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28/08/2026 13:00:00

Birgi, cresce il fronte No F-35: sabato incontro a Trapani

“172 milioni per la guerra mentre mancano i servizi essenziali”. È con questo slogan che torna a farsi sentire il Comitato No F-35 Trapani-Birgi, che contesta il progetto destinato a trasformare la base militare dell'aeroporto Vincenzo Florio in uno dei principali centri internazionali per l'addestramento dei piloti degli F-35.

Una trasformazione tutt'altro che marginale per un aeroporto che è militare ma aperto anche al traffico civile e che condivide la stessa pista tra voli commerciali e attività dell'Aeronautica.

Il Comitato parla di un investimento complessivo superiore a 172 milioni di euro e mette sul tavolo una domanda molto semplice: mentre nella provincia di Trapani mancano servizi, personale negli ospedali e infrastrutture, è questa la priorità sulla quale spendere risorse pubbliche?

 

Il nuovo centro internazionale degli F-35 a Trapani-Birgi

Il progetto, in realtà, è ormai molto più di un'ipotesi.

Trapani-Birgi è stata scelta per ospitare il nuovo centro europeo di addestramento per gli F-35A, destinato anche ai piloti di altri Paesi partecipanti al programma internazionale. L'obiettivo è creare una struttura sul modello della Luke Air Force Base, in Arizona.

La documentazione tecnico-amministrativa resa pubblica tra la fine del 2025 e l'inizio del 2026 indica per una prima fase del programma un investimento di 122,6 milioni di euro al netto dell'Iva, finanziato tra il 2025 e il 2029. Sono inoltre previste ulteriori fasi del progetto.

Il programma comprende nuove infrastrutture, edifici, impianti e strutture necessarie all'attività addestrativa. Leonardo e Lockheed Martin sono state individuate come aziende chiamate a costituire il raggruppamento industriale per la realizzazione del centro.

Il cronoprogramma più recente prevede una prima capacità addestrativa entro la fine del 2028 e il completamento del centro nel 2029.

 

La protesta: “Il territorio deve sapere”

È proprio sulla dimensione del progetto che insiste il Comitato.

“Esiste un progetto da oltre 172 milioni di euro per l'aeroporto di Trapani-Birgi di cui la cittadinanza sa ancora troppo poco”, sostengono gli attivisti, che chiedono maggiore informazione e un confronto pubblico sulle conseguenze per Trapani, Marsala e Misiliscemi.

La contestazione è innanzitutto politica.

Secondo il Comitato, mentre aumentano gli investimenti nella Difesa, il territorio continua a fare i conti con problemi nella sanità, nella scuola e nei servizi pubblici.

C'è poi la questione più generale del ruolo strategico assunto dalla Sicilia nel Mediterraneo. Per gli attivisti, il rafforzamento militare di Birgi inserisce ancora di più l'Isola nelle dinamiche dei conflitti internazionali.

 

Rumore e ambiente, le preoccupazioni del Comitato

Tra i temi sollevati c'è quello dell'inquinamento acustico.

Il Comitato sostiene che durante alcune attività i jet militari possano produrre livelli di rumore superiori ai 115 decibel e chiede che vengano approfonditi gli effetti dell'aumento dei voli militari sulle popolazioni che abitano nei comuni vicini alla base.

Un'altra preoccupazione riguarda l'ambiente e, in particolare, la vicinanza con la Riserva naturale dello Stagnone di Marsala, uno degli ecosistemi più delicati e importanti della provincia.

Sono valutazioni e timori sui quali il movimento chiede studi, dati e soprattutto maggiore trasparenza.

 

Chi sostiene il progetto: “Opportunità per economia e lavoro”

Esiste però anche una lettura completamente diversa.

Il presidente della Commissione Difesa della Camera, Nino Minardo, annunciando nel settembre del 2025 la scelta di Trapani-Birgi, aveva sottolineato le possibili ricadute economiche dell'investimento.

Secondo Minardo, il nuovo centro potrà produrre occupazione, specializzazione tecnologica e opportunità per le imprese siciliane, rafforzando il ruolo dell'Isola nell'industria della Difesa.

Ed è esattamente qui che si trova il cuore del confronto: grande opportunità industriale o ulteriore militarizzazione del territorio?

Una questione che riguarda anche il futuro dell'aeroporto civile. In un'interrogazione parlamentare presentata nei mesi scorsi veniva evidenziato come non fosse ancora chiaro quale impatto il nuovo centro avrebbe avuto sul traffico commerciale e sul piano di sviluppo dello scalo.

 

Sabato l'incontro pubblico a Trapani

Il Comitato No F-35 Trapani-Birgi ha quindi organizzato un incontro pubblico per sabato 29 agosto alle ore 17, nella sede della Chiesa Valdese di via Orlandini 38, a Trapani.

L'appuntamento è aperto a cittadini, associazioni e realtà del territorio.

L'obiettivo dichiarato è rompere quello che il Comitato considera un “silenzio” attorno al progetto e chiedere che una trasformazione così rilevante della base di Birgi non venga considerata soltanto una questione militare.

Perché il nuovo polo degli F-35 sorgerà dentro una base dell'Aeronautica. Ma attorno alla pista ci sono città, abitazioni, imprese, un aeroporto civile e una delle aree naturalistiche più importanti della Sicilia occidentale.