Dal Satiro al relitto romano di Mazara: il mare di Trapani restituisce tesori. Poi comincia la storia a terra...
Relitto e ... castigo. C'è un museo immenso in provincia di Trapani che non ha biglietteria, custodi né orari di chiusura. È il mare. E ogni tanto apre una sala nuova. Dal Satiro Danzante alle navi romane di Marausa, dalla nave punica di Marsala ai rostri della Battaglia delle Egadi, fino all'ultimo eccezionale relitto scoperto davanti a Mazara del Vallo, i fondali della Sicilia occidentale continuano a restituire pezzi fondamentali della storia del Mediterraneo.
Il problema, semmai, comincia dopo. Quando bisogna recuperare, restaurare, spendere, spiegare, esporre. E soprattutto trasformare una scoperta archeologica in patrimonio realmente conosciuto e fruibile.
L'ultimo ritrovamento di Mazara offre allora l'occasione per mettere in fila una storia straordinaria. Perché in pochi altri territori italiani il mare ha restituito, nel giro di alcuni decenni, una simile concentrazione di tesori.
L'ultima scoperta: sotto uno "scoglio" c'erano duemila anni di storia
A circa tre miglia dalla costa e a 46 metri di profondità è stato individuato un relitto romano databile, secondo le prime valutazioni, tra il II e il I secolo avanti Cristo. Sul fondale ci sono centinaia di anfore, prevalentemente Dressel 1A, insieme a due ceppi d'ancora in piombo e ad altre strutture dello stesso materiale. Il ministro della Cultura Alessandro Giuli lo ha definito «una delle più importanti scoperte archeologiche subacquee degli ultimi anni». (Ministero della Cultura)
Ma dietro il linguaggio inevitabilmente solenne dei comunicati ministeriali c'è una storia molto più semplice e affascinante.
A trovare il relitto sono stati Giacomo De Mola, campione di pesca in apnea, e Igor Bisulli. Durante una giornata di scandaglio, lo StructureScan aveva mostrato sul fondo quella che sembrava una roccia.
De Mola decide di scendere.
«Vedo una grande massa scura e penso: il solito grosso scoglio. Mi avvicino ancora. E mi si ferma il cuore».
Non era uno scoglio.
Era una distesa di centinaia di anfore.
Secondo il racconto di De Mola, il cumulo misura circa 21 metri di lunghezza, sei di larghezza e quasi due di altezza. Oltre alle Dressel 1A sarebbero presenti Lamboglia 2, probabili anfore nordafricane e un'anfora neopunica. È stato realizzato anche un rilievo tridimensionale del sito.
La segnalazione è stata immediatamente trasmessa alla Soprintendenza del Mare. Le verifiche sono state poi condotte insieme al Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Palermo, ai Carabinieri Subacquei di Messina e con il supporto della motovedetta dell'Arma di Trapani. (Ministero della Cultura)
Un comportamento esemplare: scoprire, non toccare, segnalare.
Il Satiro: quando Mazara diventò famosa nel mondo
Per capire cosa può significare una scoperta simile bisogna tornare indietro di quasi trent'anni.
Primavera del 1997. Il motopesca mazarese Capitan Ciccio, comandato da Francesco Adragna, recupera dal Canale di Sicilia una gamba bronzea.
Il 4 marzo 1998 arriva il resto.
Dalle reti emerge un corpo senza braccia e senza l'altra gamba, il busto piegato in una torsione impressionante, il volto abbandonato all'indietro, i capelli mossi da una danza congelata da più di duemila anni.
È il Satiro Danzante.
La statua viene generalmente datata alla fine del IV secolo avanti Cristo ed è diventata una delle immagini più celebri dell'archeologia subacquea mediterranea. Dopo il lungo restauro effettuato dall'Istituto Centrale per il Restauro di Roma, nel 2005 torna definitivamente a Mazara ed è oggi custodita nell'ex chiesa di Sant'Egidio, diventata Museo del Satiro. (Parchi Archeologici Sicilia)
Il Satiro ha fatto qualcosa che raramente riesce a un reperto archeologico: è diventato identità.
Non è più soltanto un bronzo antico. È Mazara.
E dimostra che un reperto, quando è restaurato, raccontato e collocato nel luogo al quale ormai appartiene simbolicamente, può cambiare anche l'immagine di una città.
Prima del Satiro c'era già la nave punica di Marsala
A dire il vero, il mare trapanese aveva cominciato molto prima.
Nel 1969, durante lavori effettuati con una draga nella zona di Punta Scario, al largo dell'Isola Grande e presso l'imboccatura settentrionale dello Stagnone, furono trovati vasi e altri reperti antichi.
