La partita sul Bilancio del Comune di Trapani si sposta sul rendiconto 2025. E dalle parole pronunciate in aula dal presidente del Consiglio Alberto Mazzeo, durante la seduta del consiglio di oggi, emerge una questione che va oltre i tempi di approvazione dei documenti contabili.
Mazzeo ha raccontato di avere chiesto al commissario Giovanni Cocco, durante la riunione di ieri con l'amministrazione, di usare "la stessa solerzia" dimostrata nell'accelerare la convocazione del Consiglio sul Bilancio anche per il rendiconto 2025, il cui termine di approvazione è scaduto da oltre quattro mesi.
La dichiarazione è arrivata dopo le proteste di alcuni consiglieri di opposizione, che hanno lamentato i tempi stretti per studiare il Bilancio e predisporre gli emendamenti, anche considerando i giorni di Ferragosto.
Cocco, con il provvedimento del 12 agosto, ha effettivamente revocato la precedente convocazione a metà settembre e disposto una nuova seduta per il 27 agosto, per DUP e Bilancio 2026-2028, definendo l'adempimento obbligatorio, indifferibile e urgente.
Il rendiconto e i 5 milioni
Mazzeo ha quindi spostato l'attenzione sul rendiconto, definendolo persino più importante del Bilancio di previsione perché consentirebbe, una volta accertato e nei limiti di legge, di applicare l'eventuale avanzo di amministrazione.
Il presidente ha parlato di circa 5 milioni di euro, forse anche di più, definendoli un "tesoretto" che potrebbe essere utilizzato per dare servizi ai cittadini.
Secondo quanto riferito dallo stesso Mazzeo, Cocco avrebbe inoltre chiesto all'amministrazione di fornire entro sette giorni spiegazioni sul ritardo. Se le giustificazioni non dovessero arrivare o non fossero ritenute valide, Mazzeo ha detto di avere chiesto di procedere con una diffida formale all'approvazione del rendiconto.
Inoltre, il presidente ha affermato "con assoluta certezza" come "l'amministrazione sia in alto mare" col documento.
Il problema della terzietà
Ed è qui che si apre una questione politica e istituzionale, che viene spesso sollevata nell'aula di Palazzo Cavarretta e che, anche stavolta, è stata sottolineata dalla consigliera dem di maggioranza Marzia Patti.
Il presidente del Consiglio non è un soggetto privo di opinioni politiche: è un consigliere eletto, prima tra le fila della maggioranza ed oggi all'opposizione.
Ma nell'esercizio della presidenza svolge una funzione diversa da quella degli altri consiglieri che, di fatto, non vieta al presidente di avere una posizione politica. Ma la sua funzione è quella di garante dell'assemblea, non di protagonista della contrapposizione tra Consiglio e amministrazione.
E allora la domanda posta dalla dichiarazione di Mazzeo è legittima: quando il presidente racconta di avere personalmente sollecitato il commissario a diffidare l'amministrazione, sta ancora esercitando una funzione di garanzia dell'aula o sta assumendo una posizione dentro il conflitto politico-amministrativo?
La vicenda assume ancora più peso perché il Consiglio si prepara ad affrontare il Bilancio con tempi molto stretti, in un equilibrio che supera sia i documenti contabili che quelli dell'aula consiliare.