Come abbiamo raccontato in questi giorni, il Tribunale del Lavoro di Trapani ha dichiarato nullo il contratto di Danilo Greco, nominato lo scorso febbraio alla guida della Direzione Sanitaria dell’ASP Trapani.
Alla base della decisione del Giudice non ci sono questioni di merito o di gradimento politico, ma una regola fondamentale e troppo spesso sottovalutata: senza lo specifico titolo di formazione manageriale in Sanità Pubblica, non si può guidare la sanità di un territorio. Un requisito tassativo stabilito dalla legge statale che non ammette deroghe, scorciatoie o equipollenze regionali.
La decisione nasce dal ricorso presentato da Francesco Cristiano Raimondo, difeso dall’avvocato Vincenzo Sparti.
L’esito del giudizio trasforma il caso Trapani in un importante precedente per tutta la Regione Siciliana, mettendo in chiaro che i decreti regionali non possono bypassare le leggi dello Stato poste a tutela della salute pubblica.
L'origine del contenzioso
Il dottor Raimondo, Direttore Medico dell'UOC di Medicina Generale a Marsala e in possesso dei requisiti di legge, aveva impugnato dapprima la nomina di Gaetano Migliazzo e, a seguito delle dimissioni di quest'ultimo, la successiva nomina di Danilo Greco, avvenuta con Delibera numero 237 dell’ASP il 18 febbraio 2025.
Per Raimondo e la sua difesa entrambi i nominati erano sprovvisti dello specifico attestato di formazione manageriale in materia di sanità pubblica prescritto dagli articoli 1 e 7 del D.P.R. 10 dicembre 1997, n. 484.
L’ASP si è difesa, così come i controinteressati, sostenendo che l'avviso pubblico regionale (D.A. n. 1301/2021) ammettesse, in via alternativa, il possesso dell'attestato relativo al corso per Direttore Generale.
Il giudice, invece, ha chiaramente indicato che la norma statale sul requisito formativo specifico per la direzione sanitaria è inderogabile e risponde ai principi costituzionali di tutela della salute e di buon andamento della Pubblica Amministrazione. La Regione Siciliana non aveva il potere di introdurre equipollenze o percorsi alternativi.
I passaggi salienti della sentenza
Il Tribunale ha respinto l'eccezione di difetto di giurisdizione sollevata dall'ASP, ribadendo che la nomina del Direttore Sanitario non costituisce un concorso pubblico con graduatoria né un atto di alta amministrazione, bensì un atto di gestione negoziale spettante al Direttore Generale.
Il Tribunale ha chiarito poi che il superamento dei 65 anni non precludeva a Raimondo l’attribuzione dell’incarico, in forza della deroga temporanea introdotta dal Decreto Legge numero 75 del 2023, che eleva il limite a 68 anni per l'accesso agli elenchi fino al 31 dicembre 2025.
Il ruolo della Regione e dell’Assessorato alla Salute
Il Giudice non parla di "responsabilità civile o risarcitoria" della Regione, ma individua chiaramente nell'operato dell'Assessorato alla Salute l'origine dell’errore.
Nel 2021, infatti, l’Assessorato alla Salute aveva emanato un avviso pubblico ed elaborato un elenco regionale degli idonei che equiparava indebitamente il percorso formativo per Direttore Generale a quello specifico per Direttore Sanitario.
Il Giudice sottolinea che la Regione ha travalicato i limiti delle proprie competenze legislative e amministrative, introducendo un'equipollenza non consentita tra titoli formativi, in contrasto con i principi fondamentali posti dalla legge statale. Se da un lato la Regione Siciliana è stata estromessa sul piano processuale (poiché il contratto di lavoro è firmato dall'ASP), dall'altro la sentenza ne boccia nettamente l'operato: è stato infatti l'Assessorato regionale a trarre in inganno gli enti locali e i candidati, approvando un avviso pubblico illegittimo che considerava equivalenti corsi di formazione che per lo Stato non lo sono affatto. Ciononostante, il Giudice ricorda che l'ASP di Trapani non poteva fare da mero "passacarte", avendo l'obbligo di verificare i titoli prima della firma del contratto.
