Dichiarandolo “inammissibile”, la seconda sezione penale della Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del 39enne marsalese Gerlando Giunta contro l’ordinanza con cui, lo scorso 12 marzo, il Tribunale di Palermo aveva respinto la richiesta di riesame presentata contro il provvedimento con cui, il 27 febbraio, il Gip del Tribunale di Marsala aveva applicato a Giunta la misura degli arresti domiciliari.
Il 39enne è gravemente indiziato del reato di rapina impropria pluriaggravata – per essere stata la minaccia commessa con armi e da più persone riunite – di materiale ferroso, in concorso con Angelo Pellegrino, ai danni di “Formula Ambiente” e, in particolare, del dipendente Daniele Angileri.
Secondo l’accusa, Giunta avrebbe minacciato Angileri puntandogli un coltello a serramanico e rivolgendogli la frase: «So dove abiti, se non vuoi avere problemi lasciaci fare».
Secondo la difesa, però, il Tribunale del Riesame avrebbe omesso di confrontarsi con alcune “discrasie”. La persona offesa, infatti, «riferisce circostanze temporalmente incerte, dichiarando di non ricordare la data esatta dell’episodio» e la denuncia sarebbe stata sporta «circa un mese dopo i fatti, senza che venga fornita alcuna plausibile spiegazione del ritardo».
Inoltre, le dichiarazioni testimoniali non sarebbero state univoche circa le modalità della minaccia. Dalle dichiarazioni di un responsabile operativo di “Formula Ambiente” e dello stesso Angileri emergerebbe, infatti, che il coltello non sarebbe stato realmente puntato verso la persona offesa, ma soltanto esibito.
Argomentazioni che, comunque, non hanno convinto i giudici della Suprema Corte, che, dichiarando inammissibile il ricorso, hanno anche condannato Gerlando Giunta al pagamento della somma di 3 mila euro in favore della Cassa delle ammende.