La battaglia sui due termovalorizzatori che la Regione vuole costruire a Palermo e Catania cambia terreno. Dalle osservazioni tecniche si passa alla contestazione della stessa procedura amministrativa. E sullo sfondo comincia a comparire il Tar.
Le principali organizzazioni ambientaliste e della società civile siciliana hanno deciso di disertare l’audizione telematica convocata dal Dipartimento regionale dell’Ambiente, giudicandola una sorta di passaggio formale incapace di garantire una reale partecipazione.
«Non vogliamo legittimare una procedura istruttoria palesemente viziata e lesiva dei diritti democratici», sostengono i firmatari. Che hanno già inviato una diffida alla Regione e annunciano il ricorso alla giustizia amministrativa se l’iter dovesse andare avanti senza modifiche.
I 184 documenti arrivati a Ferragosto
Tp24 aveva raccontato nei giorni scorsi il primo capitolo dello scontro.
Il punto di partenza sono i 184 elaborati tecnici integrativi depositati nell'ambito delle procedure autorizzative dei due impianti. Per esaminarli e presentare osservazioni sono stati concessi, secondo le organizzazioni, appena 15 giorni a partire dall’11 agosto.
Insomma, una montagna di carte tecniche da studiare proprio nel cuore di Ferragosto.
Le organizzazioni avevano chiesto una proroga, sostenendo che tempi così stretti rendessero sostanzialmente impossibile un esame approfondito dei documenti.
Adesso alzano ulteriormente il livello dello scontro. Secondo loro non si sarebbe neppure davanti a semplici integrazioni dei progetti originari, ma a modifiche talmente rilevanti da configurare una vera e propria «riprogettazione», con la conseguente necessità di riaprire i termini per la partecipazione.
È, naturalmente, la tesi dei contestatori. Ed è proprio su questo punto che potrebbe concentrarsi un eventuale contenzioso amministrativo.
L'inchiesta pubblica chiesta e negata
C'è poi un secondo nodo, ancora più politico.
Le organizzazioni avevano chiesto alla Regione di avviare una inchiesta pubblica sui due termovalorizzatori, ritenendo che opere di questa portata meritassero una discussione pubblica più ampia sulle conseguenze ambientali, sanitarie ed economiche.
Il Dipartimento Ambiente, riferiscono i firmatari della protesta, ha invece rigettato la richiesta, mantenendo il confronto nell'ambito dell'audizione telematica.
Ed è proprio questa audizione che le associazioni hanno deciso di disertare.
Per Legambiente, WWF e le altre sigle, partecipare avrebbe significato riconoscere come adeguato un percorso che invece contestano alla radice.
«Violato il diritto alla partecipazione»
Il terzo fronte riguarda la Convenzione di Aarhus, il trattato internazionale che disciplina, tra le altre cose, l'accesso alle informazioni e la partecipazione del pubblico ai procedimenti in materia ambientale.
Secondo le organizzazioni, concedere appena quindici giorni per esaminare una mole così consistente di nuovi documenti avrebbe svuotato di fatto il diritto alla partecipazione.
La Regione, naturalmente, dovrà eventualmente sostenere davanti ai giudici la legittimità delle proprie scelte procedurali. Ma ormai il terreno dello scontro appare tracciato.
La diffida e l'ipotesi Tar
I firmatari hanno già notificato una formale diffida alla Regione Siciliana.
E annunciano che, qualora l'amministrazione dovesse procedere senza rivedere tempi e modalità dell'iter, verrà presentato un ricorso al Tar contestando, tra l'altro, eccesso di potere, carenza di istruttoria e violazione di legge.
A sottoscrivere la protesta ci sono Legambiente Sicilia, WWF Sicilia, Zero Waste Sicilia, Lipu Sicilia, Associazione Idrotecnica Italiana – Sicilia orientale, Cgil Sicilia, Arci Sicilia, Federconsumatori Sicilia, Italia Nostra Sicilia e Movimento Cinque Stelle Sicilia.
Intanto l'iter va avanti
Mentre infuria la polemica sulla partecipazione, la macchina amministrativa regionale non si ferma.
Sono infatti già state convocate le prime Conferenze di servizi delle procedure autorizzative: per il termovalorizzatore di Catania il 27 agosto, per quello di Palermo, previsto a Bellolampo, il 28 agosto.
È qui che la vicenda entra nella fase decisiva. Da una parte la Regione, intenzionata ad accelerare sulla realizzazione dei due impianti. Dall'altra un fronte ambientalista, sociale e politico che contesta non soltanto gli inceneritori, ma adesso anche il modo in cui si sta arrivando alle autorizzazioni.