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11/08/2026 18:05:00

Trapani, crisi idrica. 270 giorni e 5 sedute: altra proroga per la Commissione d'inchiesta?

La Commissione d’inchiesta sull’acqua rischia di diventare essa stessa un caso da indagare.

Nata per fare luce sulla gestione e sull’erogazione del servizio idrico comunale, nel pieno della crisi che ha lasciato per mesi intere zone di Trapani tra turnazioni, rubinetti a secco, autobotti e ordinanze sulla non potabilità, la Commissione si trova oggi, dopo 270 giorni, ancora senza una relazione conclusiva.

 

E soprattutto con un problema: si è riunita appena cinque volte, secondo quanto denunciano i consiglieri Vincenzo Guaiana e Angela Grignano.

Adesso il presidente Maurizio Miceli chiede un'altra proroga, la terza, con l'obiettivo è arrivare alla conclusione dei lavori entro settembre. 

Ma Guaiana e Grignano hanno già annunciato il loro voto contrario. E, per la proroga occorre l'unanimità.

 

La questione, dunque, non è soltanto se servano altri trenta giorni. È capire che cosa sia stato fatto in questi nove mesi e perché una Commissione nata per accertare le criticità del servizio idrico non sia ancora arrivata alle conclusioni.

 

Novanta giorni diventati nove mesi

La Commissione era stata istituita nell'agosto del 2025, con una durata iniziale di 90 giorni ed ha una caratteristica: non matura gettoni nè indennità sostitutive. In altre prole, è gratis. 

L'intenzione era quella di ricostruire il funzionamento del servizio, acquisire documenti, ascoltare i responsabili e verificare le criticità della rete.

Nel frattempo, però, l'emergenza idrica è diventata una delle questioni più delicate della città.

La crisi delle fonti e delle condotte si è intrecciata con i problemi degli impianti, le rotture, le difficoltà nella distribuzione e, successivamente, con il tema della qualità dell'acqua. In diversi momenti sono state emesse ordinanze di non potabilità e il Comune ha dovuto intervenire con autobotti e isolamenti di porzioni della rete. In più, la penuria di autobotti comunali lascia a secco per troppi giorni tanti cittadini che non possono ricorrere al privato.

Una vicenda nella quale sono emerse anche difficoltà nella conoscenza stessa della rete idrica e nella ricostruzione delle cause delle contaminazioni.

Ed è proprio mentre il problema continuava a ripresentarsi che la Commissione incaricata di approfondirlo procedeva a rilento.

 

Cinque riunioni, due sopralluoghi

La fotografia fornita da Guaiana e Grignano è impietosa.

In 270 giorni, sostengono i due consiglieri, ci sono state appena cinque convocazioni ufficiali. Due delle quali dedicate proprio alle precedenti richieste di proroga.

Ci sono stati due sopralluoghi, ai serbatoi di San Giovannello e Martogna, e un'audizione del funzionario Zimmardi.

Un'audizione considerata importante dai consiglieri, durata poco più di un'ora e interrotta per impegni del presidente Miceli, con l'impegno era quello di proseguirla. Ma, affermano Guaiana e Grignano, quella prosecuzione non è mai arrivata.

Ed è qui che la polemica diventa sostanziale.

Se mancavano ancora elementi fondamentali, perché non si è ripartiti dalle audizioni già avviate?

 

Miceli: “Mancano documenti e approfondimenti”

Il presidente della Commissione non nega la necessità di proseguire il lavoro, anzi. Ma dà una lettura diversa dei tempi.

“La Commissione d'inchiesta sul servizio idrico ha svolto finora un'attività di approfondimento e studio particolarmente proficua”, sostiene Miceli, spiegando che sono stati acquisiti “elementi di rilievo”.

Ma, aggiunge, restano alcuni aspetti da approfondire e documenti da acquisire prima di poter predisporre una relazione conclusiva.

 

A rallentare il lavoro, secondo il presidente, sarebbero state anche le numerose incombenze degli uffici e la carenza di personale.

Una motivazione che Miceli presenta anche come una scelta di responsabilità: non sovrapporre le esigenze della Commissione alle attività necessarie per garantire la continuità del servizio idrico.

