Dopo l'invasione di Kabul nel 2001, condotta dagli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna in risposta agli attentati dell'11 settembre, il 15 e 16 agosto 2021 migliaia di civili afghani fuggirono dopo il ritiro della Nato, degli statunitensi e degli inglesi. Destinazione: l'aeroporto di Kabul, con centinaia di persone che affollavano le strade nel tentativo di prendere un volo per lasciare la città. Alcuni scavalcarono le mura di cinta per entrare nella pista di atterraggio. I soldati statunitensi li respinsero con gli elicotteri, utilizzando granate fumogene e persino colpi di avvertimento in aria per disperdere le persone che tentavano di imbarcarsi con la forza sugli aerei. Terribili le immagini degli esseri umani che correvano accanto a un aereo da trasporto militare statunitense che rullava sulla pista, e di alcune persone aggrappate all'aereo, appena sotto l'ala, per poi precipitare. Al termine dell'evacuazione, secondo il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, morirono sette disperati.
In Afghanistan l'emergenza umanitaria sotto il regime talebano è palese. Una persona su due ha bisogno di aiuti umanitari, gli sfollati sono milioni, il Paese è devastato dalla fame estrema e i diritti sono stati azzerati. L'Unesco ha denunciato che l'accesso alle scuole secondarie è stato precluso alle ragazze nel marzo 2022, mentre le università sono state chiuse alle giovani donne più tardi nello stesso anno.
A Kabul, la scuola primaria è rimasta l'unica istruzione possibile per le ragazze afghane; non si osa immaginare cosa accada nel resto del Paese. Perché è nell'ignoranza che si perpetrano gli abusi, come i matrimoni precoci. L'emancipazione è un nemico assoluto dei fondamentalisti islamici.
Nel 2026, secondo l'Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari, 21,9 milioni di persone risultano aver bisogno di aiuti essenziali. La metà della popolazione è afflitta dalla fame, dalla siccità prolungata, dal declino economico e dal collasso dei servizi principali, diventati ormai la normalità. In questo contesto altamente precario si aggiungono i rimpatri su larga scala portati avanti negli ultimi mesi da Iran e Pakistan, che tra il settembre 2023 e il giugno di quest'anno hanno costretto al ritorno in patria 6 milioni di afghani. Uno scenario insostenibile che sta portando le comunità più vulnerabili nel baratro. L'Ong ActionAid sostiene che i rimpatri esercitino un'enorme pressione su comunità già alle prese con la povertà e con servizi pubblici limitati.
«Eppure, mentre i bisogni umanitari continuano a crescere, i fondi per gli aiuti internazionali diminuiscono», dichiara Srikanta Misra, direttore di ActionAid Afghanistan. «I tagli stanno costando vite umane». Grazie a un contributo economico e al sostegno di un programma della stessa ActionAid, alcune donne hanno avviato delle attività, potuto acquistare nuove attrezzature, aumentare la produzione e accrescere il numero dei clienti. Sono gocce di speranza e di riscatto nel mare dell'atrocità. Ma raccontano anche che le donne afghane, se adeguatamente sostenute, nonostante le molteplici limitazioni che devono subire, possono essere protagoniste del cambiamento.
Si deve aiutare l'Afghanistan. L'Occidente glielo deve.
Vittorio Alfieri