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18/08/2026 09:00:00

Maria Stella del Mare, il sindaco di Petrosino: "Il Mediterraneo non sia un mare che inghiotte vite"

In occasione della celebrazione di Maria Santissima Stella del Mare, il sindaco di Petrosino propone una riflessione che parte dalla tradizione e dalla devozione per guardare alle tragedie del nostro tempo. Al centro, il Mediterraneo, mare di bellezza e di incontro ma ancora troppo spesso teatro di morte.

«Maria Santissima Stella del Mare ci richiama ogni anno a una riflessione che va oltre la tradizione e la devozione. Ci mette davanti alla realtà del nostro tempo», sottolinea il sindaco.

 

Il Mediterraneo, confine mortale

«Quel mare che per noi è bellezza, incontro, vita, continua a essere per troppi un confine mortale. Anche quest’anno uomini, donne e bambini hanno perso la vita nel tentativo di attraversarlo, affidando alle sue acque la speranza di raggiungere un luogo sicuro, di fuggire dalla fame, dalla persecuzione, dalla guerra».

Una tragedia che, secondo il primo cittadino, rischia di diventare una consuetudine: «Sono stragi che si ripetono, spesso lontano dai nostri occhi, e che rischiamo di considerare ormai come una tragica normalità».

 

Il pensiero alle vittime delle guerre

La riflessione si allarga quindi ai conflitti che continuano a insanguinare diverse aree del mondo.

«E mentre dal mare arrivano queste storie di disperazione, in tante parti del mondo continuano guerre e conflitti che producono morte, distruzione e un esodo di persone costrette a lasciare le proprie case. Gaza e la Palestina restano una ferita terribile, così come lo sono le tante guerre dimenticate che continuano a mietere vittime nel silenzio o nell’indifferenza della comunità internazionale».

La processione di Maria Stella del Mare diventa così, nelle parole del sindaco, anche un'occasione per ribadire il valore di ogni vita: «Nessuna vita può essere considerata meno importante di un’altra e nessuna guerra, nessuna strage, nessuna sofferenza può diventare un fatto ordinario».

 

«Il Mediterraneo che vorremmo»

Davanti al mare, il pensiero va dunque a chi non è riuscito ad arrivare, a chi è ancora in viaggio e a chi vive sotto le bombe: «A chi aspetta di poter tornare a casa».

Il sindaco richiama infine la visione di Giorgio La Pira, che guardava al Mediterraneo come al «grande lago di Tiberiade», uno spazio nel quale popoli, culture e religioni diverse potessero incontrarsi e riconoscersi.

«È il Mediterraneo che vorremmo consegnare alle generazioni che verranno. Non un mare che separa e non un mare che inghiotte vite, ma un mare capace ancora di unire, di accogliere e di costruire la pace».



Native | 11/08/2026
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