Nel 1971 lo spostamento di un banco di sabbia fece emergere parte della poppa di un'imbarcazione.
Cominciò così uno degli scavi più importanti della storia dell'archeologia navale mediterranea, affidato alla grande archeologa subacquea Honor Frost. Il recupero si svolse tra il 1971 e il 1974. (Parchi Archeologici Sicilia)
Era la nave punica di Marsala.
Si conservano circa dieci metri della parte poppiera e della fiancata di babordo. Gli studi hanno permesso di ricostruirne le tecniche costruttive: fasciame, ordinate, madieri e soprattutto quei segni geometrici tracciati sui legni che funzionavano come indicazioni per l'assemblaggio delle parti della nave.
Il relitto è collegato al mondo della Prima guerra punica ed è uno dei reperti navali più importanti conservati nel Mediterraneo. Proprio per custodirlo, il vecchio stabilimento vinicolo di Baglio Anselmi venne progressivamente trasformato nel Museo archeologico di Marsala. (Parchi Archeologici Sicilia)
Insomma, a Marsala un museo è nato praticamente intorno a una nave.
Marausa I: la nave romana trovata a pochi metri dalla spiaggia
Poi c'è Marausa.
Ed è una storia quasi incredibile perché, a differenza del Satiro e dell'ultimo relitto di Mazara, non bisogna immaginare profondità proibitive.
Nel 1999 i subacquei trapanesi Antonio Di Bono e Dario D'Amico segnalarono la presenza di un relitto davanti al lido di Marausa. Era nascosto sotto posidonia e sedimenti, a poca distanza dalla costa.
Gli scavi avrebbero rivelato una grande nave oneraria romana, cioè una nave mercantile destinata al trasporto di merci.
La Soprintendenza del Mare la data attorno alla metà del III secolo dopo Cristo sulla base delle anfore, delle monete rinvenute e delle analisi al radiocarbonio. La particolare condizione del fondale e la copertura formatasi sopra il relitto avevano creato un ambiente favorevole alla conservazione dei legni. (Regione Siciliana)
Il carico racconta in maniera quasi domestica la vita economica del Mediterraneo romano: anfore, ceramiche, derrate, vino, conserve di pesce, frutta secca. Molti materiali sono di produzione nordafricana.
Non una nave da imperatori, dunque. Una nave da lavoro.
Ed è forse proprio questo a renderla preziosa: racconta come funzionava davvero il Mediterraneo, quando le coste della Sicilia e quelle dell'Africa non erano periferie lontane ma parti dello stesso sistema commerciale.
Marausa I oggi è al Baglio Anselmi
Il relitto venne recuperato e sottoposto a un lungo e complesso trattamento conservativo.
Oggi Marausa I è esposta nel Museo archeologico Lilibeo-Baglio Anselmi di Marsala, nello stesso complesso che ospita la celebre nave punica. (Regione Siciliana)
Ed è un accostamento straordinario.
A pochi metri di distanza si possono osservare due mondi separati da secoli: da una parte la tradizione navale punica, dall'altra la grande economia commerciale dell'età romana.
Una specie di manuale di storia della navigazione scritto con i legni originali.
Non sempre, però, siamo riusciti a raccontarlo come meriterebbe.
Poi è arrivata Marausa II
La storia, evidentemente, non era finita.
Nel luglio del 2020 davanti alla costa di Marausa viene individuato un secondo relitto romano.
Lo chiamano, inevitabilmente, Marausa II.
Le operazioni di recupero dello scafo cominciano nel giugno 2023 sotto la direzione della Soprintendenza del Mare. L'intervento viene affidato all'impresa Vullo Antonio di Favara per circa 500 mila euro, finanziati attraverso il Patto per il Sud 2014-2020. Fin da quella fase la Regione indica Baglio Anselmi come luogo destinato ai trattamenti conservativi e al successivo restauro. (Regione Siciliana)
Il relitto è particolarmente importante perché conserva elementi utili alla conoscenza delle tecniche di costruzione delle grandi navi onerarie romane.
Ed eccoci al presente.
Che cosa stanno facendo sotto il porticato di Baglio Anselmi?
Chi frequenta il Baglio Anselmi ha potuto vedere, sotto il porticato e negli spazi di servizio del museo, strutture, vasche, legni, attrezzature e un cantiere che per il visitatore comune può apparire piuttosto misterioso.
Il mistero, in realtà, ha un nome: restauro e riassemblaggio di Marausa II.
E ha anche un costo.
Il 9 aprile 2026 la Regione Siciliana ha consegnato i lavori di “Restauro e assemblaggio dei relitti Marausa II e Gela II”, affidati alla Cooperativa Archeologia di Firenze.
