Col melodramma giocoso donizettiano ,portato in scena nella suggestiva location del Teatro Giuseppe Di Stefano di Trapani il 31 Luglio e l'1 Agosto, si e' chiuso il ciclo operistico classico estivo trapanese.
Gli elementi concorrenti al successo dell'opera sono stati tutti messi sapientemente in evidenza. L'Elisir d'amore (libretto di Felice Romani e musiche di Gaetano Donizetti) raramente lascia indifferente il pubblico e questa versione non ha fatto eccezione.
Nell'opera del Maestro bergamasco portata a Trapani gli elementi sono stati tutti in perfetto equilibrio: Nemorino ad Adina , personaggi protagonisti, hanno dato letteralmente voce, senza eccessi, ad un amore intriso di credenze popolari e genuinità, tipiche delle aree rurali di fine Settecento (l'ambientazione è un villaggio basco).
Sotto la direzione di Bruno Cinquegrani, Desirèe Rancatore e Giulio Pelligra hanno , infatti, saputo interpretare sia i momenti ilari che quelli più intimi dei personaggi con le loro arie: una su tutte 'Una furtiva lagrima' cantata da Nemorino , esaltata dal sottofondo dei fiati dell'Orchestra.
L'atmosfera arcadica e la coralità del villaggio sono il perfetto sfondo (o cornice, se preferite) di quel quadro ricco di colori che è l'opera stessa.
L'ottimo Massimo Pizzi Gasparon ha dato il giusto accento , rimanendo fedele al libretto del Romani, alle specificità dei singoli, anche attraverso i costumi: il compassato ed insieme borioso Belcore (Paolo Ingrasciotta), convinto di riuscire a sposare Adina e lo strabordante Dulcamara (Vincenzo Taormina), ciarlatano che con il suo arrivo in mongolfiera (novità per la mobilità della fine del XVIII secolo, perfettamente sottolineata dal videomapping) misto al carisma scenico e ad una vocalità imponente , entusiasma il pubblico esigente.
La leggiadria di Giannetta completa un cast totalmente siciliano, mietitore di successi anche all'estero. L'aspetto Folk esce dal palcoscenico durante la pausa tra i due atti , quando agli spettatori viene offerto il vino Bordeaux spacciato da Dulcamara per Elisir.
I contrasti cromatici goyani fanno da leitmotiv fino a quando Adina scoprirà di amare l'umile contadino, dopo averne scoperto i sacrifici pur di arrivare alla propria amata.
L'ammissione della sconfitta del militare e l'uscita trionfante del millantatore volante, chiudono l'opera e celebrano un Amore d'altri tempi, all'interno di un quadro ricco di colori ed emozioni.
Il talento musicale siciliano e' il fil rouge che ci collega al Sicily Jazz Concert, svoltosi ieri sera, sempre in Villa Margherita. 90 minuti abbondanti, volati letteralmente via, tra le note di celeberrimi brani Jazz, che hanno avuto il grande Lino Patruno come interprete principe, accompagnato da una Jazz ensamble composta, tra gli altri, da Mauro Carpi al violino, Gianluca Galvani alla cornetta, Calogero Marrali alla batteria e la splendida voce di Antonella Parnasso.
Dopo un doveroso memento della genesi dal Jazz, nato negli U.S.A. dall'estro siculo in terra straniera (un nome su tutti: Nick La Rocca, figlio di genitori di Salaparuta e Poggioreale), sono intervenuti, a testimoniare l'attività meritoria della Lino Patruno Fondation, in video call su maxischermo, due ospiti d'eccezione: Renzo Arbore, da sempre legato alla nostra città, e Franco Nero (vicepresidente della Fondazione stessa).
Nel frattempo la serata volava via, cullati dall'interpretazione di brani senza tempo come 'Bye Bye Blues', 'Estate' di Bruno Martino, 'When the saints go marching in' e altri, dove il banjo (strumento a corde statunitense DOC) del novantenne ospite d'onore, ha deliziato il pubblico, nonostante l'afa agostana.
Giuseppe Giacalone