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09/08/2026 00:46:00

Alcamo, anziano ucciso e dato alle fiamme: due uomini a processo per l’omicidio di Antonino Arcoleo

Diciassette coltellate, il corpo dato alle fiamme e, sullo sfondo, quello che per la Procura sarebbe stato il vero obiettivo: il denaro che la vittima aveva con sé. Arriva davanti alla Corte d’Assise di Trapani il caso dell’omicidio di Antonino Arcoleo, 72 anni, originario di Partinico, trovato morto nel maggio scorso nelle campagne tra Alcamo e Calatafimi Segesta.

Il giudice dell’udienza preliminare ha disposto il rinvio a giudizio di Gioacchino Leto, 36 anni, di Partinico, e Alessio Parrino, 33 anni, di Alcamo. La prima udienza è stata fissata per il 14 settembre. Un terzo uomo inizialmente coinvolto nell’inchiesta, Dario Milana, 48 anni, è stato invece prosciolto dalle accuse.

 

L’ipotesi della rapina

 

Secondo l’accusa, Arcoleo sarebbe stato attirato con un pretesto in una zona isolata, nei pressi delle Terme Acque Calde, per essere derubato di una somma di alcune migliaia di euro.

Il pensionato, dopo aver lasciato il lavoro, svolgeva infatti un’attività di intermediazione immobiliare, mettendo in contatto proprietari di immobili con potenziali acquirenti o locatari. Proprio attraverso questa attività avrebbe da poco riscosso del denaro per conto di alcuni clienti.

Gli investigatori ritengono che gli imputati fossero venuti a conoscenza della disponibilità di quella somma.

 

La bevanda con la melatonina e le coltellate

 

La ricostruzione dell'accusa racconta una sequenza particolarmente violenta. Prima dell’aggressione ad Arcoleo sarebbe stata fatta bere con l’inganno una bevanda contenente melatonina, con l’intento, secondo gli inquirenti, di provocargli sonnolenza e ridurne la capacità di reagire.

Poi l’aggressione. Sul corpo dell’uomo sarebbero state riscontrate almeno diciassette coltellate.

Dopo l’omicidio sarebbe stato anche compiuto un tentativo di cancellare le tracce: il cadavere venne incendiato.

 

Le indagini dopo la scomparsa

 

L’inchiesta della polizia partì immediatamente dopo la denuncia di scomparsa presentata dai familiari del 72enne.

Gli investigatori ricostruirono gli ultimi spostamenti di Arcoleo, analizzando telefoni, veicoli e altri elementi raccolti durante le indagini. Un ruolo nella ricostruzione avrebbe avuto anche un dispositivo di localizzazione installato su un mezzo, che avrebbe consentito di seguire alcuni degli spostamenti effettuati nelle ore decisive.

Dopo l’omicidio, inoltre, l’auto della vittima sarebbe stata utilizzata da Leto e Milana e sarebbe rimasta coinvolta in un incidente ad Alcamo. Su questo episodio gli investigatori hanno lavorato per ricostruire la catena degli eventi successivi alla morte di Arcoleo.

 

Le diverse contestazioni

 

Le posizioni dei due imputati sono differenti.

Gioacchino Leto dovrà rispondere di omicidio volontario. Nel corso degli interrogatori avrebbe ammesso di aver partecipato all’aggressione, negando però di essere stato l’autore materiale dell’omicidio. Una versione che la Procura non ha ritenuto sufficiente ad escludere una sua responsabilità diretta.

Per Alessio Parrino, invece, viene contestato il cosiddetto concorso anomalo: secondo l’impostazione accusatoria avrebbe partecipato al piano criminoso senza avere inizialmente la volontà di provocare la morte della vittima.

Adesso la ricostruzione della Procura dovrà superare il vaglio del dibattimento. Il processo comincerà il 14 settembre davanti alla Corte d’Assise di Trapani, dove accusa e difese si confronteranno su uno dei più brutali fatti di cronaca avvenuti negli ultimi mesi nel Trapanese.



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