L'importo complessivo indicato dalla Regione è di 853.633,80 euro, comprensivo di lavori, manodopera e oneri di sicurezza. L'appalto aggiudicato, dopo il ribasso, vale 837.989,83 euro. Attenzione: la cifra riguarda due relitti, Marausa II e Gela II, e non può quindi essere attribuita integralmente alla nave trapanese. (Regione Sicilia)
I lavori sono iniziati il 10 aprile 2026.
Durata prevista: 960 giorni.
Conclusione programmata: 25 novembre 2028. (Regione Sicilia)
Quasi tre anni.
Tempi che possono sembrare enormi a chi immagina un restauro come una mano di vernice e due chiodi. Naturalmente non è così: conservare legni rimasti immersi per quasi duemila anni è un'operazione scientifica estremamente delicata. Estrarli dall'acqua senza adeguati trattamenti può significare distruggerli.
Ma proprio perché il lavoro è delicato, lungo e finanziato con risorse pubbliche, sarebbe utile trasformare quel cantiere in qualcosa di più comprensibile.
Quanto è stato fatto? Quali trattamenti vengono utilizzati? A che punto è il restauro? Quale sarà l'allestimento definitivo? Dove sarà esposta Marausa II?
Domande semplici.
Un grande cantiere archeologico può essere esso stesso un museo. Basta raccontarlo.
Gli 853 mila euro non sono tutti per Marausa
C'è poi un dettaglio importante sui costi.
Marausa II ha già avuto una prima fase di recupero dal mare finanziata con circa 500 mila euro. A questa si aggiunge adesso il nuovo appalto da 853 mila euro circa per il restauro e riassemblaggio di due relitti, Marausa II e Gela II. (Regione Siciliana)
Sommare semplicemente le due cifre e sostenere che oltre 1,3 milioni siano stati spesi per Marausa II sarebbe quindi scorretto.
È corretto, invece, chiedere che un investimento pubblico di questa consistenza venga accompagnato da informazioni continue, documentazione e possibilità per cittadini e visitatori di capire cosa accade dentro il cantiere.
Nel luglio 2026, del resto, attività universitarie hanno già consentito agli studenti di osservare dal vivo le operazioni di restauro sul relitto.
Se può essere un laboratorio per gli studiosi, può diventare anche un formidabile strumento di divulgazione.
Alle Egadi è stato trovato perfino il campo di battaglia
C'è poi un'altra storia che, da sola, basterebbe a rendere la provincia di Trapani una capitale mondiale dell'archeologia subacquea.
È la Battaglia delle Egadi del 10 marzo 241 avanti Cristo, lo scontro navale tra Roma e Cartagine che concluse la Prima guerra punica.
Per secoli conoscevamo la battaglia attraverso le fonti antiche. Poi il mare ha cominciato a restituire le prove.
Nei fondali a nord-ovest di Levanzo le ricerche condotte dalla Soprintendenza del Mare, con la collaborazione della statunitense RPM Nautical Foundation, hanno individuato e recuperato oltre venti rostri navali, insieme a elmi, anfore, armi e altri reperti. (Regione Siciliana)
I rostri erano le terribili armi di bronzo montate sulla prua delle navi da guerra per speronare lo scafo avversario.
Trovarne tanti concentrati nello stesso tratto di mare ha permesso agli archeologi di individuare materialmente il teatro dello scontro.
Non la ricostruzione di una battaglia.
Il campo di battaglia vero.
Duemiladuecento anni dopo.
L'intuizione di Sebastiano Tusa
Dietro questa stagione di scoperte c'è un nome che attraversa quasi tutto il racconto: Sebastiano Tusa.
Archeologo, studioso del Mediterraneo, Tusa fu tra i principali artefici della nascita della Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana, la prima struttura di questo tipo in Italia.
La sua intuizione era semplice e rivoluzionaria: il patrimonio archeologico non finisce sulla battigia.
Il mare non è uno spazio vuoto tra una terra e l'altra. È una parte del territorio storico.
La Soprintendenza ha costruito negli anni una banca dati con oltre mille evidenze archeologiche sommerse in Sicilia e ha sviluppato ricerche, recuperi e itinerari subacquei. (Regione Siciliana)
Le Egadi sono probabilmente l'esempio più spettacolare della validità di quell'intuizione.
Pantelleria, San Vito, Capo Feto: il museo sommerso è molto più grande
E il catalogo della provincia di Trapani non finisce certo con i reperti più famosi.
