La storia si ripete e non insegna, purtroppo. Un nuovo episodio, riprovevole, riporta alle cronache internazionali la condotta delle forze armate israeliane in Cisgiordania. Ahmed Hatna, un residente nel nord della regione, è stato rilasciato dopo un fermo da parte dei militari, con il numero "44" marchiato a pennarello sulla fronte e sulle braccia. Fonti locali riportano che la stessa sorte è toccata ad altri palestinesi trattenuti durante un blitz condotto nei giorni passati dalle forze di difesa israeliane - IDF -, alcuni dei quali avrebbero denunciato violenze e interrogatori durissimi, solo perché colpevoli di occupare il loro territorio, stabilito dagli accordi di Oslo.
D'altronde, l'annessione della West Bank, confermata dal sostegno agli insediamenti illegali, è stata una cifra esistenziale, da sempre, di Benjamin Netanyahu. L'accaduto è stato denunciato dal quotidiano Haaretz e ha suscitato una dura reazione politica. Ahmad Tibi, membro della Knesset e leader del partito arabo-israeliano Ta'al, lo ha definito un segno di disumanizzazione che "richiama periodi bui" della storia.
Il riferimento è ai nazisti, che tatuavano un numero sui prigionieri ebrei nei campi di concentramento come marchio per registrarli, gestire la forza lavoro e privarli della loro identità umana.
L'IDF ha riferito che l'operazione ha riguardato circa una cinquantina di edifici, con l'obiettivo di rintracciare individui sospettati di progettare attentati, portando all'arresto di due persone e all'interrogatorio di numerosi sospetti. I militari coinvolti hanno ammesso di aver "contrassegnato i sospetti interrogati nell'ambito dell'operazione", definendo l'azione grave, esprimendo un richiamo formale nei confronti dei militari e assicurando che saranno tratti gli "opportuni insegnamenti". Si aggiunge: speriamo.
Ma, disgraziatamente, non si tratta di un caso isolato. Già nello scorso mese di aprile, l'esercito si era trovato a definire una "cattiva valutazione" un episodio analogo, in cui alcuni soldati avevano scritto dei numeri sulle mani di donne palestinesi all'ingresso del campo profughi di Jenin.
Il tutto si inserisce in un contesto di forte escalation in tutta la Cisgiordania, con l'aumento delle azioni violente dei coloni estremisti. Nel frattempo, non si fermano le ostilità nella Striscia di Gaza.
Vittorio Alfieri