Trapani, venti ventilatori ai detenuti del carcere: «La pena non può diventare tortura»
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Nel carcere “Pietro Cerulli” di Trapani, dove nelle ultime settimane sono state denunciate celle sovraffollate, acqua marrone dai rubinetti e temperature insostenibili, arrivano venti ventilatori. Non risolveranno il problema strutturale del penitenziario, certo. Ma sono un gesto concreto, e anche simbolico, in giorni in cui il caldo rende ancora più dure condizioni di detenzione già definite critiche da avvocati, magistrati e sindacati.
A donarli ai detenuti è il Coordinamento provinciale di Libera contro le mafie, insieme al presidio trapanese intitolato a Giangiacomo Ciaccio Montalto, grazie anche al contributo di alcuni cittadini.
L’iniziativa è stata concordata con la direzione della Casa circondariale.
«Il detenuto resta una persona»
Libera parte da un principio semplice, che nelle carceri italiane ogni tanto rischia però di sembrare rivoluzionario.
«La detenzione non può essere un’arma di vendetta sociale e non può essere uno strumento di tortura. Il detenuto rimane una persona che, seppur può aver sbagliato contro la società, ha diritto a un trattamento umano e ha diritto a poter pensare che ancora una possibilità di riscatto per egli esiste».
Il riferimento è anche alle temperature di queste settimane.
«In questo periodo di caldo estremo, dato da condizioni climatiche che stanno mettendo a dura prova le abitudini quotidiane dei cittadini, pensiamo che la vita all’interno di una casa di reclusione sia ancora più penosa ed esasperata».
Il caldo, sottolinea l’associazione, può aggravare le condizioni di salute e aumentare le tensioni tra le persone detenute.
Il “Mediterraneo” e le denunce delle ultime settimane
Il gesto di Libera arriva mentre sul carcere di Trapani si moltiplicano le denunce.
La Camera Penale di Trapani, dopo una recente visita al “Pietro Cerulli”, ha descritto una situazione di grave sovraffollamento, con circa 570 detenuti a fronte di 480 posti utilizzabili.
Nel reparto “Mediterraneo” sono state segnalate celle con quattro o cinque letti, ambienti degradati, scarsità di attività e detenuti che trascorrono fino a venti ore al giorno chiusi in cella.
Altre delegazioni, tra cui la Camera Penale di Marsala e la Uilpa Polizia Penitenziaria, avevano già denunciato muffa, ruggine, acqua giallastra o marrone dai rubinetti, caldo soffocante e carenze di personale.
Una situazione che, in pieno agosto, diventa ancora più pesante.
«Una piccola cosa, ma una mano tesa»
Libera non presenta i ventilatori come una soluzione.
Anzi.
«Sappiamo che è una piccola cosa – scrive l’associazione – ma vorremmo che arrivasse il gesto simbolico di una mano tesa, di un ponte possibile tra l’interno e l’esterno dove poter avviare un dialogo e consentire di vivere la speranza per un cambiamento personale che trovi riscontro in un cambiamento sociale».
Ed è probabilmente questo il punto.
Venti ventilatori non possono sistemare un carcere. Non possono aumentare gli organici, rifare le celle, garantire più medici, educatori o attività.
Ma possono ricordare una cosa elementare: dietro le sbarre ci sono persone.
E mentre si aspetta che lo Stato intervenga sui problemi veri del “Pietro Cerulli”, qualcuno ha almeno provato a rendere meno infernale l’agosto di chi, da quelle celle, non può uscire.
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