La Regione Siciliana apre i cordoni della borsa per lo spettacolo. Questa volta, però, attraverso bandi e criteri pubblici. Sono stati pubblicati gli avvisi 2026 del Fondo unico regionale per lo spettacolo (Furs) destinati ad associazioni, fondazioni ed enti privati.
Sul piatto ci sono 5,8 milioni di euro, ai quali si aggiunge un altro milione destinato alle associazioni culturali e alle compagnie teatrali amatoriali senza scopo di lucro.
In tutto, dunque, 6,8 milioni di euro per teatro, musica, festival, spettacoli per ragazzi, concerti, bande, circhi e spettacoli viaggianti.
Una notizia che assume un significato particolare dopo le polemiche che negli ultimi anni hanno accompagnato in Sicilia la distribuzione dei soldi pubblici destinati a cultura, spettacoli ed eventi. Perché il punto non è stato soltanto quanti soldi spendere, ma soprattutto come distribuirli e a chi.
Sono dieci gli avvisi pubblicati dalla Regione Siciliana. I provvedimenti stabiliscono termini per la presentazione delle domande, modalità di compilazione delle istanze e criteri utilizzati per distribuire le diverse quote del Fondo.
I contributi riguardano attività teatrali e musicali, festival, teatro per ragazzi, attività concertistiche e bandistiche, spettacoli viaggianti e circensi.
La misura può quindi interessare numerose realtà culturali siciliane, comprese quelle della provincia di Trapani che organizzano spettacoli, rassegne e iniziative durante tutto l'anno.
Il Furs, però, in Sicilia non è soltanto un capitolo di bilancio. Negli ultimi anni è diventato anche il centro di una battaglia politica e culturale sulla trasparenza nell'assegnazione dei contributi regionali.
Alla fine del 2024 il Coordinamento degli Stati generali dello spettacolo aveva presentato un'istanza ai vertici della Regione e dell'Assemblea regionale siciliana chiedendo proprio di rafforzare il Fondo unico regionale e di ridurre il ricorso ai finanziamenti assegnati direttamente per legge a singoli enti e associazioni.
Il problema denunciato era quello di un sistema nel quale alcune associazioni potevano ottenere finanziamenti attraverso una selezione pubblica, mentre altre beneficiavano di stanziamenti inseriti direttamente nelle norme approvate dall'Ars. Da qui l'accusa, ricorrente nel dibattito pubblico, delle cosiddette "mancette": fondi assegnati dalla politica a beneficiari individuati senza un bando aperto a tutti.
Il Coordinamento sosteneva che questa modalità potesse determinare disparità di trattamento e chiedeva invece di convogliare maggiori risorse proprio nel Furs, lo strumento istituito per consentire agli operatori del settore di concorrere secondo regole comuni.
Tra le richieste avanzate c'era anche il rifinanziamento del capitolo dedicato a festival e rassegne, che secondo gli operatori era stato penalizzato proprio mentre aumentavano gli stanziamenti diretti.
È anche alla luce di questo precedente che i nuovi avvisi del 2026 meritano attenzione.
La Regione mette a disposizione 5,8 milioni attraverso il Furs, utilizzando quindi un meccanismo basato su domande, requisiti e criteri di ripartizione. A questi si aggiunge il milione previsto dalla finanziaria per associazioni culturali e compagnie teatrali amatoriali senza scopo di lucro che realizzano produzioni in Sicilia.
Naturalmente la pubblicazione di un bando, da sola, non chiude il dibattito. Restano da verificare la distribuzione effettiva delle risorse, i criteri applicati, le graduatorie e soprattutto quanto continuerà a pesare, parallelamente al Furs, il sistema dei finanziamenti nominativi inseriti nelle leggi regionali.
Perché in Sicilia il problema dello spettacolo non è mai stato soltanto trovare i soldi. È anche capire chi decide dove devono andare.
L'assessore regionale al Turismo, Sport e Spettacolo Elvira Amata sottolinea invece il valore economico e culturale dell'intervento.
«Il governo Schifani – afferma Amata – conferma il valore strategico di un settore vivace e vitale. Sostenere gli operatori vuol dire contribuire concretamente alla promozione della cultura nella nostra regione e a supportare un volano di sviluppo turistico, considerato il richiamo rappresentato dagli spettacoli sul territorio».
Ed è un punto difficilmente contestabile: uno spettacolo non riempie soltanto una platea. Può portare visitatori, generare presenze, far lavorare tecnici, artisti e imprese e alimentare l'economia dei territori. Soprattutto in una regione nella quale eventi e rassegne sono ormai parte integrante dell'offerta turistica.
Associazioni, fondazioni ed enti interessati devono verificare quale dei dieci avvisi corrisponda alla propria attività, prestando particolare attenzione a requisiti, documentazione richiesta e scadenze.
Le istanze devono essere presentate al Dipartimento regionale del Turismo, dello Sport e dello Spettacolo secondo le modalità previste nei singoli avvisi.