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25/08/2026 06:00:00

Selinunte e la secca delle coscienze, la processione scalza che punisce l'indifferenza

Non è una foto ricordo

 

né un’istantanea di folklore. L’immagine dei pescatori di Marinella di Selinunte che, immersi nell’acqua piatta del mare, sorreggono a spalla il simulacro della Madonna del Sacro Cuore, è un atto di accusa silenzioso, monumentale e politicamente dirompente.

 

In quel gesto c’è la sintesi perfetta di un’intera vicenda. Costretti all’immobilità da un porto-trappola che la Regione Siciliana ha finto di ripulire — portando via i cumuli di posidonia sulla banchina ma lasciando intatto l’intasamento del bacino — i pescatori hanno scelto di non arrendersi alla burocrazia. Ma non si sono nemmeno piegati al ricatto di chi voleva la festa a tutti i costi. Hanno fatto forse l’unica cosa che un uomo di mare sa fare quando la barca non può navigare: si sono fatti essi stessi barca. Hanno camminato dentro l’acqua per permettere che “Maria toccasse comunque questo mare”. La scelta, d’una bellezza drammatica, oltre a risolvere un dilemma profondo, mette all’angolo l’ipocrisia di un’intera comunità.

 

Il compromesso impossibile e la sanzione civile

 

Fino a poche ore prima, la marineria sembrava divisa, logorata da anime diverse. Da un lato, l’amarezza di chi voleva incrociare le braccia per protesta; dall’altro, il timore di passare alla storia come i responsabili dell’interruzione di una devozione decennale. La soluzione trovata è stata di una lucidità inattaccabile.

Portando la Vergine in acqua a spalla, hanno salvato il rito religioso. Ma cancellando la Sagra delle Sarde, i giochi antichi e i fuochi d’artificio, hanno di fatto punito una cittadinanza colpevole di indifferenza. Insomma, è come se avessero detto ai castelvetranesi: volete la Madonnina? Noi in mare ce la portiamo lo stesso. Ma il palcoscenico estivo, la spensieratezza dei fuochi e il pesce grigliato no, ve li dovete meritare.

La verità della marineria è stata scritta nero su bianco nel suo durissimo comunicato:

Quest'anno però qualcosa è cambiato... perché nel momento del nostro grido di aiuto in molti non hanno avuto il coraggio di esporsi, farsi avanti e lottare insieme a noi... ed è per questa delusione che abbiamo fatto questa scelta”.

Nelle settimane precedenti, infatti, quando un pugno di marinai tentava di bloccare le ruspe regionali per pretendere un dragaggio vero e non un semplice “rattoppo”, la banchina era deserta. I cittadini sono rimasti a guardare dalle finestre o sui social. Nessuno è sceso al loro fianco.

 

La sponda delle istituzioni: la Chiesa e il Sindaco

 

A rendere la posizione della marineria ancor più inattaccabile è stata la straordinaria sponda offerta dalle istituzioni che contano. Invece di tentare una ricomposizione di facciata, Chiesa e Comune hanno legittimato la protesta, non per celebrare il folklore, ma per onorare il lavoro.

Don Gaspare Tortorici, officiando la messa allo scalo di Bruca, ha pronunciato parole che pesano:

La festa è stata ridotta proprio per essere vicini ai nostri pescatori e alle loro famiglie in questo momento di difficoltà. La Chiesa vuole che l’uomo lavori”. Poco dopo, lo stesso parroco ha ringraziato i fedeli venuti “per celebrare Maria e non tanto per i giochi d’artificio», spogliando la ricorrenza da ogni pretesa turistica.

Anche il sindaco di Castelvetrano, Giovanni Lentini, ha evitato toni cerimoniali, sposando la linea dei pescatori:

L’amministrazione appoggia la marineria e si augura che gli impegni assunti nei confronti di tutta la comunità siano assolti al più presto. Questa giornata va oltre la semplice cerimonia religiosa: affonda le radici nella tradizione e rappresenta la tutela, il riconoscimento e la dignità del lavoro sul mare”.

 

La solitudine del porto, la secca delle coscienze

 

La processione scalza sul mare calmo e piatto di Selinunte rimarrà nella storia locale come una solenne lezione di dignità civile. Entrando in acqua a piedi, i pescatori hanno tolto a tutti l’alibi della “forza maggiore” logistica. Hanno dimostrato che se si vuole, una via si trova sempre.

Allo stesso tempo, però, hanno tracciato una linea di demarcazione invalicabile. Chi d’ora in poi vorrà godersi lo spettacolo dei fuochi d’artificio o la spensieratezza delle sagre di fine estate a Marinella, dovrà prima ricordarsi di scendere su quella banchina a lottare per il diritto al lavoro di chi quel porto lo vive ogni giorno. Perché la vera “secca” che minaccia Selinunte non è quella di sabbia e posidonia che blocca le barche, ma quella delle coscienze di una cittadinanza che forse ha dimenticato come si sta al fianco dei propri lavoratori.

 

 

Egidio Morici



Native | 11/08/2026
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