Sanità, il Governo impugna la norma “anti Croce”. M5S: “Vogliono fermarci”
La chiamano ormai “norma anti Croce”, perché nasce anche da quello che è accaduto a Trapani: un direttore generale dell’Asp che, contemporaneamente, ricopriva un incarico politico in un Comune siciliano.
Adesso quella norma, voluta dal Movimento 5 Stelle e approvata dall’Ars, è finita nel mirino del Governo nazionale. Il Consiglio dei ministri ha deciso di impugnarla davanti alla Corte costituzionale.
Ma attenzione: impugnare non significa cancellare. La disposizione, almeno per il momento, resta in vigore. Sarà la Consulta a stabilire se la Sicilia poteva introdurre un’incompatibilità più severa rispetto a quella prevista dalla normativa nazionale.
E intanto si apre lo scontro politico.
La norma nata dopo il caso Croce
Il riferimento è a Ferdinando Croce, che ha guidato l’Asp di Trapani e contemporaneamente ha ricoperto l’incarico di assessore comunale a Giardini Naxos.
Una sovrapposizione consentita dalla disciplina nazionale proprio perché Giardini Naxos è un Comune con meno di 15 mila abitanti. Il decreto legislativo 39 del 2013 prevede infatti l’incompatibilità tra i vertici delle aziende sanitarie e gli incarichi nelle giunte o nei consigli comunali quando il Comune supera quella soglia. (Autorità Nazionale Anticorruzione)
Il Parlamento siciliano ha deciso di andare oltre.
Con l’articolo 20 della legge regionale 13 del 28 maggio 2026, pubblicata sulla Gazzetta ufficiale della Regione il 5 giugno, è stato stabilito che gli incarichi di direttore generale, direttore sanitario e direttore amministrativo delle Asp e delle aziende ospedaliere sono incompatibili con quelli di sindaco, componente della giunta, consigliere comunale e amministratore circoscrizionale. Senza distinguere tra Comuni grandi e piccoli. (Osservatorio Olympus)
In pratica: niente più scappatoia dei 15 mila abitanti.
Di Paola: “Meloni, Salvini e Schifani le provano tutte”
La reazione del Movimento 5 Stelle è durissima.
“Meloni, Salvini e Schifani le provano tutte pur di fermare la nostra battaglia”, afferma Nuccio Di Paola, coordinatore regionale del M5S e vicepresidente dell’Ars.
Secondo Di Paola, il Governo avrebbe scelto di “attaccarsi a un cavillo tecnico” pur di ostacolare una norma che punta a separare nettamente gestione sanitaria e incarichi politici.
Il deputato Cinque Stelle torna quindi sul caso dell’Asp di Trapani e sullo scandalo dei referti istologici consegnati con pesantissimi ritardi.
“Per recidere le commistioni tra sanità e politica – sostiene – avevamo proposto e fatto approvare una legge che andasse oltre la previsione nazionale”, impedendo ai vertici delle aziende sanitarie di ricoprire contemporaneamente incarichi politici anche nei Comuni sotto i 15 mila abitanti.
Il riferimento a Croce non è casuale. L’ex manager dell’Asp trapanese era stato nominato direttore generale nel 2024, mentre risultava anche assessore del Comune di Giardini Naxos. (Giardini-Naxos Comune)
Il Governo impugna, ma la norma resta in vigore
Ed è qui che arriva il passaggio giuridicamente più importante.
L’impugnazione del Consiglio dei ministri non sospende automaticamente la legge regionale.
La norma anti Croce continua quindi a produrre i suoi effetti fino a quando la Corte costituzionale non si pronuncerà, salvo eventuali modifiche o abrogazioni decise nel frattempo dall’Ars.
Ed è proprio quest’ultimo scenario che preoccupa il Movimento 5 Stelle.
“Vigileremo affinché Schifani non sopprima la norma alla prima occasione”, dice Di Paola, chiedendo anzi al governo regionale di resistere davanti alla Corte costituzionale e di rivendicare le prerogative riconosciute alla Sicilia in materia di enti locali.
Adesso la battaglia si sposta alla Consulta
La questione, al netto delle dichiarazioni politiche, è interessante.
Da una parte c’è la normativa nazionale, che fissa determinate incompatibilità e utilizza in alcuni casi la soglia dei 15 mila abitanti. Dall’altra c’è la Regione Siciliana che ha deciso di chiudere quella che considera una falla del sistema: se dirigere un’Asp e fare politica nello stesso momento è inopportuno, il problema non dovrebbe improvvisamente scomparire perché il Comune ha 14.999 abitanti.
Adesso bisognerà capire se questa scelta rientri davvero nell’autonomia legislativa della Sicilia o se, come sostiene il Governo nazionale con l’impugnativa, la Regione abbia oltrepassato i propri poteri.
Sarà la Corte costituzionale a dirlo.
Nel frattempo, però, la norma “anti Croce” c’è. Ed è ancora legge.
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