L’ASP, dal canto suo, con delibera del 18 febbraio 2025 prendeva atto del curriculum di Danilo Greco, che tra i titoli comprovava: consolidata pluriennale esperienza di Direttore della U.O.C. Ospedalità Pubblica e Privata dell’ASP di Caltanissetta; pluriennale esperienza professionale nell’ambito della Prevenzione, quale Referente aziendale del Piano Aziendale di Prevenzione; pluriennale esperienza professionale nell’ambito del Controllo di Gestione, del processo di Budgeting e del Piano Attuativo Aziendale; possesso di un Master in Management sanitario conseguito presso il CEFPAS di Caltanissetta.
L’Assessorato regionale
Il 15 gennaio 2024 l’Assessorato regionale alla Salute - Dipartimento per la Pianificazione Strategica, diretto allora da Salvatore Iacolino, produceva l’elenco degli idonei, dove figura Danilo Greco, e indicava all’articolo 2: “Il candidato prescelto per la nomina dovrà produrre, secondo la vigente normativa, entro quindici giorni dalla data di accettazione dell'incarico, le dichiarazioni sostitutive comprovanti il possesso dei requisiti richiesti, nonché di ogni altro elemento riportato nel curriculum. L'accertamento del possesso dei requisiti richiesti per la nomina è effettuato dal Direttore generale prima del conferimento dell'incarico e, in difetto, non potrà procedersi alla stipula del relativo contratto”.
La firma del contratto
Danilo Greco firma il contratto di lavoro con l’ASP di Trapani, nella qualità di Direttore Sanitario, ad aprile 2025. A gestire la procedura nella sua parte finale fu Danilo Palazzolo, Direttore Amministrativo, sostituto del Direttore Generale Ferdinando Croce, allora già sospeso.
Asp Trapani, Ciminnisi: «Un altro pasticcio. La sanità non si governa con le poltrone»
La sentenza che ha dichiarato illegittima la nomina di Danilo Greco a direttore sanitario dell’Asp di Trapani diventa anche un caso politico. A intervenire è la deputata regionale del Movimento 5 Stelle Cristina Ciminnisi, che punta il dito contro il governo Schifani e contro una gestione della sanità siciliana troppo spesso condizionata, a suo giudizio, dalla spartizione degli incarichi.
«Una nomina ai vertici della sanità non è mai un atto neutro – afferma Ciminnisi – significa scegliere chi governa, quali competenze mettere in campo e quale direzione dare a un’Azienda sanitaria».
«L’ennesimo pasticcio»
Per Ciminnisi, la vicenda rappresenta un nuovo colpo alla credibilità della sanità trapanese.
«Capisco che nomine, spartizioni e poltrone varie siano forse le uniche cose capaci di tenere insieme la maggioranza di Schifani – attacca la deputata regionale – ma la sanità trapanese avrebbe fatto volentieri a meno anche di questo ennesimo pasticcio».
Un giudizio politico netto, che mette insieme la sentenza del Tribunale e le tante difficoltà vissute quotidianamente dagli ospedali della provincia di Trapani.
Medici insufficienti e reparti in sofferenza
La deputata del Movimento 5 Stelle richiama, infatti, la carenza di medici e personale sanitario, le difficoltà di diversi reparti e i disservizi registrati nelle strutture ospedaliere.
«Mentre loro si occupano di poltrone, negli ospedali mancano medici e personale, ci sono reparti in sofferenza e, in questi giorni di caldo atroce, persino reparti a Castelvetrano rimasti senza aria condizionata», denuncia Ciminnisi.
La vicenda giudiziaria apre adesso anche il nodo della successione. La sentenza non determina l’ingresso automatico di Cristiano Raimondo al posto di Greco: l’eventuale nuova nomina dovrà essere effettuata scegliendo tra i professionisti inseriti nell’apposito elenco regionale degli idonei.
«Le poltrone possono anche tenere insieme la maggioranza – conclude Ciminnisi – ma non possono tenere in piedi una sanità che ha bisogno di ben altro: competenza, trasparenza e, soprattutto, un servizio sanitario efficiente che garantisca cure tempestive e una sanità per tutti».