Vent’anni fa la strage Cottarelli: il massacro che partì da Trapani
Una famiglia sterminata nella propria casa. Tre colpi alla nuca, le sevizie, le gole tagliate per tentare di simulare una rapina finita nel sangue. Sono trascorsi vent’anni dalla strage dei Cottarelli, uno dei delitti più feroci della cronaca italiana recente. Un massacro avvenuto a Brescia, ma con radici profonde nel Trapanese: negli affari della famiglia Marino a Paceco, nei finanziamenti pubblici destinati alle aziende agricole e nella storia mafiosa del territorio.
Era il 28 agosto 2006 quando Angelo Cottarelli, immobiliarista di 56 anni, la moglie Marzenna Topor, 41 anni, e il figlio Luca, appena diciassettenne, vennero uccisi nella loro villetta di via Zuaboni, nel quartiere Urago Mella.
Per quella strage è stato condannato definitivamente all’ergastolo Vito Marino, imprenditore originario di Paceco e figlio di Girolamo Marino, detto “Mommo ’u nano”, esponente di primo piano della mafia trapanese ucciso nel 1986 durante la guerra di Cosa nostra.
Il massacro nella villetta
I corpi vennero trovati nella taverna dell’abitazione. Le vittime erano state colpite alla nuca con una pistola calibro 22 e poi sgozzate. Prima di essere uccise erano state sottoposte a sevizie.
Una violenza brutale, studiata anche per confondere le indagini e far apparire il triplice omicidio come l’esito di una rapina. Ma dietro quella scena non c’era un assalto casuale. C’erano affari, denaro e un conto che, secondo la ricostruzione giudiziaria, Vito Marino aveva deciso di regolare nel modo più feroce.
Gli affari tra Brescia e Paceco
Il legame tra Angelo Cottarelli e Vito Marino passava attraverso un sistema di fatture false e operazioni inesistenti. L’obiettivo era gonfiare le spese sostenute dalle aziende agricole riconducibili alla famiglia Marino e ottenere finanziamenti pubblici erogati dalla Regione Siciliana, dal ministero delle Attività produttive e dall’Unione europea.
Al centro dell’operazione c’era anche la cantina Vigna Verde di Paceco. Cottarelli, attraverso alcune società bresciane, avrebbe dovuto produrre la documentazione fittizia necessaria a far lievitare i costi degli investimenti, arrivando a coprire con denaro pubblico fino al 90 per cento delle spese dichiarate.
Un sistema da milioni di euro. Qualcosa, però, si ruppe. Marino sospettava che l’imprenditore bresciano avesse trattenuto per sé circa mezzo milione di euro. Quello che poteva sembrare un contrasto economico, nel contesto criminale in cui era maturato, diventò una condanna a morte. Non solo per Angelo Cottarelli, ma anche per sua moglie e per il figlio di 17 anni.
Vito Marino, il figlio di “Mommo ’u nano”
Vito Marino non era una figura estranea alla storia criminale del Trapanese. Era il figlio di Girolamo Marino, conosciuto come “Mommo ’u nano”, indicato dagli investigatori come elemento di vertice del mandamento mafioso di Trapani.
Girolamo Marino venne ucciso nel 1986 durante la sanguinosa guerra di mafia che ridisegnò gli equilibri di Cosa nostra nella provincia. Secondo le ricostruzioni investigative, ad assassinarlo fu Matteo Messina Denaro.
Il figlio Vito si muoveva invece tra imprese agricole, società e finanziamenti. Nel 2020 gli furono confiscati beni per circa 15 milioni di euro, tra aziende, immobili e disponibilità finanziarie. Un patrimonio che, secondo i giudici, era stato costruito attraverso truffe e attività illecite.
Sei processi e la condanna all’ergastolo
La vicenda giudiziaria della strage Cottarelli è stata lunghissima, segnata da assoluzioni, condanne e annullamenti della Cassazione. Per arrivare alla verità definitiva sono stati necessari sei processi.
La condanna all’ergastolo per Vito Marino divenne definitiva nel 2017. Ma lui era già scomparso dall’estate dell’anno precedente. La sentenza c’era, il condannato no.
La latitanza si concluse il primo ottobre 2018, ancora una volta nel Trapanese. Gli uomini del Servizio centrale operativo e delle Squadre mobili di Trapani e Palermo lo trovarono nascosto in un ovile nelle campagne di Vita. Una trentina di agenti circondò il casolare all’alba. Marino non oppose resistenza. La cattura venne raccontata allora anche da Tp24.
Trasferito in carcere, morì il 9 novembre 2021, a 55 anni, nel penitenziario di Torino, mentre stava scontando l’ergastolo.
L’assoluzione definitiva del cugino Salvatore
Nel procedimento era stato coinvolto anche Salvatore Marino, cugino di Vito e autotrasportatore di Paceco. Secondo l’accusa avrebbe accompagnato Vito al Nord e avrebbe partecipato alla strage.
La sua posizione ha attraversato quindici anni di processi, con assoluzioni, condanne all’ergastolo e ripetuti annullamenti della Cassazione. Salvatore Marino era stato anche latitante: venne arrestato il 31 dicembre 2010 a Tenerife, riconosciuto casualmente da un agente della polizia penitenziaria italiana in vacanza alle Canarie.
Alla fine, però, la giustizia ha stabilito che non partecipò al massacro. Il 12 ottobre 2021 la Corte d’assise d’appello di Milano lo assolse, confermando la precedente sentenza di primo grado. L’assoluzione è poi diventata definitiva: Salvatore Marino non ebbe alcun ruolo nell’uccisione della famiglia Cottarelli. Lo ha stabilito l’esito dell’ultimo dei dieci procedimenti celebrati a suo carico.
La condanna di Dino Grusovin
L’altro condannato per la strage è Dino Grusovin, faccendiere triestino con precedenti per reati fiscali, soprannominato “l’architetto”. Fu lui a mettere in contatto Vito Marino e Angelo Cottarelli e ad accompagnare i siciliani nella villetta di Urago Mella.
Grusovin ha sempre sostenuto di essere stato presente, ma di non avere partecipato materialmente alle uccisioni. Per lui la condanna definitiva è stata di vent’anni per concorso anomalo in omicidio.
Un delitto bresciano con radici nel Trapanese
Vent’anni dopo, la strage Cottarelli resta una ferita aperta. Non soltanto per Brescia. La storia di Angelo, Marzenna e Luca conduce infatti fino a Paceco e racconta un pezzo oscuro della provincia di Trapani: quello in cui mafia, imprese, fatture false e finanziamenti pubblici si confondono fino a diventare un unico sistema.
Mario Cottarelli, fratello di Angelo, seguì tutti i processi come parte civile. Morì nell’aprile del 2018, pochi mesi prima della cattura di Vito Marino. Aveva riassunto la vicenda con parole semplici e terribili: «È stato un assassinio maturato nell’ambito di affari fatti con le persone sbagliate».
In quella casa di Brescia non venne regolato soltanto un debito. Venne cancellata un’intera famiglia. E Luca Cottarelli aveva soltanto 17 anni.
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