ai valori dello Sport.
Lo sport sano, che è sfida e ambizione, ma soprattutto team e collaborazione reciproca: "Sono molto orgoglioso di tutti i componenti di "Sport e Salute" che, per i prossimi sei anni, contribuiranno alla cura e alla crescita di questo spazio e alla guida delle attività. Illumina è un punto luce di crescita sociale, e siamo fieri che Trapani sia stato il primo progetto attivato nel Mezzogiorno".
Per qualche ora via del Cipresso è diventata quello che dovrebbe essere ogni periferia: un luogo di relazioni e non di paura.
Eppure, proprio nel momento più simbolico della cerimonia, è emersa anche la distanza che ancora separa le istituzioni da una parte della città.
Un giovane atleta, prendendo la parola, ha provato a ringraziare il sindaco per avere sostenuto il progetto. Non è riuscito a concludere il suo intervento senza essere interrotto più volte dai fischi provenienti da alcuni residenti del quartiere. Un episodio che sarebbe facile liquidare come una contestazione politica, ma che in realtà racconta qualcosa di più profondo: la diffidenza di una comunità che, probabilmente, negli anni ha visto passare troppe promesse senza vedere cambiare davvero la propria quotidianità.
È un paradosso solo apparente, perché quei fischi non cancellano il valore del progetto.
Semmai ricordano quanto lavoro resti ancora da fare.
Rigenerare uno spazio è relativamente semplice; ricostruire la fiducia tra cittadini e istituzioni richiede molto più tempo ed impegno.
Proprio per questo il successo di "Illumina" non si misurerà dal numero dei canestri segnati o dalle inaugurazioni. Si misurerà tra qualche anno. Se quel playground continuerà a essere pieno di bambini, se le famiglie lo rispetteranno sentendolo come casa.
Se i ragazzi sceglieranno quel campo invece della strada. E se quel quartiere riuscirà finalmente a identificarsi non più con una piazza di spaccio, ma con una piazza di sport.
Perché le città cambiano davvero quando cambia il significato dei loro luoghi. E via del Cipresso, ieri, ha provato a riscrivere il proprio.
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