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21/08/2026 02:00:00

La suora eremita sull'altopiano di Salemi: "Qui vivo di provvidenza"

A circa 700 metri di altitudine, sull’altopiano di contrada Musita a Salemi, c’è un luogo lontano dal rumore e dalla vita quotidiana. Da qui, nelle giornate limpide, lo sguardo arriva fino alle isole Egadi e, quando la foschia lo consente, anche a Pantelleria.

In un vecchio magazzino rurale abbandonato è nato l’eremo San Charles de Foucauld, diventato la casa di Elisa Rao, 58 anni, originaria del Palermitano e unica suora eremita della provincia di Trapani. E' questa la storia che racconta Max Firreri su La Sicilia.

L’eremo si raggiunge attraverso una strada sterrata e una salita particolarmente ripida. Un luogo scelto per vivere nel silenzio, nella preghiera e nel lavoro.

 

Trentatré anni da francescana, poi la scelta dell’eremitaggio

Suor Elisa ha alle spalle 33 anni di vita religiosa francescana. Nel 2020 ha scelto di intraprendere una nuova strada, quella della vita eremitica.

«Il Signore è tornato a bussare alla porta del mio cuore chiedendomi di vivere in maggiore intimità con lui», racconta.

La sua prima esperienza è stata a Borgo Cellena, dove ha professato la vita eremitica nelle mani del vescovo di Grosseto-Pitigliano-Sovana-Orbetello. Poi la decisione di tornare in Sicilia, terra che considera profondamente legata alla tradizione degli eremiti.

Nella Diocesi di Mazara del Vallo è stata accolta dal vescovo Angelo Giurdanella. Il magazzino rurale è stato messo a disposizione da don Salvatore Cipri e trasformato in un piccolo eremo dove preghiera e silenzio scandiscono le giornate.

 

L’orto, le icone e una vita senza televisione

Suor Elisa vive con due gatti. Non c’è la televisione e per affrontare l’inverno utilizza una stufa a legna. Le sue giornate iniziano molto presto: «La mattina mi alzo intorno alle 5, la sera, invece, vado a letto presto».

Il tempo è diviso tra preghiera e lavoro. Cura l’orto e realizza icone cristiane utilizzando un pantografo.

Per il resto, affida la propria quotidianità alla provvidenza.

«Qui vivo di provvidenza», racconta. C’è chi porta all’eremo acqua, prodotti di stagione e beni di prima necessità, che poi vengono utilizzati per preparare i pasti.

 

D’inverno la strada diventa impraticabile

L’isolamento, soprattutto nei mesi più freddi, non è soltanto una scelta spirituale. Le condizioni della strada possono rendere l’eremo difficile da raggiungere.

Le prime abitazioni di contrada Pusillesi distano quasi un chilometro. Quando arrivano piogge e temperature rigide, la strada può diventare impraticabile e suor Elisa rimane isolata anche per diversi giorni.

Accanto all’eremo c’è la sua automobile, normalmente coperta da un telo. La utilizza quasi esclusivamente per raggiungere la parrocchia la domenica mattina.

La solitudine, però, non sembra spaventarla: «Paura di essere sola qui? No, assolutamente. Io so che a fianco a me c’è sempre il Signore».

 

L’eremo come luogo di incontro

Nonostante la scelta di una vita appartata, l’eremo non è un luogo chiuso agli altri. C’è chi affronta la salita proprio per incontrare suor Elisa, parlare con lei e ritagliarsi un momento di riflessione.

«Gli eremi sono oasi di incontro e di comunione con Dio», spiega.

La sua esperienza sull’altopiano di Salemi diventa così anche un punto di riferimento per chi cerca silenzio, ascolto e un confronto lontano dalla frenesia quotidiana.



Native | 11/08/2026
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