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Trapani è tra le città italiane dove l’inflazione pesa meno sulle famiglie. Ma “meno” non significa “poco”: rispetto a un anno fa, una famiglia media deve comunque mettere in conto 531 euro di spesa aggiuntiva.
È quanto emerge dai dati sull’inflazione di luglio 2026 elaborati dall’Unione Nazionale Consumatori su dati Istat. Trapani registra un aumento dei prezzi del 2,3% su base annua e si colloca al 75° posto su 78 città considerate nella classifica del maggiore costo della vita. Tradotto: soltanto Lucca, Benevento e Brindisi fanno meglio.
Un piccolo primato al contrario che, di questi tempi, è quasi una buona notizia.
Secondo i calcoli dell’Unione Nazionale Consumatori, l’inflazione del 2,3% comporta a Trapani una maggiore spesa annuale di 531 euro per una famiglia media.
La media nazionale è decisamente più alta: l’inflazione italiana a luglio è pari al 2,9%, con una maggiore spesa stimata in 732 euro all’anno per famiglia.
In sostanza, una famiglia trapanese subisce un aggravio inferiore di circa 200 euro rispetto alla media nazionale.
Nella parte più “virtuosa” della classifica troviamo Brindisi, con 421 euro di maggiore spesa, Benevento con 460 euro e Lucca con 506 euro. Subito dopo arriva Trapani.
Il confronto con le altre principali città siciliane è ancora più significativo.
Siracusa è addirittura quinta nella classifica nazionale delle città più rincarate: inflazione al 3,9% e 901 euro in più all’anno per una famiglia.
A Catania l’inflazione è del 3,4% e il maggiore costo annuale raggiunge gli 804 euro.
A Messina si arriva a 762 euro, con prezzi in crescita del 3,3%.
A Palermo l’inflazione è del 3,2%, con una maggiore spesa di 756 euro.
Trapani, con i suoi 531 euro, resta dunque molto distante dalle altre città dell’Isola rilevate dall’Istat.
Il confronto è piuttosto netto: rispetto a una famiglia siracusana, per esempio, l’aggravio annuale stimato a Trapani è inferiore di circa 370 euro.
C’è un altro dato interessante, soprattutto in piena stagione turistica.
L’Unione Nazionale Consumatori ha stilato anche la graduatoria dell’aumento dei prezzi nei servizi di alloggio, categoria che comprende alberghi, motel, pensioni, villaggi turistici, campeggi e ostelli.
E anche qui Trapani si trova nelle parti basse della classifica.
A luglio 2026 i prezzi dei servizi alberghieri nel territorio trapanese risultano aumentati soltanto dello 0,8% rispetto a luglio 2025.
È un dato molto inferiore sia alla media nazionale, pari al +4%, sia soprattutto alla media siciliana, che raggiunge il +5,4%.
Trapani è al 62° posto nella graduatoria nazionale dei rincari alberghieri.
Anche sul fronte turistico le differenze all’interno della Sicilia sono notevoli.
A Catania i servizi di alloggio sono aumentati addirittura del 9,9% in un anno, uno degli incrementi maggiori d’Italia.
A Siracusa l’aumento è del 6,3%.
A Palermo del 4,3%.
A Trapani, invece, appena +0,8%.
Un dato curioso in una provincia fortemente turistica e che proprio nei mesi estivi registra una forte pressione della domanda su località come San Vito Lo Capo, Favignana, Castellammare del Golfo, Pantelleria e le altre località costiere.
I dati consegnano dunque alla provincia di Trapani una posizione relativamente favorevole.
L’inflazione è più bassa rispetto alla media italiana e molto più contenuta di quella delle altre città siciliane considerate. Anche sul fronte delle strutture ricettive l’aumento appare modesto.
Ma resta un dettaglio non proprio trascurabile: 531 euro in più all’anno sono circa 44 euro al mese.
Insomma, Trapani sarà pure tra le città meno rincarate d’Italia. Ma alla cassa, come sempre, nessuno fa lo sconto perché si è arrivati quartultimi in classifica.
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