La crisi del comparto agricolo non può essere ignorata se si vuole costruire un percorso di sviluppo stabile per il territorio trapanese. È questo il punto di partenza della riflessione del presidente del Libero Consorzio Comunale di Trapani, Salvatore Quinci, intervenuto sulle difficoltà che accompagnano la vendemmia 2026 (qui un approfondimento di tp24) e sulle preoccupazioni sollevate dall’associazione “I Guardiani del Territorio”.
Per Quinci, l’agricoltura deve tornare al centro delle strategie di sviluppo. Un settore che rappresenta una risorsa economica, ma anche un patrimonio di tradizioni e cultura, capace di affiancare il turismo e gli altri comparti produttivi.
Una vendemmia che parte in salita
La stagione della raccolta dell’uva si presenta particolarmente complessa. Tra i fattori che preoccupano maggiormente ci sono le temperature elevate e persistenti, che stanno modificando il normale andamento stagionale e incidendo sulle coltivazioni.
A questo si aggiunge il calo delle rese, che rischia di ridurre ulteriormente la capacità produttiva delle aziende agricole. Una situazione che si inserisce in un quadro già complicato dalle difficoltà nella gestione delle risorse idriche.
Acqua, il problema delle condotte
Uno degli aspetti evidenziati da Quinci riguarda proprio l’irrigazione. La presenza di acqua negli invasi non significa automaticamente che le aziende agricole possano disporne in quantità sufficiente.
Il problema, secondo il presidente, riguarda anche le infrastrutture: le perdite lungo le condotte fanno sì che una parte consistente della risorsa non arrivi nei campi. Una criticità che rende ancora più difficile affrontare gli effetti delle alte temperature.
Cantine piene e prezzi a rischio
Sul fronte commerciale, la situazione appare altrettanto delicata. Le cantine continuano a registrare importanti quantità di vino invenduto e giacenze accumulate negli ultimi anni. La presenza di prodotto ancora sul mercato potrebbe tradursi in una pressione al ribasso sui prezzi riconosciuti ai produttori. Al contrario, i costi necessari per portare avanti le attività agricole continuano a crescere, comprimendo ulteriormente i margini delle aziende.
«Serve una terapia d’urto»
Per Quinci, non si tratta di difficoltà isolate, ma dei segnali di una crisi che interessa l’intero comparto. Da qui la necessità di interventi immediati accompagnati da una strategia di medio e lungo periodo.
«Serve una terapia d’urto ed una successiva pianificazione», sottolinea il presidente, indicando la necessità di affrontare le emergenze senza rinunciare a una programmazione strutturale.
Un focus sull’agricoltura nel Piano strategico
Il tema agricolo sarà inserito nel Piano Strategico del Libero Consorzio Comunale di Trapani, che prenderà forma nei prossimi mesi. L’obiettivo è coinvolgere tutti i soggetti della filiera per individuare le criticità e costruire soluzioni condivise.
Secondo Quinci, gli interventi dovranno riguardare anche le infrastrutture e dovranno essere sostenuti dalle istituzioni. Le proposte provenienti dagli operatori del settore dovranno avere un ruolo centrale nelle future decisioni.
Pubblico e privato insieme
La prospettiva indicata dal presidente è quella di una maggiore collaborazione tra istituzioni e imprese. Un sistema coordinato che permetta di rispondere rapidamente alle emergenze e, allo stesso tempo, di costruire un modello agricolo più moderno e resiliente.
Il Libero Consorzio intende quindi svolgere un ruolo di coordinamento e confronto con la Regione Siciliana, alla quale Quinci riconosce una funzione decisiva nel rilancio dell’agricoltura dell’Isola.
«Una sfida che dobbiamo vincere»
La conclusione del presidente è un appello all’unità. La crisi della vendemmia 2026, secondo Quinci, può diventare l’occasione per affrontare problemi strutturali che da tempo condizionano il settore.
«È una sfida che possiamo vincere, che dobbiamo vincere, facendo squadra e con spirito unitario», afferma Quinci.