Lo Curto verso l'addio alla Lega, scontro con Turano: "Professionista della slealtà"
Le elezioni regionali si avvicinano e, in provincia di Trapani, nella Lega è già partita la resa dei conti. I due principali riferimenti del partito, Mimmo Turano ed Eleonora Lo Curto, si sfidano a distanza nel tentativo di consolidare il proprio peso politico e occupare spazio in vista della composizione del prossimom anno. Lo scontro è ormai aperto e i toni sono quelli della rottura definitiva.
Alle parole dell'assessore regionale della Lega Mimmo Turano, che aveva chiesto chiarezza sul percorso politico di Eleonora Lo Curto, oggi impegnata in un dialogo con Cateno De Luca, l'ex parlamentare marsalese ha risposto con immediatezza: «Lealtà e chiarezza? È davvero singolare che a pretenderle sia proprio Mimmo Turano, professionista della slealtà e campione di tradimenti politici. Prima di dispensare lezioni di coerenza, Turano dovrebbe ricordare come sono andate realmente le cose».
Lo Curto: "Ecco come sono andate le cose"
Eleonora Lo Curto torna indietro nel tempo, in particolare alle ultime elezioni regionali.
«È stato lui, democristiano di antica data, a mettere fuori gioco l'Udc per organizzare, insieme a Luca Sammartino, la lista della Lega in Sicilia. Ed è stato sempre lui a sostenere, davanti a più persone, che in provincia di Trapani la Lega avrebbe avuto due rappresentanti: uno eletto all'Assemblea regionale e uno destinato al Governo regionale. In quella prospettiva, qualora fosse stato eletto lui, sarei dovuta entrare in Giunta. Il mio errore, lo riconosco, è stato quello di credere nella sua lealtà».
Alle Regionali del 2022 Lo Curto ottenne 5.011 voti. Non fu eletta, ma si piazzò subito dietro Turano, che raccolse 7.133 preferenze.
«Avrei avuto la certezza di essere eletta nella lista dove sono confluiti gli altri deputati dell'Udc, che rappresentava il naturale approdo per me dopo essere stata presidente del gruppo all'Ars. Avrei potuto scegliere qualsiasi altra lista. Ho invece deciso di fidarmi di Turano e di Sammartino, credendo nella loro promessa e in un sincero gioco di squadra.
Sapevo perfettamente che la Lega avrebbe potuto penalizzare il mio consenso. Quel simbolo era ancora inviso a una parte significativa dell'elettorato siciliano e Salvini, per anni, era stato percepito come il leader di un partito del Nord ostile al Mezzogiorno. Nonostante questo, ho scelto di metterci la faccia, affidandomi alla parola che mi era stata data.
I miei oltre cinquemila voti sono stati determinanti. Senza quel consenso, la Lega non avrebbe conquistato il seggio in provincia di Trapani e, di conseguenza, non avrebbe avuto la forza politica per esprimere un assessore».
Cosa è accaduto dopo?
Le elezioni, concluse con un margine ridotto, portarono all'Ars soltanto Turano. Lo Curto rimase fuori dall'Assemblea e oggi parla apertamente di un tradimento politico.
«La domanda è semplice: chi ha tradito la promessa fatta? Chi ha beneficiato di un ruolo che, secondo gli accordi assunti, avrebbe dovuto aprire la strada anche alla mia presenza nel Governo regionale?
È vero: avrei potuto rompere immediatamente con la Lega e con Turano. Non l'ho fatto. Sono rimasta compostamente al mio posto, accettando anche il ruolo di commissaria provinciale della Lega in provincia di Trapani, nella convinzione che Turano avrebbe mantenuto la parola data e rassegnato le più volte annunciate dimissioni da deputato regionale, dimissioni che, come egli stesso sosteneva, non gli avrebbero fatto perdere il ruolo di assessore. Anche questo non è avvenuto».
I fatti, sostiene Lo Curto, sono noti negli ambienti politici e, a maggior ragione, all'interno della Lega.
«Se necessario, sono in grado di documentarli».
Lo Curto: "La mia storia politica parla chiaro"
L'ex parlamentare ricorda il proprio percorso politico.
«Sono stata tra le fondatrici di movimenti autonomisti: con Bartolo Pellegrino ho contribuito alla nascita di Nuova Sicilia e con Raffaele Lombardo a quella del Movimento per l'Autonomia.
Ho sempre creduto che la Sicilia meritasse una storia politica diversa: libertà dal centralismo romano, autonomia, dignità e capacità di decidere il proprio futuro senza essere subalterna ai partiti nazionali.
È anche per questo che, quando aderii alla Lega, cercai di giustificare quella scelta pensando che il partito avesse cambiato pelle e potesse realmente trasformarsi in una forza capace di rappresentare le istanze dei territori».
Lo Curto prende atto, però, di una mancata trasformazione e sostiene che la Lega continui a essere percepita «da una parte importante dell'elettorato siciliano come il partito che per anni ha rappresentato gli interessi del Nord in contrapposizione a quelli del Mezzogiorno».
«A questa distanza si sono aggiunte posizioni su Europa, diritti civili e politica internazionale sempre più lontane dalla mia cultura politica».
La riforma Calderoli, una mazzata per il Mezzogiorno
Lo Curto mette nero su bianco quelle che considera le principali criticità della Lega in Sicilia.
