Acqua, la Sicilia ne perde più della metà. Ma Trapani è la provincia più virtuosa
La Sicilia perde nelle condutture più della metà dell’acqua potabile immessa in rete. Un’enormità: 389 milioni di metri cubi all’anno che non arrivano mai ai rubinetti, con un costo economico superiore al miliardo di euro. In questo quadro disastroso, però, Trapani rappresenta una sorpresa: è la provincia siciliana con le perdite più basse e una delle poche a collocarsi nettamente sotto la media nazionale.
È quanto emerge da uno studio della Cgia di Mestre, elaborato sulla base dei dati Istat del 2022. Numeri che fotografano un Paese nel quale l’acqua è sempre più preziosa, ma continua a essere dispersa attraverso reti vecchie, guasti mai riparati, errori di misurazione e allacci abusivi.
In Sicilia si perde il 51,6% dell’acqua
Nell’Isola ogni giorno vengono immessi in rete 374 litri d’acqua per abitante. Ben 193, però, si perdono prima di arrivare a destinazione. Il tasso di dispersione è del 51,6%, quasi dieci punti sopra la già preoccupante media italiana del 42%.
Il costo stimato delle perdite supera il miliardo di euro all’anno. Soltanto il Lazio, con circa 1,5 miliardi, presenta un danno economico maggiore. La Sicilia è sostanzialmente appaiata alla Lombardia, nonostante popolazione, territorio e sistema produttivo siano molto diversi.

Trapani è l’eccezione siciliana
Il dato che sorprende riguarda la provincia di Trapani. Dei 338 litri immessi ogni giorno in rete per ciascun abitante, ne vengono persi 58: il 17,2%.
È di gran lunga il risultato migliore della Sicilia e uno dei più bassi d’Italia. Un dato che, almeno sulla carta, colloca il Trapanese lontanissimo dalle province siciliane dove più della metà dell’acqua scompare lungo il percorso.
Questo non significa, naturalmente, che nel territorio non esistano problemi idrici. Turnazioni, guasti, carenze delle fonti e contaminazioni dimostrano che la qualità e la continuità del servizio non dipendono soltanto dalla percentuale di dispersione. Ma sul fronte delle perdite di rete il dato statistico assegna alla provincia una posizione decisamente migliore rispetto al resto dell’Isola.

Il caso limite di Siracusa
La situazione più grave si registra a Siracusa, dove viene disperso il 65,2% dell’acqua: 351 litri al giorno per abitante sui 539 immessi.
La quantità persa nella provincia siracusana è addirittura superiore a tutta l’acqua immessa nella rete di Agrigento, dove la disponibilità si ferma a 316 litri pro capite al giorno. Siracusa è l’ottava provincia peggiore d’Italia. Fanno peggio soltanto Potenza, Chieti, L’Aquila, Latina, Cosenza, Campobasso e Massa.
Dopo Siracusa viene Messina, con il 56,5% di dispersione: 251 litri persi sui 444 immessi quotidianamente per abitante.
Agrigento, poca acqua e metà dispersa
Agrigento, diventata negli ultimi anni il simbolo della crisi idrica siciliana, perde il 52,4% dell’acqua immessa: 166 litri su 316 per abitante.
Qui il problema è doppio. Non soltanto oltre metà della risorsa disponibile viene dispersa, ma la quantità complessivamente immessa è già inferiore rispetto a quella di altre province. Insomma, l’acqua è poca e una parte consistente non arriva nemmeno ai cittadini.
A Palermo la dispersione raggiunge il 49,7%, mentre Ragusa perde il 46,5% e Catania il 40,4%. Risultati migliori si registrano a Caltanissetta, con il 31,1%, ed Enna, con il 27,4%. Nessuna provincia siciliana, però, si avvicina al 17,2% di Trapani.
In Italia bruciati quasi dieci miliardi l’anno
Il problema riguarda tutto il Paese. Nel 2022 sono andati persi 3,8 miliardi di metri cubi sui nove miliardi immessi nelle reti. Ogni giorno vengono dispersi 157 litri per abitante su 371, con un costo complessivo stimato in 9,8 miliardi di euro all’anno.
Le province più virtuose sono Como, con il 9,2%, Pavia con il 9,4% e Monza con l’11%. Tra le sorprese positive c’è anche Lecce, ferma al 12%, risultato migliore persino di Milano, che registra il 13,4%.

L’Italia preleva più acqua di tutti in Europa
Lo studio della Cgia evidenzia anche un altro primato poco rassicurante: l’Italia è il Paese europeo con il maggiore prelievo idrico. Nel 2023 sono stati prelevati 36,5 miliardi di metri cubi, contro i 33 miliardi della Spagna e i 26 della Francia.
L’acqua viene impiegata per il 49% in agricoltura, per il 23% negli usi civili, per il 18% nell’industria e per il restante 10% nella produzione di energia elettrica. Una risorsa decisiva anche per molti comparti manifatturieri, dal tessile alla farmaceutica, dalla ceramica alla carta.
Per la Cgia occorrono investimenti urgenti sulle reti e sulle infrastrutture, ma anche un piano per recuperare l’acqua piovana. Oggi in Italia se ne raccoglie appena il 10%. Il resto si perde, proprio come quello che scorre nelle condutture colabrodo: una ricchezza che il Paese continua a lasciarsi sfuggire.
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