L’emergenza provocata dall’attività dell’Etna ha messo sotto pressione l’intero sistema aeroportuale siciliano, costringendo gli scali dell’Isola a redistribuire centinaia di voli e migliaia di passeggeri nei giorni delle ripetute chiusure dell’aeroporto di Catania.
A raccontare la portata dello sforzo sono ora anche i bilanci definitivi degli aeroporti che hanno assorbito parte del traffico di Fontanarossa. Palermo e Trapani-Birgi, in particolare, hanno gestito insieme oltre 134 mila passeggeri aggiuntivi e 940 movimenti aerei straordinari.
Palermo ha gestito 710 voli aggiuntivi
Tra il 7 e il 17 agosto, l’aeroporto internazionale di Palermo Falcone Borsellino ha gestito 710 voli aggiuntivi, tra quelli dirottati da Catania e le riprogrammazioni da e per lo scalo palermitano.
Secondo i dati diffusi da Gesap, questi voli hanno movimentato più di 112 mila passeggeri, con una media di circa 11 mila viaggiatori al giorno che si sono aggiunti al normale traffico estivo dello scalo.
Nello stesso periodo il Falcone Borsellino ha gestito complessivamente 3.672 voli, considerando sia i 710 aggiuntivi legati all’emergenza sia i 2.962 della programmazione ordinaria.
Nonostante l'impennata dei volumi, l'aeroporto ha mantenuto la continuità operativa e i collegamenti programmati.
Particolare attenzione è stata riservata anche ai passeggeri con disabilità o mobilità ridotta: nei dieci giorni sono state effettuate oltre 3 mila assistenze, tra quelle programmate e quelle richieste direttamente durante le giornate di maggiore affluenza.
Per sostenere il carico straordinario è stato necessario rafforzare i turni, anticipare rientri dalle ferie e richiamare personale aggiuntivo anche da altri aeroporti.
«Abbiamo assorbito in pochissimo tempo un volume di traffico straordinario, aggiuntivo rispetto a quello già particolarmente intenso del periodo estivo», ha sottolineato l’amministratore delegato di Gesap, Gianfranco Battisti, ringraziando le donne e gli uomini della comunità aeroportuale per il lavoro svolto.
Anche Birgi diventa uno scalo di emergenza
La stessa emergenza ha coinvolto direttamente anche l’aeroporto Vincenzo Florio di Trapani-Birgi, che nei giorni di maggiore difficoltà è diventato uno degli scali di supporto alla rete aeroportuale siciliana.
Il bilancio definitivo comunicato da Airgest parla di 230 movimenti aggiuntivi e oltre 22 mila passeggeri in più tra il 7 e il 16 agosto.
Numeri importanti per uno scalo che, oltre al traffico straordinario proveniente da Catania, ha dovuto continuare a gestire la propria programmazione estiva.
Il presidente di Airgest, Salvatore Ombra, ha sottolineato il ruolo avuto dalla Regione nel coordinamento dell’emergenza e quello di tutti gli operatori coinvolti, compresi Protezione civile, Azienda Siciliana Trasporti e personale aeroportuale.
Il nodo dei collegamenti terrestri
Proprio l’esperienza di Birgi ha però riportato al centro un problema strutturale che l’emergenza Etna ha reso ancora più evidente: l’aeroporto di Trapani non dispone di un collegamento ferroviario.
Quando centinaia di passeggeri devono essere trasferiti rapidamente verso Trapani, Palermo o Catania, l'unica alternativa è rappresentata dai collegamenti su gomma.
Durante le giornate più complicate questo ha significato dover mettere in campo un numero consistente di autobus per trasferire contemporaneamente grandi quantità di viaggiatori. Un limite che si è sommato alle difficoltà già vissute da alcuni passeggeri, costretti in determinati casi a ricorrere a taxi e NCC per raggiungere la propria destinazione.
Una rete aeroportuale chiamata allo stress test
I numeri dei due principali scali occidentali mostrano quindi la dimensione dell’emergenza.
Palermo ha assorbito 710 voli e oltre 112 mila passeggeri aggiuntivi; Birgi altri 230 movimenti e più di 22 mila viaggiatori.
In totale, quasi un migliaio di movimenti straordinari e oltre 134 mila passeggeri sono stati gestiti dai due aeroporti mentre Catania era alle prese con le conseguenze dell'attività eruttiva e della cenere vulcanica.
L'emergenza ha così trasformato gli aeroporti siciliani in una rete di soccorso, mostrando quanto sia importante poter redistribuire rapidamente il traffico quando uno degli scali principali viene messo fuori uso.
Ma ha evidenziato anche le fragilità del sistema. La capacità degli aeroporti di accogliere voli aggiuntivi deve necessariamente essere accompagnata da una rete di trasporti terrestri in grado di spostare migliaia di persone.
E Birgi, in questo senso, rappresenta un caso emblematico: può diventare una risorsa strategica per l'intera Sicilia, ma per esserlo pienamente ha bisogno di collegamenti adeguati e di una struttura organizzativa pronta a entrare in funzione fin dalle prime ore dell'emergenza.
L’Etna ha dunque rappresentato un vero stress test per il sistema aeroportuale siciliano. Palermo e Trapani hanno dimostrato di poter assorbire una parte consistente dell’urto. La sfida, adesso, è trasformare quanto imparato in questi giorni in procedure permanenti, investimenti e collegamenti capaci di evitare che la prossima emergenza trovi la Sicilia impreparata.