A Pantelleria, nella baia di Scauri, è stato studiato un relitto tardo-antico con un importante complesso di ceramiche. (Regione Siciliana)
A San Vito Lo Capo esistono itinerari archeologici subacquei legati al Relitto delle Anfore, al Relitto delle Macine e ad altri siti sommersi. (Regione Siciliana)
A Capo Feto, ancora nel territorio di Mazara, nel 2006 è stato scavato un relitto ligneo e recuperata parte della chiglia. (Regione Siciliana)
Dai fondali marsalesi sono arrivati altri reperti, così come dalle acque delle Egadi e di Pantelleria.
Messi uno accanto all'altro, questi ritrovamenti raccontano qualcosa di evidente: la provincia di Trapani è stata per millenni una delle grandi cerniere marittime del Mediterraneo.
Il paradosso: siamo bravissimi a trovare, meno bravi a raccontare
Ed eccoci al punto.
Ogni nuova scoperta produce titoli, fotografie, ministri entusiasti, assessori soddisfatti.
Poi passa qualche giorno.
E comincia la fase meno spettacolare: conservazione, catalogazione, appalti, restauri, musealizzazione.
È lì che il nostro sistema culturale spesso perde velocità.
Il Satiro ha trovato una casa e ha costruito intorno a sé un'identità.
La nave punica ha praticamente generato il Museo di Baglio Anselmi.
Marausa I è arrivata finalmente nello stesso museo.
Marausa II è dentro un lungo cantiere che terminerà, salvo imprevisti, alla fine del 2028.
E adesso c'è il nuovo relitto romano davanti a Mazara.
La domanda quindi non è soltanto: che cosa abbiamo trovato?
È anche: che cosa vogliamo farne?
Un unico grande racconto del mare trapanese
Non servirebbe inventare molto.
Da Mazara a Marsala, da Marausa alle Egadi, da San Vito a Pantelleria esiste già un percorso straordinario.
Manca spesso il filo che tenga insieme tutto.
Un turista che vede il Satiro dovrebbe essere invitato a scoprire le navi di Marsala. Chi visita la nave punica dovrebbe conoscere la storia di Marausa e dei rostri delle Egadi. Chi arriva a Favignana dovrebbe sapere che pochi chilometri più in là, sul fondo, è stato individuato uno dei più importanti campi di battaglia navali dell'antichità.
Non tanti musei isolati.
Un museo diffuso del Mediterraneo.
D'altra parte è la stessa Regione a parlare oggi di una futura “rete dei musei del mare e delle navi della Regione Siciliana”, progetto nel quale sono inseriti anche i restauri di Marausa II e Gela II. (Regione Sicilia)
La provincia di Trapani potrebbe esserne uno dei cuori naturali.
Lo ha detto, commentando l'ultima scoperta di Mazara, anche il presidente del Libero Consorzio Comunale di Trapani Salvatore Quinci.
«Ancora una volta la storia bussa alla nostra porta. Ed ancora una volta è il mare a consegnarci un patrimonio inestimabile».
Ma la frase più importante viene dopo.
«Non possiamo rimanere soltanto testimoni. Abbiamo il dovere di costruire una rete di collaborazione e di condivisione per essere protagonisti di un'opportunità di conoscenza e di crescita».
È esattamente questo il punto.
Perché il mare, la sua parte, continua a farla.
Conserva per secoli, a volte per millenni. Poi, quando decide, restituisce.
Dal Satiro alle navi di Marausa, dai rostri delle Egadi alle centinaia di anfore appena ritrovate davanti a Mazara, il mare ci sta consegnando un museo dopo l'altro.
Adesso tocca a noi evitare che, una volta arrivati sulla terraferma, questi tesori diventino soltanto reperti, cantieri e pratiche amministrative.
Chatbot che rispondono ai clienti, post generati in pochi secondi, immagini e video creati con un prompt: negli ultimi due anni l'intelligenza artificiale è entrata nel marketing di moltissime piccole e medie imprese,...
Torna a Trapani Gusto Med, lo “Spazio interculturale di enogastronomia” giunto alla seconda edizione. L’appuntamento è fissato per il 9 e 10 settembre 2026, con due giornate dedicate al confronto tra culture gastronomiche...
Relitto e ... castigo. C'è un museo immenso in provincia di Trapani che non ha biglietteria, custodi né orari di chiusura. È il mare. E ogni tanto apre una sala nuova. Dal Satiro Danzante alle navi romane di Marausa,...
Trapani. La notte più magica dell'estate trapanese si accende nella splendida cornice di Baglio Sorìa. Lunedì 10 agosto, dalle ore 20:00 all’una di notte, la tenuta Firriato spalanca le porte per...