La proposta è dunque quella di una proroga breve, fino a settembre, per completare le ultime audizioni, acquisire la documentazione mancante e arrivare a una relazione “seria, completa e fondata sui dati acquisiti”.

 

“Ma le altre commissioni si riuniscono”

È proprio sulla carenza di personale che Guaiana e Grignano rilanciano.

“Conosciamo perfettamente le difficoltà degli uffici comunali”, affermano. Ma la domanda che pongono è politica prima ancora che amministrativa.

Perché, se il personale è insufficiente, nelle altre commissioni consiliari si riescono a convocare sedute, ascoltare funzionari e affrontare questioni anche più volte nella stessa giornata, mentre per la Commissione d'inchiesta sull'acqua in nove mesi si sono trovati soltanto cinque momenti di confronto?

 

È questa la contraddizione che i due consiglieri vogliono mettere in evidenza.

E ricordano di aver già detto, in occasione della precedente proroga, che non avrebbero sostenuto una terza estensione dei lavori.

“Non era ostruzionismo, ma uno stimolo, un modo per sollecitare un'accelerazione dei lavori”, sostengono.

 

Il rischio è che la proroga non passi

Nel frattempo sono cambiati anche gli equilibri della Commissione.

Con il passaggio della consigliera La Barbera a "Sud chiama Nord -Trapani 2028", l'opposizione conta oggi tre componenti: oltre alla stessa La Barbera, il presidente Maurizio Miceli e Salvatore Daidone.

Guaiana e Grignano hanno già annunciato che non voteranno la proroga.

Ed è qui che la vicenda assume un peso politico maggiore: la Commissione potrebbe trovarsi davanti all'impossibilità di ottenere il tempo supplementare che il presidente considera necessario.

A quel punto resterebbe una sola strada: chiudere.

E scrivere la relazione, con il materiale che c'è.

 

La vera domanda: cosa ha prodotto la Commissione?

È questa, alla fine, la la vera domanda.

Non se Miceli abbia ragione nel chiedere altri trenta giorni o se Guaiana e Grignano abbiano ragione nel voler chiudere.

Ma quale patrimonio di atti, documenti, audizioni e sopralluoghi sia stato effettivamente prodotto dopo nove mesi di lavoro.

 

Perché una Commissione d'inchiesta non dovrebbe essere valutata dalla durata dei suoi lavori, ma dalle risposte che riesce a fornire.

Nel caso dell'acqua, le domande rimaste senza risposta sono troppe

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Perché si sono verificate le contaminazioni? Come è strutturata realmente la rete? Quali sono i punti più vulnerabili? Quante rotture si sono verificate e con quale frequenza? Quanto durano le interruzioni? Qual è il ruolo dei diversi soggetti coinvolti nella filiera? Quali interventi sono stati effettuati? E soprattutto: dove si sono determinate le responsabilità?

 

Sono domande che diventano ancora più urgenti dopo mesi nei quali l'emergenza idrica ha continuato a produrre conseguenze sulla vita quotidiana dei cittadini.

La stessa esigenza di arrivare a una fotografia precisa della rete è emersa nel corso dell'emergenza: una città non può limitarsi a sapere quanta acqua ha a disposizione. Deve sapere anche quanto è fragile il sistema che quell'acqua deve attraversare prima di arrivare ai rubinetti.

Una vera relazione d'inchiesta dovrebbe quindi consegnare alla città una mappatura delle criticità: condotte più vulnerabili, rotture, interruzioni, contaminazioni, interventi e responsabilità.

 

Dopo 270 giorni, però, quella relazione non c'è ancora.

La Commissione nata per capire perché il sistema idrico non abbia funzionato rischia di dover spiegare, prima ancora di tutto il resto, perché non sia riuscita a concludere il proprio lavoro.

“Non vogliamo impedire alla Commissione di lavorare. Vogliamo esattamente il contrario, vogliamo che concluda il proprio lavoro”, dicono Guaiana e Grignano.

 

La convocazione del 13 agosto dirà se ci saranno altri trenta giorni.

Oppure se, dopo nove mesi, sarà finalmente arrivato il momento di mettere tutto nero su bianco.