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Gli aeroporti siciliani non sono beni immobiliari da mettere sul mercato per fare cassa, ma infrastrutture strategiche dalle quali dipendono mobilità, turismo, imprese e sviluppo». È netta la posizione di Eleonora Lo Curto, già parlamentare europea e deputata all’Assemblea regionale siciliana, sul futuro degli scali dell’Isola.
«La Sicilia non ha bisogno di una svendita»
Per Lo Curto la priorità non deve essere la vendita degli aeroporti, ma la costruzione di una strategia complessiva. «La Sicilia non ha bisogno di una svendita, ma di una
strategia», sostiene, indicando nella gestione coordinata degli scali la strada da seguire.
Sei aeroporti, un unico sistema
Catania, Palermo, Trapani, Comiso, Lampedusa e Pantelleria, secondo l’ex parlamentare, dovrebbero essere considerati come «un unico sistema aeroportuale». Da qui la proposta di lavorare alla costituzione di una società siciliana unica, con una governance manageriale, criteri trasparenti e obiettivi industriali misurabili.
L’obiettivo sarebbe coordinare gli investimenti, ridurre i costi ed evitare sovrapposizioni tra gli scali. Ma soprattutto, secondo Lo Curto, un sistema integrato permetterebbe alla Sicilia di aumentare il proprio peso nei confronti delle compagnie aeree.
Più forza nei confronti delle compagnie aeree
«Sei aeroporti che si presentano insieme sul mercato hanno una forza molto maggiore rispetto a sei realtà che negoziano separatamente», afferma Lo Curto.
Una maggiore capacità negoziale potrebbe consentire di programmare in maniera più efficace le rotte e di costruire una politica aeroportuale regionale più coerente con le esigenze dei territori.
«Efficienza e proprietà privata non sono sinonimi»
Lo Curto precisa di non voler impostare la questione in termini ideologici. «Non si tratta di difendere il pubblico a prescindere – sottolinea – ma di difendere l’interesse pubblico quando sono in gioco infrastrutture strategiche».
Da qui un altro passaggio centrale della sua proposta: «Efficienza e proprietà privata non sono sinonimi». Gli aeroporti, sostiene l’ex parlamentare, hanno bisogno di manager competenti, investimenti e criteri industriali, ma questo non significa necessariamente rinunciare al controllo pubblico.
«Non si risolvono le inefficienze semplicemente vendendo»
Per Lo Curto, il problema affonda le radici nella frammentazione che ha caratterizzato negli anni la gestione del sistema aeroportuale siciliano.
«Per anni abbiamo avuto frammentazione, nomine, equilibri territoriali e politiche aeroportuali non sempre coordinate», osserva. «Oggi non possiamo pensare di risolvere le inefficienze del passato semplicemente vendendo».
Aeroporti strategici per lo sviluppo dell’Isola
La riflessione riguarda anche il ruolo degli scali nello sviluppo economico della Sicilia. «Un aeroporto produce valore per decenni e condiziona lo sviluppo di un territorio», afferma Lo Curto, sottolineando come gli aeroporti non possano essere considerati soltanto società da valorizzare sul piano economico.
«In Sicilia la mobilità non è un lusso. È un diritto e una condizione essenziale per lo sviluppo», aggiunge.
«Sei aeroporti, una sola strategia»
La proposta dell’ex parlamentare è quindi quella di costruire una vera politica aeroportuale regionale, superando la frammentazione e mettendo gli scali nelle condizioni di muoversi secondo una strategia comune.
La sintesi di Lo Curto è chiara: «Sei aeroporti, una sola strategia, una sola forza negoziale e una gestione nell’interesse dei siciliani».
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