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20/08/2026 21:45:00

Guanti Covid non conformi, stangata dalla Corte dei conti: due funzionari dovranno risarcire 5,7 milioni

Durante i mesi più drammatici della pandemia avallarono una fornitura milionaria di guanti diversi da quelli previsti dal contratto. Adesso il conto, pesantissimo, lo presenta la Corte dei conti: quasi 5,7 milioni di euro.

La sezione giurisdizionale siciliana ha condannato in solido i dipendenti regionali Alfio Drago e Ugo Savattiere, rispettivamente responsabile unico del procedimento e direttore dell’esecuzione del contratto, a risarcire il dipartimento regionale della Protezione civile. La somma stabilita dai giudici contabili è di 5.696.880 euro.

 

Un milione di scatole di guanti

 

La vicenda risale al giugno del 2020, quando la Protezione civile siciliana, allora guidata da Calogero Foti e successivamente da Salvo Cocina, cercava dispositivi di protezione nel pieno dell’emergenza Covid.

L’amministrazione affidò direttamente alla European Network T.L.C. srl la fornitura di un milione di scatole, ciascuna contenente cento guanti in nitrile. Il valore complessivo dell’operazione era di circa 8,4 milioni di euro.

La Regione anticipò il 50 per cento della somma, oltre quattro milioni, dietro presentazione di una fattura e di una polizza assicurativa. La consegna sarebbe dovuta avvenire entro sette giorni dall’ordine.

Ma i guanti richiesti non arrivarono nei tempi e nelle modalità previste.

 

Il nitrile diventa lattice

 

Secondo la ricostruzione della Procura regionale della Corte dei conti, guidata da Pino Zingale e fondata sulle indagini della Guardia di finanza, la società fornitrice accumulò una serie di inadempienze.

Non consegnò entro sette giorni i guanti in nitrile, non fornì giustificazioni per il ritardo e propose dispositivi diversi da quelli acquistati e già pagati in parte: guanti in lattice. Una differenza tutt’altro che secondaria, anche perché molti dei prodotti consegnati sarebbero stati privi di una certificazione riconosciuta.

Eppure la fornitura venne accettata e l’operazione economica portata a termine.

 

Le responsabilità contestate

 

Per i giudici contabili, il danno deve essere attribuito a entrambi i funzionari, sebbene con responsabilità legate ai rispettivi incarichi.

Drago, in qualità di Rup, non si sarebbe attivato adeguatamente per tutelare l’amministrazione regionale davanti alle violazioni del contratto.

Savattiere, invece, avrebbe dato il proprio consenso alla consegna dei guanti in lattice al posto di quelli in nitrile, attestando anche la qualità della merce e la sua conformità tecnica alle norme e alle condizioni dell’affidamento.

Una certificazione che, secondo la Corte dei conti, non corrispondeva alla realtà.

 

L’emergenza non basta come giustificazione

 

I due dipendenti hanno respinto le accuse, sostenendo di avere agito in buona fede e sottolineando il contesto eccezionale nel quale si trovarono a operare. Erano i mesi in cui mascherine, guanti e dispositivi di protezione erano difficili da reperire e le amministrazioni lavoravano sotto una pressione enorme.

Savattiere aveva inoltre chiesto la sospensione del processo contabile in attesa della conclusione di un parallelo procedimento penale.

Argomentazioni che non hanno convinto il collegio presieduto da Salvatore Chiazzese, con relatore Giuseppe Di Pietro e giudice Gaspare Rappa. Per la Corte dei conti l’emergenza sanitaria non poteva trasformarsi in un lasciapassare per accettare prodotti diversi da quelli acquistati con denaro pubblico.

Il risultato è una delle condanne per danno erariale più pesanti legate alle forniture siciliane durante la pandemia: 5.696.880 euro che Drago e Savattiere dovranno risarcire in solido alla Protezione civile regionale.



Native | 11/08/2026
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