«La speranza di vedere finalmente realizzato il Ponte sullo Stretto non supera la mia grande preoccupazione per la riforma Calderoli sull'autonomia differenziata, che rischia di rappresentare per l'intero Mezzogiorno un'ulteriore, pesantissima mazzata, soprattutto per un sistema sanitario già fragile e caratterizzato da profonde diseguaglianze territoriali.
Su questo tema ho già scritto e mi sono espressa con chiarezza: l'autonomia nella quale ho sempre creduto è quella che restituisce potere, responsabilità e dignità ai territori, non quella che rischia di aumentare ulteriormente le distanze tra cittadini italiani.
La candidatura di Vannacci alle elezioni europee ha rappresentato, da questo punto di vista, un ulteriore momento di distanza politica e culturale. Non si tratta di una questione personale, ma della direzione politica che quella candidatura ha rappresentato e nella quale non mi sono riconosciuta».
Marsala è stato il punto di rottura
La candidatura di Giulia Adamo e la lista costruita da Turano e Lo Curto hanno rappresentato un altro banco di prova ma, secondo l'ex parlamentare, proprio lì si è consumata la rottura definitiva.
«Lì ho avuto la conferma di quanto fosse ormai profonda la distanza tra la mia storia, il mio elettorato e il progetto politico che Turano pretendeva di rappresentare.
Mentre sarebbe stato necessario costruire una lista seria, forte e rappresentativa del territorio, Turano ha scelto di concentrarsi sulla candidatura di soli uomini a sostegno della sua storica candidata».
La candidata sostenuta da Turano era Annalisa Trono, che in ogni competizione elettorale si è fermata sotto i 300 voti e che oggi si è allontanata da Turano per avvicinarsi a Stefano Pellegrino.
Lo Curto aggiunge:
«Una scelta che considero significativa anche alla luce di quanto era già accaduto in passato, quando la stessa candidata, fidandosi di Grillo, aveva scelto di correre nella lista Liberi anziché nella lista Udc che avevo personalmente organizzato.
L'elezione dell'avvocato Duilio Piccione, mio carissimo amico, al quale avevo chiesto il sacrificio della candidatura proprio per garantire il seggio alla lista, ha segnato il punto di non ritorno nei miei rapporti politici con Turano».
La promessa mancata delle dimissioni
Infine Lo Curto torna sulla promessa, a suo dire mai mantenuta, delle dimissioni da deputato regionale.
«Ancora una volta aveva promesso, quotidianamente e davanti a numerose persone, fino ad arrivare a garantirlo persino a Salvini, che si sarebbe dimesso. Ancora una volta quella promessa non è stata mantenuta.
I risultati restano, nonostante tutto.
In questi anni ho continuato a lavorare per la provincia di Trapani, indipendentemente dalle appartenenze e dalle convenienze politiche.
Da parlamentare regionale ho contribuito a far arrivare oltre 40 milioni di euro di investimenti sul territorio: dal finanziamento di Piazza Mameli a Marsala agli interventi per l'aeroporto di Birgi, fino a numerose opere pubbliche nei comuni della provincia. Sono risultati concreti che rivendico con orgoglio e che considero patrimonio del territorio, non di una singola parte politica».
Secondo Lo Curto, il suo percorso politico non è mai stato valorizzato.
«Anche il consenso elettorale racconta una storia precisa. Alle elezioni regionali del 2022, con oltre cinquemila preferenze, ho quasi raddoppiato il consenso personale ottenuto nella precedente esperienza elettorale. Un risultato che avrebbe dovuto essere valorizzato e che, invece, è stato sostanzialmente ignorato.
Le ultime elezioni amministrative hanno confermato il disagio di un elettorato che continua ad avere fiducia nella mia persona, ma non si riconosce più nel simbolo della Lega.
Non posso ignorare quel messaggio.
La lealtà, per me, non è mai stata fedeltà cieca a un partito. È fedeltà alla parola data, rispetto degli elettori e coerenza con la propria storia. Ed è proprio della mia lealtà e della mia chiarezza che vado fiera.
Non temo smentite, perché ho sempre avuto cura di poter dimostrare ciò che affermo».
La rottura definitiva
Con queste parole Lo Curto sancisce di fatto la rottura con la Lega.
«Per quanto mi riguarda, dunque, non devo alcuna spiegazione a Mimmo Turano né alla Lega.
Considerato, inoltre, che la Lega sembra avere più di qualche problema di consenso non soltanto in Sicilia ma anche a livello nazionale, mi permetto di dare a Turano un consiglio: se proprio vuole cercare una candidatura alle prossime elezioni politiche, forse farebbe bene a chiederla in un collegio del Nord.
Quella della candidatura alle Politiche è, del resto, l'ennesima promessa che Turano ripete nella speranza di riuscire a costruire una lista in provincia di Trapani per le prossime elezioni regionali. Una storia che, a forza di essere ripetuta, rischia ormai di diventare una barzelletta.
Io, invece, una certezza ce l'ho. Il mio futuro politico non prevede alcun rapporto con la Lega. Perché la mia storia politica viene prima di qualsiasi partito. E quella storia parla di Sicilia, autonomia, libertà, Europa, diritti e rispetto delle persone. Non ho intenzione di rinunciarvi per nessuna tessera di partito».
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